Nuovi percorsi di amicizia per gli ebrei e i cristiani. Riflessione di Ambrogio Spreafico

16 Gennaio 2020

EbraismoCristianesimo

Iniziativa. La «XXXI giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo», che si celebra domani, si propone di favorire il rafforzamento dei rapporti fraterni

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Caro direttore, le manifestazioni di antisemitismo, diventate in Europa e in Italia un fenomeno preoccupante per la loro diffusione, non possono non inquietare chi ha una coscienza avvertita della storia e delle sfide del nostro tempo. È questo lo sfondo che quest'anno dà particolare valore alla «XXXI giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei che la Chiesa cattolica Italiana celebra il 17 gennaio. Quando, il 13 aprile 1986, Giovanni Paolo Il visitò la sinagoga di Roma, si disse che il Papa polacco compiva il suo viaggio più breve e più lungo al tempo stesso: breve per la poca distanza tra il Vaticano e il Tempio Maggiore degli ebrei di Roma, lungo perché attraversava e superava molti secoli di inimicizia.
Fu un fatto storico, suggellato dall'abbraccio tra Wojtyla e il rabbino capo Elio Toaff, le immagini di quell’abbraccio sono una delle più importanti icone religiose del Novecento.
Qualche anno più tardi, nel 1989, la Conferenza Episcopale Italiana ha istituito la giornata che si celebra il 17 gennaio e che ha il senso di favorire rapporti fraterni e una vera e propria cultura dell'amicizia.
Per combattere l'odio e il pregiudizio, infatti, non bastano dichiarazioni di principio, ma occorrono percorsi concreti e tenaci di dialogo e di amicizia
Quest'anno cristiani ed ebrei riflettono insieme sul Cantico dei Cantici, con un sussidio che riporta un commento ebraico e uno cristiano al testo. Anche riconoscere la profondità spirituale dell’altro e la validità della sua lettura delle Scritture è un passo concreto indispensabile. Ed è un percorso che la Chiesa ha vissuto nel ‘900, La celebre affermazione di Pio XI, che di fronte alle leggi antisemite del fascismo disse «noi siamo spiritualmente semiti», fu il primo momento di presa di distanza dall'odio antiebraico. Quella frase esprimeva il tormento dell'anziano Papa di fronte all'antisemitismo, anche se la Chiesa, in quel drammatico 1938, perse l’occasione di condannare ufficialmente le leggi razziste del fascismo.
Tuttavia durante la Seconda guerra mondiale, quando gli ebrei furono deportati e sterminati, la resistenza della Chiesa a Roma e in Italia si manifestò nell'ospitalità e nell'asilo ai perseguitati, con migliaia di ebrei accolti e salvati in Istituti religiosi e parrocchie.
Fu soprattutto il Concilio Vaticano II a modificare nel profondo l'insegnamento cattolico sugli ebrei, riconoscendo la validità perenne dell'alleanza di Dio con Israele quella che Giovanni Paolo II avrebbe poi definito l'alleanza mai revocata se dunque superando la teologia della sostituzione che fin dai primi secoli dell'era cristiana aveva teso a considerare il Primo Testamento e l’economia salvifica lì delineata come definitivamente superata da Gesù, con l'idea che la rivelazione cristiana avrebbe non solo compiuto, ma anche annullato quella ebraica.
Giovanni XXIII è stato il Papa della svolta nei rapporti con l'ebraismo, sostenuto e incoraggiato da personalità che, accanto a lui, hanno scritto la storia di quel cambiamento: dallo storico ebreo francese Jules Isaac, autore di opere fondamentali sull'antisemitismo e la Chiesa, a Giorgio La Pira, che introdusse in Italia le amicizie ebraico-cristiane. Il riconoscimento del valore perenne delle Scritture ebraiche e dell'alleanza con il popolo d'Israele, con il Concilio Vaticano II e il magistero dei Papi dopo di esso, è stato un passaggio fondamentale per inaugurare una nuova stagione di amicizia tra cattolici ed ebrei.
Oggi la Chiesa cattolica dopo aver rinnegato quello che Jules Isaac chiamava l'insegnamento del disprezzo, ovvero il secolare sentimento antiebraico che permeava testi, catechesi, riti liturgici, e che faceva da sfondo a provvedimenti contro gli ebrei, continua a interrogarsi sui passi da compiere. Peraltro, il superamento di quell'insegnamento è opera da compiere: ancora oggi molti testi di autori cristiani, anche dedicati alla catechesi, non sono privi di imprecisioni sugli ebrei.
C'è bisogno di aprire nuovi percorsi di amicizia tra ebrei e cristiani, di far crescere i tanti rapporti che si sono intessuti in questi ultimi decenni. Comune è l'impegno a educare la società italiana a superare ogni forma di pregiudizio antiebraico, ma anche ogni forma di discriminazione e di
odio. Lo ha ricordato papa Francesco «Il Concilio, con la Dichiarazione Nostra aetate, ha tracciato la via: ‘sì’ alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo, ‘no’ ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria».
Ambrogio Spreafico

Presidente della Commissione della CEI per l’ecumenismo e il dialogo
 

Il sussidio per la XXXI Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

 

(foto di In Terris)


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