I morti invisibili di Genova una messa per ricordarli

18 Febbraio 2019

Senza fissa dimoraGenovaEmergenza Freddo

Alla chiesa della Annunziata il ricordo della Comunità di Sant'Egidio per i senza dimora del capoluogo

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Una messa per i senza dimora morti per strada: si è rinnovata la tradizione istituita dalla Comunità di S.Egidio che si è ritrovata assieme a tanti homeless nella basilica dell'Annunziata per ricordare chi, senza un tetto né una famiglia, è morto per strada.
«A Genova sono circa mille le persone senza tetto, 250 delle quali vive ancora per strada mentre per 300 ci sono alloggi di fortuna, case inagibili e scantinati. Tutti gli altri trovano posto in circa 350 dormitori», spiega Sergio Casali della Comunità di Sant'Egidio. Negli ultimi 25 anni, a Genova sono morte circa 140 persone per il freddo o per la durezza della vita di strada, per esempio per malattie contratte in strada come la polmonite, sette nell'ultimo anno.
«I senza dimora in Italia rischiano un aumento nei prossimi mesi anche per il nuovo decreto sicurezza - spiega Casali - e con la fine della protezione umanitaria si crea una fascia più larga di irregolarità che rischia di aumentare anche la precarietà alloggiativa. Numerosi sindaci hanno già lanciato un grido di allarme sugli effetti delle nuove norme».
Durante l'inverno, la Comunità di Sant'Egidio "ha intensificato e ampliato i giri di strada con consegna di cibo caldo, coperte sacchi a pelo e con una presenza più continuativa e capillare su tutto il territorio genovese, grazie anche alla collaborazione di tanti cittadini che segnalano la presenza di senza dimora nel loro quartiere. È una sensibilità che abbiamo sentito crescere negli ultimi anni e che permette un rapido avvicinamento e il conseguente aiuto di queste persone".
Durante la messa, ci sono stati momenti commoventi, come quando alcuni senza tetto hanno scritto su un librone i nomi dei loro amici morti. «Persone che magari neppure conoscevamo, perché chi muore per strada è un "invisibile". C'è la città di giorno, fatta di professionisti, e quella di notte, che nessuno vede o non vuol vedere».
Il Comune fa abbastanza per aiutare i senza tetto? «Questa amministrazione, ma anche le altre, partecipa, prova a dare una mano facendo rete con un supporto, per esempio, nell'emergenza freddo».
Nella basilica dell'Annunziata sono stati letti tutti i nomi dei homeless morti per strada. «È stato un momento importante - spiega Casali -, ma è stata importante anche la presenza di tanti cittadini che sentono di dover aiutare chi non ha più una casa».
Come si può aiutare chi vive ai margini? «Quante volte ci capita di passare davanti a una di queste persone, magari sempre la stessa? Se vediamo che è in difficoltà, ma magari non te la senti di avvicinarti o parlarle, basta una telefonata alla nostra comunità o ad altre o semplicemente al 112. Così è possibile salvare una vita».
L'accresciuta attenzione a chi vive in strada è dimostrata anche dalla risposta degli studenti universitari. «Hanno raccolto centinaia di coperte - conclude Casali - e questo risultato ci ha stupiti. Inoltre, molti ragazzi ci hanno chiesto di poter venire con noi a fare volontariato».


[ Stefano Origone ]