Memoria della Chiesa

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Memoria di sant'Antonio abate (+356). Seguì il Signore nel deserto egiziano e fu padre di molti monaci. Giornata di riflessione sui rapporti tra ebraismo e cristianesimo.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera agli Ebrei 3,7-14

Per questo, come dice lo Spirito Santo:

Oggi, se udite la sua voce,
non indurite i vostri cuori
come nel giorno della ribellione,
il giorno della tentazione nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri mettendomi alla prova,
pur avendo visto per quarant'anni le mie opere.
Perciò mi disgustai di quella generazione
e dissi: hanno sempre il cuore sviato.
Non hanno conosciuto le mie vie.
Così ho giurato nella mia ira:
non entreranno nel mio riposo.

Badate, fratelli, che non si trovi in nessuno di voi un cuore perverso e senza fede che si allontani dal Dio vivente. Esortatevi piuttosto a vicenda ogni giorno, finché dura questo oggi, perché nessuno di voi si ostini, sedotto dal peccato. Siamo infatti diventati partecipi di Cristo, a condizione di mantenere salda fino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall'inizio.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dopo il parallelo tra Gesù e Mosè, l'autore della Lettera mette in relazione l'Israele storico con coloro che formano la comunità cristiana ove molti sono di origine ebraica. E inizia citando la seconda parte del Salmo 95 che condanna la sordità del popolo di Dio negli anni dell'esodo nel deserto. Forse l'autore voleva sottolineare che il nuovo popolo dei discepoli è già entrato nella casa del Signore e quindi è ancor più tenuto ad ascoltare la Parola di Dio e a non indurire il proprio cuore come fecero gli israeliti a Massa e Meriba. In ogni caso, è dall'ascolto del Vangelo che dipende l'ingresso nella casa del Signore e il permanervi come familiari. Per questo l'autore della Lettera chiede non solo di non allontanarci da Dio, ossia dall'ascolto della sua Parola, ma anche di «esortarci a vicenda ogni giorno... perché nessuno si ostini sedotto dal peccato». Vi è una gran sapienza pastorale in questa indicazione: solo una fraternità effettiva, quotidiana, garantisce una discepolanza continua. L'autore si rivolge all'intera comunità. Tutti i "fratelli" hanno la responsabilità di essere attenti gli uni verso gli altri e di preoccuparsi soprattutto di coloro che non prestano più ascolto alla voce di Dio. La responsabilità "pastorale" non obbliga solo i «superiori» (13,17); ogni cristiano è invitato a tenere gli occhi aperti perché il fratello non si perda. Non è possibile, infatti, essere discepoli di Gesù per proprio conto o separati dai fratelli: si è discepoli solo se si ascolta assieme la Parola di Dio. Nella Scrittura è lo stesso Spirito Santo che parla ed edifica in un solo corpo coloro che lo ascoltano. La continuità dell'ascolto rende discepoli coloro che ascoltano. E «l'oggi» della Lettera è la vita quotidiana illuminata dal Vangelo. Così entriamo "nel riposo" che il Signore concede ai suoi fedeli.