Spesa sospesa: così si combatte contro la fame

29 Aprile 2020

Genovacoronavirus

Condividi su


Due volontarie bussano alla porta di una casa popolare, al Cep. Apre un'anziana signora: in lacrime. “Sono due giorni che non mangio niente ". Dietro questo episodio, racconta Sergio Casali della Comunità di Sant'Egidio, "si rivela tutta una trama di sofferenze che non è ancora emersa del tutto. Perché il vero nodo, adesso, è quello della fame". La risposta, però, è stata altrettanto sorprendente. Intanto, l'aumento di volontari: in un mese, sono stati 850 a dare una mano alla Comunità di Sant'Egidio e di questi 150 sono nuovi. Lo sforzo della Comunità, infatti si è moltiplicato, ma anche i sostegni, da più parti, si sono rivelati reattivi. Le grandi catene di distribuzione, ad esempio hanno aderito alla Spesa sospesa, definizione che sembra uno scioglilingua e che evoca la pratica del caffè sospeso, emblema della generosità partenopea: ebbene, a Genova l’iniziativa è in corso in otto punti vendita Pam, in 24 supermercati Carrefour e negli In's Mercato, oltre a vari singoli market, come Conad a Cornigliano.
Una volta a settimana, i volontari di Sant'Egidio si recano sul posto, vanno a recuperare tutte le casse di spesa donata e le distribuisco a chi ne ha più bisogno: soprattutto nei quartieri Cep, di Begato, di Cornigliano, in Valbisagno.
 L'emergenza sanitaria, Infatti, sta portando alla luce un nuovo contagio, altrettanto aggressivo, che fa emergere un universo inedito di povertà, il quale si incominciano soltanto ad intuire i contorni. Il postulato è semplice: chi stava male, adesso sta peggio. E chi viveva in bilico, arrivando a fine mese a fatica, ora scivola sempre più giù, sotto la soglia di povertà: ci sono i lavoratori saltuari, colf, badanti, persone con pensione di invalidità che veniva arricchita da piccoli impieghi in nero. Titolari di piccole attività che stavano ancora pagando il mutuo, e si ritrovano senza introiti, con dipendenti da pagare e la merce che deperisce. Famiglie per le quali la pensione del genitore anziano era l'unica fonte di sostentamento, e adesso quel genitore non c'è più. Una platea sempre più vasta, della quale si inizierà a valutare la portata solo tra qualche mese: mentre i rischi sociali sono incombenti.
“Quando finirà il lockdown, prevediamo che molte persone si recheranno da noi per chiedere aiuto - spiega Sergio Casali - dunque, le domande aumenteranno ancora. Ma in questo momento così grave, assistiamo anche all’esplosione di generosità di tantissimi. La Società Generali Mercati, per esempio fin dall’inizio della pandemia, ogni settimana regala la frutta da destinare ai pasti serali distribuiti da Sant'Egidio nel giro notturno per le stazioni ferroviarie, dove dormono tanto senza dimora. Parliamo di seicento frutti a settimana, duemilaquattrocento al mese. Poi, ci sono donazioni delle singole aziende: il pesto di Pra’ e lo yogurt, le colombe pasquali e gli ovetti di cioccolato. e poi singoli gesti. “La signora che ci porta il sacchetto, o la mamma che organizza una raccolta nel suo quartiere o nel suo palazzo - continua Casali -  Ecco credo che se c'è una confusione comprensibile nella gestione di questa emergenza, in parallelo si vede rinascere tra la gente una passione civile,. la voglia di dare il proprio contributo per il bene comune. E’ come se ciascuno riscoprisse una nota eroica in questo frangente della vita, mettendosi a disposizione per gli altri”.
 


[ Erica Manna ]