change language
tu es dans: home - l'oecum�...dialogue - rencontr...tionales - le coura...ome 2013 newslettercontactslink

Soutenez la Communauté

  

Les arrivées des premiers couloirs humanitaires 2018 en Italie. La nouvelle phase du projet, devenu un modèle d'accueil et d'intégration pour l'Europe

"PAIX SUR TOUTES LES TERRES" : 1er janvier, une marche pour un monde qui sache accueillir et intégrer

Le premier jour de l'année nouvelle, manifestations sur tous les continents pour soutenir le message du pape François

De l'Indonésie au Salvador, de l'Allemagne au Mozambique, voici les nouvelles galeries d'images des repas de Noël de Sant'Egidio dans le monde

Des photos continuent d'affluer de tous les continents, regardez-les sur notre carte interactive!

Galerie de photos et vidéos du repas de Noël à Santa Maria in Trastevere

Visite virtuelle de la crèche de Sant'Egidio : Jésus accueilli par les pauvres, les malades, les sans logis et les hommes de toutes confessions

Sant'Egidio et la Muhammadiyah signent à Djakarta un nouvel accord pour la paix et le dialogue interreligieux

une délégation de la Communauté menée par Marco Impagliazzo se trouve en Indonésie

Sant'Egidio au conseil de sécurité de l'ONU pour un point sur la République centrafricaine

Mauro Garofalo : "Le succès de ce premier désarmement garantit la crédibilité de l'ensemble du processus en actes"

Donner à manger aux personnes âgées au Mozambique : distribuitions d'aides alimentaires aux plus pauvres dans la ville de Beira

Aidons les réfugiés rohingyas au Bangladesh

La Communauté de Sant’Egidio lance une collecte de fonds pour envoyer des aides dans les camps de réfugiés au Bangladesh, en collaboration avec l’Eglise locale

Tous les textes de la rencontre #Pathsofpeace

L'assemblée d'inauguration de la rencontre internationale Chemins de Paix

Chemins de 2017 : tout sur la rencontre internationale des religions du monde pour la paix

Le programme, les intervenants et les événements en direct streaming

Global friendship, #MoreYouthMorePeace : le message et l’engagement des Jeunes pour la paix à Barcelone

rendez-vous l’année prochaine à Rome !

 
version imprimable
1 Octobre 2013 09:30 | Théâtre du Collegio Urbano

La crisi in Medio Oriente



Antonio Ferrari


Editorialiste, Italie
Vi sembrerà probabilmente un paradosso, ma devo dire che da qualche giorno, pensando e riflettendo sul Medio Oriente, sono tornato a frequentare un compagno che temevo di aver perduto: l'ottimismo. Ottimismo congelato, anzi ibernato dal crescente pessimismo per una serie impressionante di cattive notizie: notizie che sembravano andare nella direzione di una terribile guerra, sempre più ampia ed estesa, con il rischio concreto di un coinvolgimento davvero globale.
 
Il paradosso è reso, se mi consentite, ancor più paradossale da una sensazione che mi sembrava quasi palpabile. Cioè il richiamo alle logiche della "guerra fredda" di tanti decenni fa, che i giovani di oggi hanno potuto vedere soltanto nei film. Quando, cioè, l'Unione sovietica e i suoi satelliti del cosiddetto socialismo realizzato, erano pronti a utilizzare tutti i mezzi a disposizione per provocare e colpire un nemico, quell'Occidente libero e prospero, guidato dagli Stati Uniti d'America. Un Occidente che talora, anzi spesso, utilizzava gli stessi disinvolti sistemi dell'avversario: un misto di provocazioni, propaganda, e scorribande dei servizi segreti e del loro agenti, pronti a tutto, anche a ricorrere alla licenza di uccidere.
 
Ma i protagonisti della "guerra fredda", soprattutto all'Est, ma anche all'Ovest, sapevano bene come arrivare alla frontiera dell'estremo, fermandosi all'ultima stazione, prima del baratro, che sarebbe potuto diventare persino un abisso nucleare, con immagini terrificanti. Quindi, utilizzare tutti i mezzi, pronti però a fare marcia indietro. La crisi dei missili e il blocco di Cuba sono l'esempio del passato più lampante per far capire quel clima di "guerra fredda".
 
