"Cure migliori a casa per superare il modello di assistenza nelle rsa"

18 Gennaio 2022

AnzianiNovara

La proposta della Comunità di Sant'Egidio al Comune di Novara

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Ridurre il più possibile i ricoveri, per le situazione estreme. E comunque questa soluzione non deve essere la prima da percorrere. Con questo obiettivo la Comunità di Sant'Egidio ha avviato un tavolo di discussione con il Comune di Novara. Migliorare i servizi per gli anziani significa farli vivere meglio. E questo è possibile allungando la permanenza nelle loro case. Occorre però migliorare l'assistenza domiciliare con una serie di servizi integrati dove anche i volontari hanno un ruolo importante.
Una vera «rivoluzione» spinta anche dall'emergenza legata alla pandemia che ha messo a nudo tutte le difficoltà della vita e dell'assistenza nelle grandi comunità sanitarie.
«Basta case di riposo, l'assistenza agli anziani va rivoluzionata. Ce lo sta dimostrando anche il Covid». Lancia l'appello Daniela Sironi della Comunità di Sant'Egidio che ieri ha incontrato, online, il Comune di Novara proprio sul tema della cura dei pensionati e della necessità di rivedere lo schema dei servizi sociali che fa perno sugli istituti. L'incontro di ieri è stato interlocutorio ma sarà seguito da altri confronti per avviare sperimentazioni di nuovi servizi in città.
Da sempre i volontari della Comunità di Sant'Egidio si occupano di chi è meno giovane e a Novara hanno avviato più progetti che li riguardano tra cui «Viva gli anziani!», un programma di assistenza domiciliare integrata con visite, telefonate e una rete di legami con il territorio. Ma partendo dalla nuova direttiva del ministero della Salute che promuove l'assistenza domiciliare la presidente Sironi chiede di rivoluzionare la prospettiva di assistenza da parte delle istituzioni del territorio, a cominciare da Comune, Asl e ospedale.
Nell'incontro di ieri con la dirigenza dei servizi sociali è stato deciso un nuovo appuntamento entro la fine del mese per tentare una sperimentazione di nuovi strumenti nelle zone in cui è operativo il programma dei volontari per gli anziani. «Il ricovero in casa di riposo deve essere l'ultima opzione per le situazioni estreme e non la prima o la seconda esaminate quasi per tutti: bisogna investire in modo consistente sull'assistenza domiciliare e questo può essere fatto con più strumenti - elenca Sironi -. Ad esempio si può agire formando il personale delle rsa a svolgere servizi al domicilio di chi è ancora autosufficiente, in tutto o in parte, e investendo in ore di presenza a casa della persona anziana: si mantiene l'occupazione attuale ma la si impiega diversamente. A volte per far restare una persona nella sua abitazione basta un sostegno costante e quotidiano nell'igiene personale, nelle pulizie di casa e del guardaroba, attività che le famiglie da sole non riescono sempre a garantire. Poi è necessario un sostegno economico proprio ai familiari dei pensionati: adesso la Regione eroga il 60 per cento della retta dell'istituto a chi si ricovera, perché non lo fa per chi resta a casa? Va poi previsto un supporto per chi è senza parenti: sono anziani il cui destino è segnato e non può essere che in una casa di riposo. Non è giusto».
Gli ultimi due anni sono stati complessi per gli istituti, il loro personale e soprattutto gli ospiti che all'inizio della pandemia sono stati colpiti duramente dal virus e poi hanno vissuto un lungo periodo di isolamento che dura ancora adesso, salvo qualche breve apertura. La comunicazione tra istituti e famiglie è stata difficoltosa in più momenti e anche quando l'emergenza era meno forte spesso gli incontri sono avvenuti alla presenza di operatori o attraverso un vetro per le regole anti-Covid.
«Nemmeno in carcere è così, senza riservatezza e possibilità di dialogare liberamente con i proprio familiari - commenta la presidente della Comunità di Sant'Egidio -. Non è accettabile una comunità che si rassegna a veder partire un proprio caro sapendo che non lo potrà vedere più se non con mille limiti. Spesso ci troviamo di fronte a situazioni di persone ricoverate a cui sarebbe bastato davvero poco per restare a vivere nella loro casa, tra gli oggetti e i ricordi di una vita. Le linee guida del Governo chiedono un cambio di passo ma lo pretende anche l'affetto e l'umanità che dobbiamo ai nostri anziani».


[ Barbara Cottavoz ]