L'arte dei disabili in mostra. Un mondo di invisibili popola il Vittoriano

15 Febbraio 2019

ArtePersone con disabilità

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Sarà esposta fino a domenica alle Gallerie Sacconi del Vittoriano, a Roma, la mostra "Inclusion/Exclusion" dei Laboratori d'arte della Comunità di Sant'Egidio. Le opere del brasiliano César Meneghetti e di 52 artisti con disabilità guidano il pubblico a riflettere sui processi contrapposti di esclusione e inclusione, isolamento/integrazione, indifferenza/solidarietà, respingimento/accoglienza. Giunge così la voce di chi, liberato dallo "scarto"- per citare Papa Francesco - ha compreso e rappresentato l'esclusione dell'altro. L'istallazione "Borderlands; video-icona poetica e struggente, "mette in scena" (con 3.139 barchette di carta) la scomparsa dei profughi morti nel solo 2017 nel tentativo di raggiungere l'Europa. Sulle onde di un mare plumbeo appaiono a uno a uno i nomi dei sommersi", così da sottrarre migliaia di invisibili all'oblio. Memoria, dunque, e valore del nome: quelli numerosi dei bambini, marcati in rosso, conferiscono all'opera un'acuta sonorità che commuove e interpella. In dialettico contrasto con "Borderlands", è l'opera "Me/We": in un gioco di proiezioni e "riflessioni", generato da superfici a specchio e dosate illuminazioni, l'individualità dell'Io si rispecchia aprendosi nel Noi e l'unità del Noi riflessa nell'Io invita a includere tutti e ciascuno. Del resto, Zygmunt Bauman ha riassunto la storia dell'umanità come una progressiva "espansione" del noi. La consapevolezza dei drammi provocati da identità che si autodefiniscono in contrapposizione agli altri è condensata in Inclusion/Exclusion, sequenza di inquietanti frammenti visivi di conflitti armati, atti terroristici, violenze razziste, ingiustizie di ogni genere, quasi una versione contemporanea dei Disastri della guerra di Goya. La mostra indaga sulle cause di esclusione e sui possibili processi di inclusione, come quelli messi in atto per iniziativa della Comunità di Sant'Egidio. A fronte dei temi della guerra, dell'antisemitismo, del razzismo, dell'abbandono delle periferie o dell'inaccoglienza, gli artisti con disabilità manifestano senza rivendicazioni il loro punto di vista sui problemi del mondo contemporaneo infrangendo il muro del pregiudizio, concependo l'operazione artistica come atto di conoscenza e di relazione con la complessità, quindi un'azione critica che rivela con empatia e ironia la verità delle cose e ne propone il cambiamento.

Suggerendo la necessità di adeguate politiche migratorie, l'opera "Corridoi umanitari" raffigura il progetto-pilota ideato da Sant'Egidio con una sorta di diagramma di luoghi e situazioni contrastanti che traduce visivamente la "lineare" fattibilità di un percorso che salva i profughi dall'abisso dei conflitti. L'opera "Fatou, Pacem, Anamaria, Cacada, Seny, Helen, Maureen...le donne cambiano l'Africa", con un contrappunto tra evanescenti sagome femminili e compiute forme cromatiche, rappresenta la dignità di donne che hanno vinto lo stigma dell'Aids e sono divenute protagoniste dello sviluppo dei propri Paesi grazie al programma Dream. Invece "Bravo birth registration for all versus oblivion", ricorda il 'Diritto al nome" sancito dagli ordinamenti giuridici statuali e internazionali, ancora largamente disatteso in vaste regioni del mondo. Le anonime semisfere di cera che in progressione acquistano toni cromatici suggeriscono gli effetti liberanti dell'iscrizione anagrafica, che fa "nascere legalmente" migliaia di bambini. Quello di Inclusion/Exclusion" è un mondo di invisibili che vengono resi visibili, di senza voce che riacquistano la parola: dai senza dimora ai disabili, dagli internati negli ospedali psichiatrici agli anziani istituzionalizzati.


[ Zuccari Alessandro ]