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I poveri ci evangelizzano facendoci uscire da noi stessi, mentre noi non li ascoltiamo. Giornata Mondiale dei Poveri, le parole di Impagliaz

19 Novembre 2018

POVERIPapa FrancescoMarco Impagliazzo

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“Io personalmente nella mia vita ho imparato tantissimo dai poveri soltanto ascoltandoli, perché uno dei grandi problemi è che noi non ascoltiamo i poveri, con la loro sapienza e le loro sofferenze, perché le loro storie hanno tanto da insegnarci. In secondo luogo perché ci evangelizzano facendoci uscire da noi stessi, dai nostri problemi e dall’egocentrismo, e ci mostrano che donare è la vera felicità”.

Lo afferma il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo in una intervista a Formiche.net, commentando la Giornata Mondiale dei Poveri indetta da Papa Francesco e festeggiata ieri in tutta la Chiesa, a partire dalle numerose associazioni che hanno risposto positivamente alla chiamata e dalla messa celebrata dal Pontefice nella Basilica di San Pietro, per seimila bisognosi, prima di pranzare con millecinquecento di loro nell’aula Paolo VI, serviti da una settantina di volontari.

“Come diceva il Papa nell’Angelus: la nostra vita ha valore se dona, non se accumula. Questa è una grande forma di evangelizzazione che noi possiamo vivere nell’incontro con i poveri e nel loro ascolto. Vivere per donare e trovare la felicità nel dono, e quindi il tema della gratuità: gratuitamente avete ricevuto e gratuitamente date. Il tema, di Gesù, del fatto che c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, ha così spiegato Impagliazzo nell’intervista.

“Naturalmente per la Chiesa i poveri sono i compagni di strada di ogni giorno, quindi non è che tutto si conclude in una giornata. Ma voler portare all’attenzione del mondo i poveri, per un giorno, accende una luce anche su tutto ciò che la Chiesa fa ogni giorno per i poveri. E c’è questo passaggio dall’essere un tema periferico a un tema centrale. Cioè il passaggio dei poveri dalla periferia al centro”, ha aggiunto il docente di storia contemporanea all’università di Roma Tre.
Impagliazzo nell’intervista con il quotidiano on-line della rivista Formiche ha poi spiegato, entrando nel merito delle parole del Pontefice pronunciate ieri all’Angelus o durante l’omelia della celebrazione in Vaticano, in cui ha elencato una per una quali sono le povertà, vecchie e nuove, che oggi affliggono la società, che “ci sono tanti poveri, ed è giusto parlare di poveri e non di povertà, perché sono persone, con una storia, con tante vicende di sofferenze”. “Oggi i poveri sono gli anziani soli o scartati, che vivono gli ultimi anni della loro vita nella solitudine, dopo che invece hanno costruito tanto per loro stessi e per le loro famiglie”, ha detto il docente.
“I poveri sono i bambini, i tantissimi che in Italia abbandonano la scuola precocemente, quelli che nel mondo soffrono ancora di fame e di sete, di violenze e di abusi, e i bambini costretti a fuggire dalle loro terre. I poveri sono le persone che nella crisi della famiglia di oggi, e della disoccupazione nel mondo del lavoro, sono finiti per strada, per tante vicende personali e che sono tanti. I poveri sono i Rom che vivono ancora nei campi Rom in situazioni di grande degrado. I poveri sono i rifugiati, i profughi che noi non accogliamo”.

“Quindi c’è tanto da fare, ma non bisogna essere fatalisti e dire che la situazione è talmente grave che non si può fare niente”, è la chiosa. “Io ripeterei ciò che diceva Giovanni Paolo II: tutto può cambiare, dipende anche da noi”. Entrando invece nel merito delle soluzioni per affrontare concretamente questa problematica, quindi con interventi di natura politiche o proposte di tipo sociale e civico, il presidente della Comunità di Sant’Egidio ha affermato: “io credo che un primo problema sia quello di dare più valore alla scuola e di dare più possibilità ai giovani di studiare. Il nostro paese in Europa è ultimo per numero di laureati. C’è un certo abbandono scolastico che certamente non favorisce la promozione dei giovani, perché la cultura e lo studio favorisce non soltanto la formazione ma anche l’uscita da forme di povertà”.

“In secondo luogo bisogna porsi il problema di che cosa significa oggi creare soluzioni lavorative”, ha infine aggiunto Impagliazzo. “Ci si sta provando con il reddito di inclusione o con altri sistemi ma comunque il sistema va riformato nel senso di ricordarci che la nostra società ha una responsabilità verso chi viene dopo, e non soltanto verso chi oggi ha le leve del potere e che ha una certa età, di persone adulte o anziane. E poi lavorare sui temi della custodia del creato: quale mondo noi lasceremo ai nostri giovani se non badiamo oggi ai temi ecologici. Quindi la politica ha molti campi su cui lavorare: dall’istruzione all’ecologia fino al mondo del lavoro”.
 


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