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29 Settembre 2013 17:00 | Auditorium "Conciliazione"

Discorso di Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam all'Assemblea di Apertura del Meeting Il Coraggio della Speranza


Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam


Gran Muftì della Repubblica Araba d'Egitto
1. Nel mondo contemporaneo sembrano prevalere pessimismo e rassegnazione: quali le cause e quali le risposte?
Il termine pessimismo non dovrebbe far parte del nostro vocabolario. Il pessimismo è estraneo all’Islam e anche alle altre religioni.  Nel suo insegnamento, l’Islam invita alla speranza e all’ottimismo al di là delle sfide e delle difficoltà.
Molti comandamenti religiosi ci mettono in guardia dal pessimismo e dal disperare della misericordia di Dio e ci chiamano alla speranza, all’ottimismo, all’annuncio di buone notizie, a facilitare le cose e ci ammoniscono a diffidare del rigore, della contrapposizione e del rendere le cose complicate. 
Il Santo Corano afferma che la vita terrena è piena di prove, difficoltà e sfide. Dio l’Onnipotente dice: «O uomo che aneli al Signore tu lo incontrerai» (84,6).
Non vi è dubbio che la principale causa di tutti i problemi cronici che l’umanità si trova ad affrontare oggi, è l’abbandono dei valori religiosi e morali nei settori dell'economia, della politica e della giustizia sociale.
Tuttavia, il Corano ci indica una serie di strumenti per aiutarci ad affrontare queste sfide. Questi includono:
- La rinascita di valori religiosi e morali per affrontare la travolgente ondata di ateismo.
- Il concetto di affidarsi a Dio. Questo significa che in questo mondo tutto avviene secondo i piani di Dio e che l'uomo è tenuto a fare uso di tutti i mezzi disponibili e a rimettere tutte le preoccupazioni nelle Sue mani. Dio l'Onnipotente dice: «Allah basta a chi confida in Lui». (65,3)
- Esercitare la pazienza e osservare la preghiera assiduamente. Dio l’Onnipotente dice: «Trovate aiuto nella pazienza e nella preghiera» (2,45).
- Esseri costanti nel fare il bene malgrado grandi difficoltà. A questo proposito il Profeta Maometto dice: «Se giunge l’ora (il giorno del giudizio) mentre uno di voi ha fra le mani un germoglio di palma, lasciateglielo piantare, se può (prima che giunga l’ora)»
È opportuno notare qui che il significato della parola “rassegnazione” usata nella domanda può contenere sfumature positive o negative secondo i contesti. Il suo significato positivo consiste nella sottomissione a Dio l’Eccelso e ai valori etici e religiosi, il che è lodevole. Nel suo significato negativo esprime l’incapacità di affrontare le durezze della vita e il disperare dell’aiuto di Dio.
Il nostro tempo è pieno di sfide e di rischi. Eppure sovrabbonda di potenziali opportunità. Noi imploriamo Allah di accordarci il suo aiuto per proseguire negli sforzi per un mondo migliore, più sicuro e più pacifico.
 
