Se i senzatetto perdono anche il diritto al cibo

18 Marzo 2020

NapoliSenza fissa dimoracoronavirus

Condividi su


Restate a casa! E’ l’appello che incessantemente ci viene ripetuto in queste ore per scongiurare il diffondersi del contagio da coronavirus.  Tuttavia, c’è un piccolo popolo che non può rispondere a questo sacrosanto invito, semplicemente per il fatto che una casa non ce l’ha. A Napoli sono tra i millecinquecento e i duemila i senza  fissa dimora che all’improvviso si sono ritrovati i soli a girovagare per le strade della città senza dovere, o meglio potere esibire un permesso. L’autocertificazione per chi è in giro “per motivi di necessità” è la loro condizione di senzatetto  che non possono rifugiarsi in nessuna dimora per sfuggire alla propagazione del Covid-19, per cui oggi sono diventati tra i soggetti più esposti. Inaspettatamente divenuti padroni di intere vie e piazze dall’aspetto spettrale, restano protagonisti del nulla. Con i bar e i negozi chiusi non possono comprare acqua per dissetarsi o un prendere un caffè, unico conforto di una giornata grama, che riuscivano a procurarsi grazie alla carità di qualche passante.  Qualcuno si ostina a chiedere l’elemosina, forse più che per racimolare qualche spicciolo, per incrociare sguardi e volti, in uno scenario diventato desolante e insopportabile anche per loro.

In questi giorni i clochard sono ancora più isolati e abbandonati, cittadini di serie C, non hanno avuto nessuna attenzione dalle istituzioni. Le mense sono chiuse, quelle poche funzionanti distribuiscono solo cestini con panini e frutta. Gli esigui presidi dove potevano fare le docce sono sbarrati, e i centri di accoglienza notturni non accettano nuovi ingressi. Anche i volontari che andavano in giro per portare da mangiare sono diminuiti, la paura del contagio ha colpito anche loro. Quelli che eroicamente, ma con tutte le precauzioni previste, continuano ad andarci, raccontano di aver incontrato persone spaventate e affamate. “Ho paura, ho paura!” ha gridato Ciro quando ha visto venire una volontaria che tutti i venerdì passa a Campi Flegrei a distribuire panini. Poi ha ringraziato e le ha mandato tante benedizioni, non si aspettava di vederla comparire nella desolazione totale della città.  Sono rispettosi e si mantengono a distanza, chiedono mascherine e gel disinfettanti che possano proteggerli dal virus. Per alcuni di loro la malattia è stata l’inizio della sventura, in una sequenza di avvenimenti che li ha portati prima a perdere il lavoro, poi la famiglia e la casa, fino a trascinarli nel baratro della povertà. Qualcuno, mentre dormiva, è stato inondato dai getti di un camion che stava disinfestando una strada. Certo non era quello l’aiuto che si aspettava per evitare l’infezione. Uno straniero stava addentando una carota marcia, ma appena un suo compagno di sventura l’ha avvisato dell’arrivo dei volontari con il cibo l’ha lanciata in aria e si è avvicinato affamato ma con discrezione in attesa del pasto. Alcuni clochard chiedono di avere bottigline vuote per riempirle d’acqua per quando non passerà nessuno e doppie razioni di alimenti. Purtroppo, durante una distribuzione, è accaduto che i cestini erano finiti, e qualcuno è rimasto senza   mangiare.  Una stretta al cuore ha preso i ragazzi che hanno dovuto dire che non c’era cibo per tutti, però non si sono persi d’animo e hanno chiesto a parenti e amici una mano e così è nata una gara di solidarietà che ha coinvolto tanti che da casa hanno cominciato a preparare panini a più non posso. Forse la scena più commovente è stata quella di un’anziana che nei pressi di Mergellina è scesa di casa per portare un pasto a un barbone che stazionava nei pressi della sua abitazione. Scene di disperazione e di solidarietà che si mischiano in una città che non si vuole rassegnare al contagio dell’indifferenza.

Oggi la vita dei senzatetto si è fatta ancora più dura. Si devono rifugiare per proteggersi dal coronavirus, temono che i controlli delle forze dell’ordine li trovino per strada, vedono ridursi il flusso di aiuto che già prima dell’esplosione dell’epidemia non era sufficiente. il commissario Borrelli aveva chiesto alle Regioni e ai Comuni di organizzare delle strutture di assistenza per loro, ma finora non se ne vede l’ombra. Speriamo che quando tutto tornerà come prima, almeno per chi è costretto a vivere per strada, niente sarà più come prima.

 

 


[ Antonio Mattone ]