Memoria dei Santi e dei Profeti

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi siete una stirpe eletta,
un sacerdozio regale, nazione santa,
popolo acquistato da Dio
per proclamare le sue meraviglie.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal libro degli Atti 28,17-22

Dopo tre giorni, egli fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: "Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d'Israele che io sono legato da questa catena". Essi gli risposero: "Noi non abbiamo ricevuto alcuna lettera sul tuo conto dalla Giudea né alcuno dei fratelli è venuto a riferire o a parlar male di te. Ci sembra bene tuttavia ascoltare da te quello che pensi: di questa setta infatti sappiamo che ovunque essa trova opposizione".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Voi sarete santi
perché io sono santo, dice il Signore.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Siamo arrivati alla fine della narrazione degli Atti degli Apostoli. Paolo è a Roma. In un certo senso, la comunità madre di Gerusalemme, con Paolo e Pietro, consegna nelle mani della comunità cristiana di Roma il compito di comunicare il messaggio cristiano sino agli estremi confini della terra. Roma, attraverso la loro presenza, diviene la prima delle Chiese cristiane, quella che, come dice Ireneo, «presiede alla carità». La conclusione degli Atti descrive brevemente la consegna del Vangelo a Roma. Paolo iniziò la sua missione in una casa privata, trovatagli probabilmente dalla comunità cristiana di Roma, mentre era agli arresti domiciliari. Godendo però di una certa benevolenza da parte delle autorità romane, poteva ricevere visite, sebbene sorvegliato da un soldato. Immediatamente Paolo fece venire da lui i rappresentanti più alti della comunità ebraica (i «primi dei giudei»). Voleva in questo modo mostrare un atteggiamento conciliante. Non parla infatti né dei tranelli tesigli dagli ebrei né del motivo del suo appello a Cesare. E vuole convincerli del suo attaccamento al popolo di Israele, spiegando che si trova in catene a causa della «speranza di Israele», cioè per la comune attesa del compimento delle promesse divine annunciate nelle Scritture. La risposta dei notabili è in due tempi. Anzitutto dichiarano di non aver ricevuto né per iscritto né a voce informazioni negative sul suo conto. E poi non solo non si manifestano ostili alla sua predicazione, anzi mostrano verso di lui una grande tolleranza e persino un qualche interesse per il suo insegnamento. Sanno che la sua predicazione suscita ovunque opposizione e per questo desiderano ascoltarla essi stessi direttamente. L'autore degli Atti vuole chiaramente sottolineare che nella capitale dell'impero le relazioni tra i cristiani e gli ebrei non sono tese come nelle altre città ove l'apostolo si è recato. Per l'evangelista questa situazione ha un senso che va oltre la semplice cronaca, per assumere il valore di segno.