2. Le religioni sono percepite in molte società come un elemento statico, talvolta di divisione, e comunque indietro rispetto alla società? Qual è la sua riposta a queste critiche?
Questa è una scarsa comprensione del concetto di religione e del suo ruolo nel mondo contemporaneo ed è stata causata da alcune tendenze che mirano a porre fine a tutti gli aspetti religiosi della vita pubblica. Si tratta, infatti, di una interferenza nelle libertà religiose dei cittadini. L'esperienza e gli eventi storici dimostrano che la religione è stata, e continua ad essere, la componente principale della struttura culturale e civile di tutta l'umanità. Inoltre, l’evidenza storica mostra che i valori religiosi sono stati, e continuano ad essere, soluzioni e non cause dei problemi e delle crisi che affliggono l'umanità.
Inoltre, il patrimonio umano dimostra che l'Islam non è - né sarà mai - una religione statica e inflessibile. Ecco perché vivere oggi secondo i principi dell'Islam non richiede un ritorno al Medioevo e non significa nemmeno rinunciare alle nostre identità. L'Islam non ha mai richiesto ai suoi seguaci di privarsi della propria cultura e di diventare musulmani. Questo è il motivo per cui oggi vediamo una grande varietà di realizzazioni culturali, artistiche, scientifiche e civili, che possono essere definite islamiche, e delle quali tutti noi come musulmani possiamo essere orgogliosi.
Questa flessibilità è evidente non solo nella produzione culturale musulmana ma è anche parte integrante del patrimonio islamico; inoltre è uno dei tratti distintivi della legge islamica. La legge islamica è sia una metodologia sia la raccolta di posizioni adottate dai giuristi musulmani. Tanti secoli sono stati testimoni di una notevole diversità intellettuale e il ventunesimo secolo ci trova in posizione provvidenziale per la possibilità di guardare indietro a questa tradizione, al fine di trovare ciò di cui beneficiare oggi. Si tratta di uno dei primi passi per l'emissione di una fatwa.
In effetti, la fatwa è uno degli elementi più importanti che dovrebbero essere presi in considerazione per cercare di capire il rapporto tra l'Islam e il mondo contemporaneo. Nel tentativo di offrire ai musulmani una guida autorevole riguardo alla loro religione, i mufti non prendono in esame solo la grande tradizione giuridica, ma devono anche svolgere un adeguato esame della realtà vissuta dei musulmani, al fine di fornire loro sentenze religiose opportune. Così, la fatwa e i mufti rappresentano, in realtà, il ponte tra il patrimonio intellettuale e legale da un lato, e l'esperienza reale dell'altro. 
Essi rappresentano il legame tra l'assoluto e il relativo, il teorico e il pratico. Per questo motivo, l’emissione di una fatwa richiede più di una semplice conoscenza della legge islamica. Tutti i mufti sono quindi tenuti ad avere una conoscenza approfondita del mondo in cui vivono e dei problemi che le loro comunità si trovano ad affrontare.
 
3. Nell’attuale momento storico ritiene utile questo incontro “Religioni e culture in dialogo”? Perché?
Non vi è dubbio che viviamo in un mondo in cui i trasporti, i media e la tecnologia moderna hanno abbattuto confini e distanze. C'è un tale flusso di idee che oggi viviamo in un mondo definito piccolo villaggio o villaggio globale in cui tutto ciò che si verifica in un unico luogo, colpisce inevitabilmente gli altri, positivamente o negativamente. Di conseguenza, non è più possibile vivere isolati. Possiamo solo vivere e convivere insieme su questo pianeta che ci porta sulla schiena come una nave per la quale costantemente speriamo un approdo sicuro a riva.
Ne consegue pertanto che la convivenza, il dialogo e la cooperazione sono diventati una necessità religiosa, intellettuale e umana. Tuttavia, il dialogo richiede l'esistenza di partner su entrambi i lati intenzionati a dialogare perché il dialogo a senso unico non significa nulla. Abbiamo un disperato bisogno di un dialogo vero e proprio, vale a dire derivante dal riconoscimento delle identità e specificità, che rispetti l'altro e non cerchi di intimidire o di causare animosità. Si tratta piuttosto di un dialogo basato sul rispetto per la pluralità religiosa e la diversità culturale che non cerchi di avere il sopravvento sull'altro ma di comprendere, di imparare gli uni dagli altri secondo il detto di Allah nel Sacro Corano: «O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato.» (Corano, s. 49 v. 13).
Impegnarsi quindi in un dialogo così costruttivo dovrebbe essere una delle nostre priorità per mantenere spazi di rispetto e tolleranza. Il Corano afferma che la bellezza dell'universo è nel pluralismo religioso,  altrimenti Dio non avrebbe creato tale diversità: «Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità». (Corano, s. 5, v. 48.).
Ciò che conta di più per noi è riconoscere che il dialogo è un potente strumento per evitare di cadere nell’odiosa questione dello scontro di civiltà che sembra dominare il discorso nei media di alcuni paesi.
Dobbiamo capire che il dialogo non è fine a se stesso, ma piuttosto un mezzo per raggiungere una serie di obiettivi che devono essere tradotti in programmi concreti nell'interesse di tutta l'umanità. Speriamo quindi di andare oltre il concetto di dialogo per arrivare a quello di partnership.
Esistono molte vie di dialogo che ci potrebbero portare verso nuovi orizzonti pratici, il che potrebbe apportare al dialogo intellettuale e teorico un altro aspetto di  natura pragmatica, di unire persone e istituzioni nello stesso obiettivo che non è altro che il lavoro per la realizzazione della dignità umana, il suo sviluppo e il suo progresso. 
Sono lieto di dire che l’illustre Al-Azhar in Egitto ha già ottenuto grandi successi, nazionali e internazionali, nella gestione di autentici dialoghi religiosi conformi ai criteri scientifici, mantenendo intatti i principi essenziali della religione. Inoltre, ha realizzato gli interessi nazionali e ha avuto l'effetto benefico e concreto di salvaguardia dell'unità nazionale in Egitto e degli interessi internazionali. Infine, vorrei dire che è giunto il momento per noi di lavorare insieme per esaminare tutte le enormi sfide dell’umanità e di cercare soluzioni basate principalmente sui valori esistenti in tutte le religioni. Queste sfide comprendono:
- La forte ondata di ateismo rivolta ai seguaci di tutte le religioni, senza distinzioni.
- I flagelli causati da malattia, povertà, disoccupazione e analfabetismo.
- La difficoltà di formare le persone al nuovo ordine di un mondo sempre più piccolo, formazione che sia basata sulla buona conoscenza gli uni degli altri. Problema la cui soluzione sta nel trovare punti in comune che ci uniscano e ci aiutino a sviluppare piani di cooperazione e a lavorare costantemente per raggiungere una pace giusta e duratura.
Non vi è dubbio che vi sia una lunga strada davanti a noi, così come grande spazio per la cooperazione e il dialogo.
 
