Memoria della Chiesa

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Salmo 84 (83), 3-6.11

3 L'anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.

4 Anche il passero trova una casa
e la rondine il nido
dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari,
Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.

5 Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.

6 Beato l'uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.

11 Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri
che mille nella mia casa;
stare sulla soglia della casa del mio Dio
è meglio che abitare nelle tende dei malvagi.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il tempio era il sogno di ogni pio israelita, il luogo del pellegrinaggio nelle grandi feste, come ci ricordano anche i Vangeli rispetto a Gesù. Lì, infatti, abitava il Signore. E ciascuno ambiva recarsi nei suoi atrii. Lo splendore della costruzione era una traccia per "sentire" e "gustare" la dolcezza e la forza dell'abitare con Dio. Pieno di un irresistibile anelito verso Dio è l'inizio di questo Salmo. «Anche il passero trova una casa e la rondine il nido» (v. 4) così il credente desidera abitare nella casa del Signore. E sottolinea: «L'anima mia anela e desidera gli atri del Signore» (v. 3), precisando però che: "Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente" (v. 3). Per il credente l'oggetto del suo desiderio non è tanto la casa esteriore, il tempio, ma l'amato, ossia lo stesso Signore. Il credente infatti sa bene che la compagnia di Dio non solo è decisiva per la sua vita ma vale più di qualsiasi altra cosa. Per questo può dire al suo Signore: «Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri che mille nella mia casa» (v. 11). Il desiderio di Dio, la ricerca del suo volto, riempie il cuore e la vita del credente. L'amore per il tempio e il lungo e faticoso pellegrinaggio per raggiungerlo sono solo un segno dell'amore per il Signore e del coinvolgimento che esso richiede. Ed è piena di realismo anche l'invidia che il credente prova per coloro che nel tempio abitano sempre, come i sacerdoti e i leviti: «Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi» (v. 5). C'è una dimensione di fisicità nell'essere presenti nei luoghi della preghiera che va sottolineata e sostenuta, come pure la bella tradizione di recarsi nei luoghi santi, nei santuari come per sentire più da vicino la presenza dell'amore del Signore. E chiunque lo vive sente la beatitudine di stare, appunto, nella «casa» del Signore. Ed è qui, in quella "casa del Signore" che è anzitutto la "comunità dei credenti" che possiamo gustare le altre due beatitudini riportate dal Salmo: «Beato l'uomo che trova in te il suo rifugio» (v. 6) e «Beato chi in te confida» (v. 13). Tutte queste beatitudini pongono al centro il Signore. Il salmista sa che l'unica sua certezza è il Signore. Il salmo invita ognuno di noi a rendere i luoghi della nostra preghiera come quel tempio, luogo di incontro con Dio, santuario della sua presenza.