Memoria di Gesù crocifisso

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Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi 4,1-8

Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio - e così già vi comportate -, possiate progredire ancora di più. Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall'impurità, che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. Dio non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Paolo inizia questa parte della lettera richiamandosi all'autorità di Gesù. E in suo nome mostra ciò che "piace a Dio" (4,1), qual è la «sua volontà» (4,3; 5,18). L'esortazione la porge come una preghiera, tanto la sente decisiva. I tessalonicesi sanno già come comportarsi per piacere a Dio: lo stesso apostolo gliel'aveva mostrato quando era con loro, sia con l'esempio che con l'insegnamento. Essi debbono perseverare in questa via, anzi, distinguersi ancor più nel percorrerla, sino alla santità. La volontà di Dio è la nostra santificazione, ossia appartenere in tutto a Dio, e quindi lontani dal mondo e sciolti dai suoi legami. Paolo esorta i tessalonicesi ad avere comportamenti che rispettino la dignità del proprio corpo e la santità del matrimonio. È decisivo abbandonare la mentalità paganeggiante che fa essere schiavi di se stessi e dei propri istinti. Mette poi in guardia dalla sete di guadagno e dalla cupidigia che portano a soverchiare gli altri e a umiliarli. Dio, scrive ancora l'apostolo, «non ci ha chiamato all'impurità, ma alla santificazione» (4,7). Pertanto chi disprezza tali precetti disprezza Dio stesso, mentre chi resta nella "santità" dimora nell'amore. Se l'amore è lo Spirito effuso da Dio nel cuore dei credenti, lo Spirito stesso è il maestro interiore che guida ogni discepolo. L'amore fraterno, infatti, non è un precetto degli uomini, è il comandamento nuovo che Gesù ha dato ai discepoli di ogni tempo facendone il segno distintivo del loro legame con lui. Ed è un dono che deve essere vissuto in maniera sempre più ampia. Nessuno può adagiarsi sull'amore che c'è già; esso stesso chiede di crescere e di allargarsi. L'apostolo esorta infine i tessalonicesi a condurre una vita serena, ossia abbandonata alla volontà di Dio, e a distinguersi per una vita "decorosa" di fronte agli estranei. Torna in mente l'affermazione degli Atti a proposito dei primi cristiani di Gerusalemme, i quali «godevano il favore di tutto il popolo» (At 2,47).