Con Sant'Egidio l'arte non è disabile e a Tor Bella Monaca dona speranza e libertà

20 Maggio 2022

Persone con disabilitàArteARTeDISABILITÀ

Reportage. La Comunità tiene da anni laboratori d'arte per disabili in un centro all'estrema periferia di Roma. Un'esperienza eccellente, di forte umanità e culturalmente efficace. Cos'ha detto lo scrittore Daniele Mencarelli

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Una rete da pollaio racchiude spezzoni di candele “usate per la cerimonia annuale in memoria della deportazione degli ebrei romani”, il 16 ottobre 1943. Un pezzetto di candela è blu e indica l’unica donna sopravvissuta al lager, Settimia Spizzichino; altri quindici pezzetti blu rimandano a quanti uomini su oltre mille uscirono vivi dalle mani dei nazisti. Firmano questo lavoro Giuseppe Vomero, Antonio Padula, Alvaro Antonelli e Sandra Bonavolontà. È un’opera in grado di incorniciare visivamente una delle pagine più vergognose dell’Italia e ha un’origine speciale: scaturisce dal laboratorio d’arte e museo che la Comunità di Sant’Egidio ha aperto nel 2009 a Tor Bella Monaca, estrema periferia romana, in via dell’Archeologia 74. Diciamoci tranquillamente la verità: chi ha familiarità con le situazioni dell’arte contemporanea si stupirebbe tanto a vedere quei pezzi di candele in gabbia in una galleria d’arte o in una mostra con tutti i crismi dell’ufficialità? (Continua a leggere)


[ Stefano Miliani ]