Memoria della Chiesa

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Io sono il buon pastore,
le mie pecore ascoltano la mia voce
e diventeranno
un solo gregge e un solo ovile.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla seconda lettera di Paolo ai Corinzi 3,15-4,1.3-6

Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando vi sarà la conversione al Signore, il velo sarà tolto. Il Signore è lo Spirito e, dove c'è lo Spirito del Signore, c'è libertà. E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore.


Perciò, avendo questo ministero, secondo la misericordia che ci è stata accordata, non ci perdiamo d'animo. E se il nostro Vangelo rimane velato, lo è in coloro che si perdono: in loro, increduli, il dio di questo mondo ha accecato la mente, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo, che è immagine di Dio. Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: "Rifulga la luce dalle tenebre", rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Vi do un comandamento nuovo:
che vi amiate l'un l'altro.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Di nuovo Paolo ritorna a parlare del ministero che gli è stato affidato. È ben consapevole di essere stato scelto da Dio per comunicare agli uomini il Vangelo di Gesù Cristo. Non è quindi per sua scelta che ne è diventato ministro, ma perché chiamato dall'Alto. Può perciò rivendicare senza timore alcuno l'autorità del suo annuncio e ricordare la franchezza con la quale egli lo ha fatto senza falsificarne il contenuto e senza attutirne la forza. È vero però che a Corinto c'è chi non pensa con sincerità. Già alla fine del capitolo terzo della lettera, Paolo aveva accennato a coloro che mercanteggiano la Parola di Dio; ora parla addirittura di una possibile falsificazione. Non basta ovviamente appartenere alla Chiesa, o alla comunità, per essere immuni dall'orgoglio, dall'invidia e dalla critica. Tali tristi istinti "velano" lo sguardo sul Vangelo e ne offuscano la comunicazione. Paolo rivendica che la sua predicazione non è passeggera come quella di Mosè ancora segnata dal "velo" della legge. La sua predicazione mostra il volto stesso di Gesù, senza mediazioni, senza veli. Il volto di Gesù svela il volto stesso di Dio. Così Gesù rispose a Filippo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Solo se volgiamo gli occhi verso Gesù potremo comprendere il mistero di Dio e riceverne forza. E Paolo rivendica la sua predicazione sulla centralità di Gesù per la vita della comunità: «Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» (v. 5). E questo ministero è il servizio a cui l'apostolo è stato chiamato. Per questo si presenta ai corinzi come loro «servo» per amore di Gesù, quel Gesù che gli è apparso glorioso, pieno di luce tanto da accecarlo, sulla via di Damasco.