PAROLA DI DIO OGNI GIORNO

Memoria della Madre del Signore
Parola di Dio ogni giorno
Libretto DEL GIORNO
Memoria della Madre del Signore
martedì 25 agosto


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Lo Spirito del Signore è su di te,
chi nascerà da te sarà santo.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi 2,1-8

Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. Ma, dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte. E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ecco, Signore, i tuoi servi:
avvenga a noi secondo la Tua Parola.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Paolo ricorda il felice esito dell'azione di Dio a Tessalonica, tanto più che egli vi era giunto dopo le tristi esperienze sofferte a Filippi, ove con Silvano era stato fatto fustigare, gettato in carcere e, infine, costretto ad abbandonare la città (le ferite ricevute erano forse ancora visibili ai Tessalonicesi). Nonostante tutto, Paolo non è né scoraggiato né abbattuto. La sua forza era nella unione con Dio, come scrive ai Corinzi: "Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio" (2 Cor 1,4). L'unione con Dio genera libertà e fiducia per predicare il Vangelo. E con chiarezza l'apostolo afferma che la sua predicazione è retta e sincera, scevra da ogni interesse personale, perché ha ricevuto questo compito da Dio stesso. A lui deve renderne conto. È a Dio, quindi, che deve piacere, non agli uomini, come scrive ai Galati: "Se cercassi di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo" (Gal 1,10). Per questo non cerca la simpatia della gente, ma predica la verità di Dio "opportunamente e inopportunamente" (2 Tm 4,2). Paolo sa che deve allontanare da sé sia l'ambizione che la cupidigia. Come apostolo avrebbe potuto insistere sulla sua autorità e magari esigere rispetto e onori. Invece ha preferito la via della mitezza, della dedizione disinteressata di se stesso agli altri. Si è comportato come una madre, anzi come una madre che offre al suo bambino non solo il latte ma tutto l'amore. Ai Galati scrive: "Io di nuovo partorisco nel dolore" figli spirituali, "finché Cristo non sia formato" in essi (Gal 4,19). E, ricordando gli inizi della comunità di Tessalonica, quasi senza accorgersene, passa dai ricordi della fondazione a quelli della vita dei primi mesi. È stato un tempo di edificazione con un paziente lavoro pastorale, anche notturno. Ordinariamente l'attività apostolica poteva iniziarla a tarda sera poiché durante il giorno lavorava "con le sue mani" per guadagnarsi il pane, come farà più tardi a Corinto. "Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno", potrà dire (At 20,33ss.). Voleva evitare ogni sospetto di avidità e di interesse personale (2,3.5) per rendere la sua predicazione degna di fede. Non volle farsi mantenere, anche se ciò gli avrebbe risparmiato tempo ed energie per l'azione pastorale vera e propria. Ma questa libertà gli permetteva di essere ancor più autorevole e paterno. Per questo può ammonire, esortare, incoraggiare e scongiurare con efficacia perché i Tessalonicesi siano "degni di Dio" e partecipare quindi al suo regno.