Quel che è accaduto in Siria, dove si sta combattendo una feroce guerra civile, sembra quasi andare in questa direzione. La Siria viene minacciata non nel momento peggiore (ah, se ci si fosse mossi un anno fa!, abbiamo tutti  pensato spesso) ma nel momento in cui era stata preparata quella che aveva tutta l'aria d'essere una trappola. Una trappola pretenziosa e maldestra, l'utilizzo del gas venefico, del gas che uccide. Il primo sospetto, dopo che le navi da guerra americane stavano già dirigendosi verso il Mediterraneo orientale, mi è venuto subito, pensando alla Siria e a cosa significa la Siria per la Russia di Vladimir Putin. Damasco è l'alleato di cui Mosca non può fare a meno, e su quel legame -probabilmente- si è sviluppata la partita estrema. La mossa, sulla scacchiera, era così angosciante da imporre non soltanto uno sforzo di fantasia diplomatica. Ma anche necessaria per far ritrovare, allo stesso tavolo, gli Stati Uniti e la Russia, dopo la crisi provocata dal Datagate e dall'asilo concesso da Putin a Edward Snowdon, e spingerli a unire gli sforzi - nonostante le evidenti difficoltà di condivisione di due caratteri diametralmente opposti - il solare Obama e l'arrogante e ambiguo presidente russo- per disinnescare la crisi più devastante: appunto quella siriana.
 
Se non ci fossero state le minacce, e il richiamo a quella "linea rossa" evocata troppo frettolosamente da Barack Obama per punire con la forza chi avesse osato adoperare armi chimiche, probabilmente la guerra civile siriana sarebbe andata avanti come prima, e avremmo dovuto assistere impotenti alla moltiplicazione dei massacri. Un secondo sospetto mi è venuto osservando i video, postati su facebook e su youtube dai ribelli anti-Assad, sui morti per il gas, alla periferia di Damasco. Video strani. Mi avevano colpito l'innaturale postura di alcuni cadaveri, i volti dei bimbi, e l'assenza di donne. Avendo assistito personalmente ad un'orribile manipolazione, proprio di cadaveri, avvenuta in Libano negli anni Ottanta, il dubbio era più che legittimo. Anche perchè mi avevano colpito le dichiarazioni del procuratore Carla del Ponte, la quale sosteneva che, secondo numerosi elementi raccolti, il gas sarebbe stato utilizzato dall'opposizione, non dal regime.
 
Ora, che in Siria vi siano depositi di armi chimiche era noto a tutto. Del resto la Siria non aveva firmato la Convenzione di Parigi per la messa al bando, appunto, delle armi chimiche nel 1993. Questo però non escludeva che i gas fossero stati sottratti, o rubati, magari dalle mani esperte degli ufficiali che hanno abbandonato le Forze armate del regime per unirsi all'opposizione.
 
Ero convinto che il presidente Obama avrebbe comunque, nonostante le apparenze e le minacce, rinviato l'attacco. Forse attendendo, nel rispetto di un gioco delle parti con Mosca che non è neppure necessario esplicitare, la mossa dell'amico-protettore di Damasco, che è puntualmente arrivata. E che forse potrebbe contribuire ad avviare quel percorso necessario alla pacificazione. Un percorso accidentato, lungo, irto di ostacoli e dei giochi inconfessabili dei tanti attori regionali interessati ad alimentare la confusione e a incentivare le condizioni per una guerra totale tra sciiti e sunniti.
 
Devo dire che anche stavolta, come già accadde con la crisi di Cuba, al tempo di papa Giovanni XXIII, è stato essenziale, e forse decisivo, il ruolo del pontefice, di papa Francesco. Non soltanto con la sua immensa autorità morale, ma con la consapevolezza di parlare a nome di tutti coloro (credenti di ogni religione, di ogni fede, laici e atei) che sono animati dal desiderio della pace, pronti a scendere in piazza e a far sentire la loro voce, anche con il silenzio e il digiuno.
 
