La fraternità ai tempi del coronavirus

27 Febbraio 2020

Novaracoronavirus

Tra i vari impegni la mensa dei poveri, la cura degli anziani e la scuola della pace

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In questa settimana di maggiore isolamento sono molte realtà che hanno dovuto correre ai ripari e trovare delle soluzioni alternative per proseguire le proprie attività. Tra queste vi è sicuramente la comunità di Sant`Egidio che da anni porta avanti iniziative rivolte alla tutela della solidarietà e degli "ultimi".

Tra i molti impegni della Comunità vi sono la scuola di Italiano che viene impartita ai ragazzi stranieri, la mensa dei poveri che con regolarità sfama molti senza tetto e persone in difficoltà sul territorio (vengono serviti un centinaio di pasti per quattro sere alla settimana: martedì, giovedì, venerdì e sabato sera) e la cura della solitudine degli anziani.

Daniela Sironi, responsabile e fondatrice della comunità di Sant'Egidio a Novara, si è resa disponibile per una breve chiacchierata così da analizzare la situazione con uno sguardo attento e rasserenante. «Credo che, per conservare l'equilibrio delle proporzioni, sia importante chiedersi chi è più colpito dalle necessità poste dalle varie ordinanze. Guardare l'emergenza Coronavirus dalla parte di chi è più fragile ci aiuta a non perdere la bussola per cui sicuramente il fatto di soccorrere le debolezze e il bisogno degli altri ci fa riflettere anche su quanto possibile fare senza disobbedire alle ordinanze che hanno carattere vincolante.

Noi non abbiamo chiuso la mensa per i poveri, facciamo uno scorrimento più veloce, ma è un punto di riferimento troppo importante. Abbiamo cambiato il tipo di servizio, ci siamo concentrati sugli anziani che sono a casa, perché gli istituti hanno deciso di annullare le visite. Questo comporta un grande rischio di solitudine che si aggiunge a quello quotidiano, per questi anziani possiamo soltanto pregare. Chi è a casa è molto confuso e vive di paure e angosce, si creano forme eccessive di precauzione; allora visitare, tenere un legame diventa importante anche per rasserenare e non solo per venire incontro alle esigenze reali.

Penso ai bambini delle scuole della pace che hanno davanti a loro lunghi giorni senza scuola che è un po' la loro casa. Non tutti i genitori possono restare a casa e non tutti sono in grado di aiutare i loro figli a superare la noia, il disagio, la mancanza di un ordine nelle giornate. Per questo cerchiamo di fare iniziative a piccoli gruppi, di andare a trovarli, di giocare, di fare i compiti, cerchiamo di fare la scuola della pace in maniera diversa mantenendo i rapporti. Il rischio è che diventiamo una città triste e rassegnata, dobbiamo vincerlo dimostrando di essere più fraterni. Ci rimane il messaggio che non c'è nessuna prova, nemmeno una di questo genere, che non sia di fraternità e della tenuta della fraternità, non deve solo mantenersi, ma crescere e quindi questo momento deve diventare un'opportunità per incontri e visite personali».


[ Stefano Grazioli ]