Il Nuovo Levante

Mascherine glamour per aiutare i senza tetto

20 Marzo 2020

Genovacoronavirus

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Sgargianti e variopinte per le signore, sobrie e dalle linee classiche per gli uomini. A ideare una creativa soluzione fai da te alla perdurante carenza di mascherine ci ha pensato la rapallese Paola Franchi. «Lavoro nel settore abbigliamento, realizzo costumi da bagno e in cantina avevo diversi scampoli di tessuto inutilizzato - racconta - Per rendermi utile e passare il tempo in queste giornate casalinghe ho così deciso di avviare la mia piccola produzione di mascherine, in modo da sopperire - nel mio piccolo - alle esigenze di chi deve uscire di casa per la spesa o recarsi al lavoro». Una cinquantina i pezzi prodotti in soli pochi giorni e immediatamente distribuiti ai beneficiari ricorrendo a "consegne volanti" dal balcone o attraverso la cassetta pubblicitaria condominiale. La realizzazione è relativamente semplice per chi, come lei, ha manualità e fantasia:
tessuti leziosi all'esterno, un materiale plastico all'interno e fettucce elastiche per indossarle. Il tutto cucito insieme, in modo da realizzare una tasca in cui poter alloggiare ulteriori protezioni filtranti: «Non so quali siano i parametri per una mascherina sicura al 100%, ma credo siano comunque più efficaci di una sciarpa al viso o di un semplice fazzoletto alla bocca». Nessuna speculazione, sia chiaro: Paola le cede gratuitamente chiedendo solo - a chi lo desidera - un'offerta libera che devolverà alla Comunità di Sant'Egidio di cui è volontaria. «In questo periodo saremmo stati impegnati nella distribuzione delle uova pasquali - racconta - Ne abbiamo circa 500 in sede che ormai temo resteranno invendute. Se qualcuno volesse devolvere un contributo potremmo mitigare in parte il mancato introito e proseguire le nostre attività». «In questo momento, in cui paradossalmente ne avrebbero più bisogno (vista anche la chiusura forzata della mensa parrocchiale - ndr) non possiamo stare vicini ai nostri amici senza tetto. Penso a quei nostri abituali incontri del martedì e venerdì in cui offriamo loro un caffè, ci fermiamo a fare due chiacchiere di conforto e ci rendiamo disponibili se hanno bisogno di medici o di essere accompagnati da qualche parte. Ora, come è ovvio, non possiamo più farlo, ma ritorneremo!».
 


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