4. Nella situazione politica, sociale, umana da cui Lei proviene che significa il coraggio della speranza?
In Egitto siamo alle soglie di una nuova fase caratterizzata da speranza e ottimismo, e grandi aspettative che si fondano su un programma di riforma globale per il paese, concentrato in primo luogo alla riforma politica e costituzionale. A questo proposito, conviene ricordare che questa tappa è un semplice inizio e che l’Egitto ha veramente bisogno di ulteriori sforzi sinceri in tutti i campi. E per raggiungere questo obiettivo ci vuole buona volontà e sincerità da parte di tutti gli egiziani. Dobbiamo altresì salvaguardare la nostra unità nazionale e la nostra solidarietà e operare per un futuro migliore per i nostri bambini e le generazioni a venire.
La nostra religione musulmana monoteista ci insegna che non bisogna assolutamente vivere prigionieri del passato e che bisogna, con entusiasmo e speranza, incamminarsi verso un futuro migliore. 
L’Egitto – grazie a Dio – si distingue per la capacità di realizzare l’unità nazionale tra tutti gli egiziani, musulmani e cristiani. Sono fortemente ottimista e pieno di speranza che l’Egitto resti sempre un modello ideale di coabitazione. 
L’Egitto, se Dio vuole, supererà questa fase transitoria così come altre ne ha superare in passato. Le sue realizzazioni nel corso della storia testimoniano la sua grandezza. L’Egitto è una nazione ricca in cultura; è una nazione costruita dal lavoro sincero dei suoi figli. Per questa ragione, è nell’interesse di tutti gli attori della società internazionale fare del loro meglio per garantire la stabilità e la prosperità dell’Egitto.
Uno dei principali motivi del mio ottimismo è la presenza in Egitto di  Al-Azhar, il celebre faro di conoscenza. Per più di dieci secoli, Al-Azhar è stata la destinazione di musulmani di tutto il mondo che desideravano attingere al suo sapere. L’Egitto è noto in tutto il mondo per la presenza di Al-Azhar. Le opinioni e i precetti religiosi pronunciati dai suoi eruditi sono tenuti in grande considerazione perché provenienti da questa rinomata istituzione che si distingue per moderazione nel pensiero e nella cultura.
Al-Azhar ha sempre difeso il valore della nazione egiziana, che garantisce, tutela, comprende tutti gli egiziani, indipendentemente dall’appartenenza religiosa. Al-Azhar ha sempre agito riferendosi ai valori fondamentali della patria e non ai cambiamenti politici e continuerà ad agire così.
Grazie a Dio, gli egiziani sono ben consapevoli della natura del ruolo storico di al-Azhar, che è stata riparo e punto di riferimento per tutti gli egiziani, specie nei tempi di crisi. Di conseguenza, essa è divenuta una delle principali garanzie di unità nel corso della storia. Sua eminenza, il grande imam Dr. Ahmad Al-Tayyib, riveste un ruolo patriottico significativo nella difesa degli interessi superiori della religione e della patria - ruolo molto apprezzato a livello nazionale e internazionale.
 
 
 
 
 

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