Il gesto di Francesco, com'è bello poter chiamare il Papa così, è stato di straordinaria rilevanza politica. Chi conosce il Medio oriente sa bene quanto la parola del Papa sia seguita e ascoltata in Libano, in Siria, in Giordania, in Iraq, in Iran. E sia ascoltata con interesse e circospezione persino nell'Arabia Saudita del fondamentalismo sunnita, che però oggi deve venire incontro ai bisogni religiosi di milioni di lavoratori cristiani, e soprattutto cattolici, che vivono nel regno. 
 
Le parole di papa Francesco contro i mercanti del commercio illegale di armi, che sfruttano le guerra per pubblicizzare e vendere i loro strumenti di morte, hanno avuto un impatto che forse fatichiamo ad immaginare.
 
Un po' di ottimismo, allora! Quell'ottimismo che potrebbe aiutare l'Egitto a ritrovare la strada di una convivenza tra le parti, e tra musulmani e cristiani copti. E quell'ottimismo che potrebbe infondere coraggio ai riformisti iraniani, che sono tornati al potere con Rohani, nonostante il compromesso con la componente più oltranzista, rappresentata dall'ayatollah Kamanei. E' chiaro che una nuova atmosfera potrebbe far ripartire anche il negoziato sulla madre di tutti i problemi. Cioè quell'accordo tra israeliani e palestinesi che potrebbe essere preludio ai due Stati, Israele e Palestina che vivano l'uno accanto all'altro in pace e sicuri. Ecco, se questo si materializzasse vorrebbe dire che le primavere arabe, nonostante errori madornali e pericolose scivolate, hanno almeno trovato non solo un obiettivo, ma un traguardo vero: la convivenza. Vi ringrazio per l'attenzione.
 

LINKED EVENTS
in the World


PROGRAMMA
PDF

LIVE STREAMING
Programme

NOUVELLES CONNEXES
23 Octobre 2013

« Le courage de l’espérance » : trois vidéos


De Côte-d’Ivoire et de Rome, les images des rencontres « Hommes et religions » de cette année diffusées par les émissions télévisées
IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | ID
2 Octobre 2013
ABIDJAN, CÔTE D'IVOIRE

"Le Courage de L’espérance" en Afrique


Les religions prient pour la paix avec Rome - Maison de la Communauté de Sant'Egidio Treichville - Arras II - Avenue 27 - Rue 40
IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | ID
1 Octobre 2013

Discours du Saint Pere Francois aux participants a la Rencontre Internationale pour la Paix "Le Courage de L’espérance"

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | ID
1 Octobre 2013

« France : en 30 ans, 4 présidents et 11 premiers ministres, mais sur l’immigration, nous en sommes aux années '80 » Jean-Pierre Denis, directeur de La Vie

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | ID
30 Septembre 2013
« Délégitimer la plaie du terrorisme religieux »

Salutation d’Andrea Riccardi à S.S. le pape François au cours de l’audience avec les responsables religieux présents à la rencontre « le courage de l’espérance »

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA
30 Septembre 2013
MIGRATIONS

Daniela Pompei de la Communauté de Sant’Egidio : « Il faut instituer un centre d’accueil européen en Sicile »

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | ID
toutes les actualités liées

ACTUALITÉS À L'AFFICHE
2 Février 2018

D'Argentine au sanctuaire des martyrs de Saint-Barthélemy, les reliques des religieux tués en 1976


La prière a été présidée par Mgr Oscar Vicente Ojea, président de la Conférence épiscopale argentine
IT | ES | FR
1 Février 2018 | IRAK

Irak : inquiétude de Sant'Egidio devant le recours à la peine de mort

IT | ES | DE | FR
30 Janvier 2018 | PARIS, FRANCE

Bienvenue ! L'arrivée à Paris de 40 réfugiés syriens par les couloirs humanitaires ouverts en France

IT | ES | DE | FR | CA | ID

ASSOCIATED PRESS
6 Septembre 2015
Shekulli
“Takimi i paqes”, krerët botërorë të feve mblidhen në Tiranë
11 Novembre 2013
Herder Korrespondenz
Religion und Frieden: Internationales Treffen der Gemeinschaft von Sant'Egidio
29 Octobre 2013
Roma sette
Preghiera e condivisione fondamenta della pace
13 Octobre 2013
SIR
Insieme scegliamo il coraggio della pace
6 Octobre 2013
La Vita del Popolo (Treviso)
La pace delle religioni
toutes les revues de presse associées