Emergenza senza fine a Cabo Delgado. Nella crisi in Mozambico l'aiuto della Comunità di Sant'Egidio

29 Luglio 2021

Mozambico
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Quando si parla di profughi o sfollati non ci si rende mai conto che la maggior parte è costituita da bambini e donne. È quanto sta accadendo anche nella crisi umanitaria dimenticata a Cabo Delgado, la provincia settentrionale del Mozambico presa di mira da attacchi terroristici di matrice jihadista dal 2017. Le cifre ufficiali dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr) contano 732 mila persone costrette dalle violenze ad abbandonare le proprie abitazioni, di cui circa la metà, 335 mila, sono bambini. Con le donne si arriva al 70 per cento del totale.

Dall'inizio della crisi sono almeno duemilacinquecento le vittime di una violenza cruenta. Migliaia di famiglie hanno cercato rifugio nelle province di Nampula, Niassa e Zambézia. Scappano impauriti senza documenti, con poche cose, e si rifugiano presso amici e parenti, oppure si accampano in condizioni disperate al confine con la Tanzania: trascorrono le notti all'aperto in un clima estremamente freddo, senza un riparo né coperte.

Solo il 10 per cento degli sfollati interni riesce a ricevere aiuti umanitari nei campi attrezzati gestiti dalle organizzazioni internazionali, anche perché l'Unhcr non riesce ad avere accesso ad alcune zone. «Nonostante gli sforzi delle autorità e della comunità umanitaria - riferisce l'agenzia Onu - i bisogni degli sfollati superano considerevolmente la capacità di assistenza disponibile da parte del governo e delle agenzie umanitarie». Pochi giorni fa un'imbarcazione sovraccarica di aiuti alimentari del Programma alimentare mondiale (Pam) si è perfino capovolta, provocando dodici vittime, tra la città costiera di Pemba e l'isola di Ibo, che dall'inizio della crisi ha accolto circa 30 mila sfollati.

Per gli altri c'è solo una mobilitazione solidale da parte di parrocchie, missionari, associazioni e realtà di diverse confessioni e religioni, almeno per distribuire cibo e beni essenziali. Aiuti che arrivano anche in barca a vela, via mare e fiume, perché le strade sono impervie o pericolose. Però è ancora una piccola goccia nel mare rispetto alle enormi necessità della popolazione.

A contribuire ad alleviare la sofferenza degli sfollati è stato anche il presidente del Portogallo, Marcelo Rebelo de Sousa, che ha annunciato la decisione di devolvere a Caritas Mozambico e alle ong impegnate negli aiuti umanitari trentamila euro di un premio ricevuto quest'anno. Cabo Delgado è una delle zone più ricche di giacimenti di gas e risorse minerarie, sfruttate da grandi compagnie multinazionali, mentre la popolazione è deprivata di servizi sociali e sanitari e non ne beneficia affatto: al contrario è uno dei territori più poveri e depressi del Mozambico. Su questa situazione si è innestata una strategia estremista che ha trovato terreno fertile e favorito la ribellione, mirata al controllo del territorio e delle ricchezze in maniera violenta. Villaggi attaccati e incendiati, sparatorie notturne, rapimenti di bambini e donne, reclutamenti forzati di giovani. Don Kwiriwi Fonseca, responsabile comunicazione della diocesi di Pemba, ha riferito ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) di centinaia di rapimenti: «I terroristi usano questi bambini e li addestrano con la forza a combattere nelle loro truppe, mentre le ragazze vengono violentate e costrette a diventare le loro "spose"». Secondo Save the children, negli ultimi due mesi sono stati rapiti almeno 51 minori, la maggior parte bambine. Molti rimangono orfani e assistono a scene drammatiche.

Un appello «per non dimenticare la popolazione del Mozambico» è stato lanciato nei giorni scorsi anche dalla Comunità di Sant'Egidio, storicamente legata al Mozambico dagli anni Ottanta ed è presente in 140 città e villaggi, tra cui la provincia di Cabo Delgado. È attiva da anni con il programma Dream per la cura dell'aids e ultimamente anche per altre iniziative per la diagnostica anti-covid. Perfino molti membri della Comunità hanno dovuto abbandonare le loro case e rifugiarsi a Mocimboa, da Praia, Mbau, Muatide, Muidumbe, Lyautua. A Mbau durante gli attacchi al villaggio sono stati uccisi otto membri di Sant'Egidio fra settembre e ottobre 2018; un altro giovane della Comunità ha perso la vita nel giugno 2020 nell'attacco a Mocimboa da Praia. «In questi mesi abbiamo cercato di rispondere alla crescente domanda degli sfollati interni e distribuito più di cento tonnellate di cibo, ma anche mascherine, sapone, vestiti, coperte a 25 mila persone», ha detto in conferenza stampa don Angelo Romano, della Comunità di Sant'Egidio: «Oltre mille persone sono state assistite per ricongiungersi con i familiari in aree più sicure, altre a ricollocarsi in zone più tranquille, donando loro una casa e un terreno da coltivare, con sementi e attrezzi agricoli, per aiutarli a ricostruirsi una vita in autonomia».

Sono passati quasi trent'anni dalla firma degli accordi di Roma, raggiunti il 4 ottobre 1992 grazie appunto alla mediazione di Sant'Egidio, che posero fine ad un lungo conflitto interno con un milione di morti e distruzione ovunque. Nel frattempo sono state ricostruite le infrastrutture, è aumentata la speranza di vita e una intera generazione è nata in tempo di pace. I legami con l'Italia sono notevoli eppure «il Mozambico è assente dal dibattito politico», ha osservato don Romano. Solo Papa Francesco non ha cessato di ricordare la crisi a Cabo Delgado, con il Messaggio Urbi et orbi del giorno di Natale e nel discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, l'8 febbraio scorso. E nel Paese è ancora vivo il ricordo della sua visita apostolica nel 2019 che contribuì ad ulteriori passi verso la stabilità interna. Secondo don Romano, che ha citato le analisi e le posizioni dei Paesi dell'Africa australe, «la minaccia jihadista non riguarda solo Cabo Delgado ma tutto il Mozambico e potrebbe estendersi anche a livello regionale, come avvenuto nel Sahel». Certo, ammette, «le motivazioni alla base dell'inizio della rivolta a Cabo Delgado sono sia la creazione di uno Stato islamico, sia il controllo delle risorse. Sicuramente ha giocato a favore del jihadismo la netta percezione della popolazione di non poter beneficiare delle risorse. C'è un malcontento diffuso tra i giovani per l'ingiustizia e lo sfruttamento e il jihadismo ha saputo usarlo. Chiediamo il sostegno di tutti per poter aiutare maggiormente la popolazione di Cabo Delgado», ha concluso. Nei prossimi mesi la Comunità incrementerà la distribuzione di kit alimentari, sanitari e scolastici, rifornirà gli sfollati con strumenti di lavoro e materiale per la costruzione delle case. È prevista anche la costruzione di scuole in alcuni dei campi più grandi e la creazione di borse di studio per gli studenti delle scuole superiori. La raccolta fondi è sul sito dedicato (dona.santegidio.org).


[ Patrizia Caiffa ]