Memoria della Chiesa

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Memoria di san Giovanni XXIII (+1963) e dell'apertura del Concilio Vaticano II (1962-1965).


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Luca 11,5-13

Poi disse loro: "Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: "Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli", e se quello dall'interno gli risponde: "Non m'importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto,non posso alzarmi perdarti i pani", vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!".

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Gesù ci ha donato la preghiera del Padre nostro, un tesoro prezioso divenuto compagnia quotidiana della preghiera dei cristiani da venti secoli. Gesù, però, conosce i dubbi che i discepoli hanno sull'efficacia della preghiera. Potremmo dire che conosce anche i rischi di ridurre solo a parole lo stesso Padre nostro. Per questo vuole chiarire i dubbi che sorgono nel cuore dei discepoli. Del resto senza la preghiera non ci si salva. C'è invece bisogno di pregare con la certezza che il Padre che sta nei cieli ci ascolta e ci esaudisce. Gesù insiste che i discepoli debbono pregare con fede e insistenza. E narra a tale scopo due parabole. La prima, quella dell'amico importuno, è quasi un commento alla quarta invocazione del Padre nostro, ossia «dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano». Con essa Gesù sembra spingere i discepoli ad essere anch'essi "importuni" con il Padre nella preghiera. Sì, i discepoli debbono insistere nel domandare. «Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto», ripete ai discepoli. Li rassicura: accadrà anche a loro quel che avviene nella parabola. La preghiera insistente sembra costringere Dio «ad alzarsi» e a esaudire la nostra richiesta. E Dio, continua Gesù con la seconda parabola, non solo risponderà, ma darà sempre cose buone ai figli. Egli ascolta sempre coloro che si rivolgono a lui con fiducia. Davvero la preghiera - quella del figlio che si abbandona in tutto al Padre - ha una forza incredibile, riesce a "piegare" Dio verso di noi. Per questo nell'intera tradizione della Chiesa l'insistenza sulla preghiera è uno dei cardini irrinunciabili della vita spirituale. Purtroppo - anche a motivo dei ritmi alienanti della vita odierna - facciamo fatica a pregare e spesso non siamo affatto perseveranti in essa, soprattutto nella preghiera comune. E non poche volte la nostra fiducia è davvero limitata. Lasciamoci toccare il cuore da questa pagina evangelica e scopriremo la forza e l'efficacia della preghiera nella nostra vita e in quella degli altri per i quali preghiamo. La preghiera salva la vita. Per questo è decisivo trovare il tempo per rivolgersi a Dio ogni giorno e presentargli noi stessi e il mondo perché intervenga e salvi tutti dal male.