Quel silenzio assordante sulla vita degli anziani

27 Dicembre 2018

AnzianiNapoliSolitudine

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C’è una storia di Natale che in questi giorni è rimasta un po’ nascosta,  che non ha trovato molto spazio nei notiziari o sui  siti web.  E’ la storia di una novantenne di Marano che  la sera della vigilia di Natale si è sentita sola e abbandonata e allora ha pensato di chiamare i carabinieri per avere un po’ di compagnia. «Voglio solo parlare un po', sono sola, i miei figli sono lontani», ha detto al militare dell'Arma che ha risposto al centralino. Chissà, forse sarà stata assalita da una terribile nostalgia, le saranno venuti alla mente i tempi in cui  preparava il cenone per la sua famiglia, quando l’atmosfera e i preparativi per il Natale riempivano di allegria la sua casa.
Oggi perchè fare l’albero e il presepe se poi non c’è nessuno a cui mostrarlo?
La solitudine è uno dei principali nemici degli anziani. Un nemico che si manifesta soprattutto durante le giornate di festa o d’estate, quando le città si svuotano.
Nel luglio scorso  un‘altra ultranovantenne di Napoli ha telefonato al 113 dicendo di aver subito una rapina in casa sua, ma gli agenti accorsi presso la sua abitazione hanno trovato tutto in ordine. Poi l’anziana donna ha ammesso che si trattava di una messainscena: “perdonatemi sono sola e non esco di casa da un mese, vi prego portatemi a fare una passeggiata”, ha confessato ai poliziotti che poi l’hanno accontentata nel suo desiderio.
In Italia l’aspettativa di vita è in aumento, tra il 2010 e il 2017 la popolazione anziana è cresciuta dell’11 per cento. Anche a Napoli, città tradizionalmente giovane, i vecchi sono quasi duecentomila, circa il 18 per cento della popolazione. Si prevede che fra un decennio diventeranno almeno il 20. Quelli che hanno più di 85 anni sono circa diciottomila, quasi diecimila quelli che vivono da soli. 

Eppure sulla loro condizione e sui servizi ad essi dedicati è sceso un assordante silenzio.
Come vivono gli anziani napoletani? Quali opportunità vengono date a chi si trova da solo a dover affrontare tutte le difficoltà che l’invecchiamento comporta?
Purtroppo dobbiamo riscontrare un arretramento dei servizi offerti alla terza età: tempi lunghi di attesa per usufruire dell’assistenza domiciliare con il pagamento di un ticket se si supera una soglia di reddito, scarsissime possibilità di poter andare nei mini appartamenti previsti per chi è avanti negli anni, soppressione del servizio dei pony-express e potremmo continuare.   Per non parlare dell’assistenza medica con tutta una serie di difficoltà logistiche e la burocrazia che rende la vita ancora più faticosa. Solo per fare un esempio per prenotare una visita geriatrica domiciliare un anziano della Sanità deve raggiungere la Doganella, mentre chi abita  nel Centro storico deve arrivare a piazza Nazionale.
L’invecchiamento della popolazione in un tempo di tagli al welfare e di scarsità di risorse economiche richiede nuove politiche di sostegno e nuovi modelli assistenziali.
C’è bisogno di un’assistenza domiciliare leggera, flessibile, che personalizzi gli interventi, che dia risposte diversificate per le differenti esigenze, che prevenga il deterioramento della vita degli anziani e la conseguente istituzionalizzazione e che quindi sia anche fonte di risparmio per il welfare. Si tratta di costruire una rete attorno alla persona, promuovendo una sinergia virtuosa tra servizi pubblici e privati, tra volontariato,  parenti, negozianti, parrocchie e vicinato.
Ma c’è bisogno di chi sappia e voglia attivare questa rete di sostegno, chi diventi promotore di una azione innovativa e determinata. Purtroppo gli anziani appaiono come un popolo di ombre che non ha voce e che sembra non interessare nessuno. Con le pensioni con cui non riescono a sopravvivere sono sempre più poveri, soli e malati.  Anche avere i figli può non preservare dalla solitudine.
Nel frattempo sarebbe interessante avere un quadro delle opportunità esistenti, del numero di utenti seguiti e del budget impiegato per i servizi per la terza età. Capire lo stato dell’assistenza per gli anziani della città, dati su cui non ci sono molte notizie.
A Marano i carabinieri, commossi dal racconto dell'anziana, sono andati a casa sua per accontentarla in quell'inconsueta richiesta. Deve essersi sentita rinfrancata la donna che così ha potuto trascorrere il Natale in compagnia dei militari, almeno per qualche ora. Questa storia ci fa capire che nel tempo dove l’emarginazione sembra la grande protagonista della vita degli uomini, ciascuno può fare qualcosa per rendere meno amaro un giorno di festa e alleviare una solitudine che diventa sempre più intollerabile.

 


[ Antonio Mattone ]