Preghiera per la pace

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Nella basilica di Santa Maria in Trastevere si prega per la pace.


Lettura della Parola di Dio

Alleluia, alleluia, alleluia !

Questo è il Vangelo dei poveri,
la liberazione dei prigionieri,
la vista dei ciechi,
la libertà degli oppressi.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dalla lettera di Giacomo 1,1-11

Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono nella diaspora, salute. Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza. E la pazienza completi l'opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.
Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data. La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all'onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni.
Il fratello di umili condizioni sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece, di essere abbassato, perché come fiore d'erba passerà. Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l'erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Il Figlio dell'uomo
è venuto a servire,
chi vuole essere grande
si faccia servo di tutti.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Giacomo si presenta all'inizio della lettera come "servo" di Dio. È il titolo su cui fonda l'autorevolezza delle sue parole, inserendosi così nella tradizione biblica che mostra il Signore scegliersi i propri servi (Mosè, Abramo, Davide e tutti i profeti). Giacomo vuole rivolgersi con l'autorità apostolica alle comunità cristiane della diaspora. Esse, seppure disperse in tante parti del mondo, sono riunite dal Vangelo in un unico popolo di Dio. Giacomo vuole che le comunità "stiano bene". Per questo le esorta ad essere sempre liete anche in mezzo alle difficoltà e alle prove che debbono subire. La "prova", scrive l'autore, è un momento propizio per la crescita. La letizia di cui parla Giacomo è diversa dalla gioia del mondo, che cerca in ogni modo, anche disperatamente, di evitare le avversità. Francesco d'Assisi parlerà della perfetta letizia proprio nel mezzo delle prove della vita. Le tentazioni di Giobbe da parte del diavolo mostravano che la sua fede era forte anche quando aveva problemi. Nelle prove della vita deve risplendere la luce della fede. Ce lo ricordano i martiri, sia quelli della prima generazione cristiana che quelli del nostro tempo, che hanno affrontato le prove più difficili con la pazienza fiduciosa in Dio. Le prove della vita aiutano a far maturare la virtù della pazienza. Per l'apostolo, la pazienza non è rassegnazione. Anzi, la fretta di risolvere tutto rapidamente, di vedere i frutti immediatamente, può renderci superficiali. La pazienza, invece, spinge il credente a rivolgersi a Dio e a chiedergli la sapienza per affrontare questi momenti difficili e superarli. Dio è generoso nel concedere la sapienza a chi gliela chiede. Tutti ne abbiamo bisogno. Per Giacomo chi si fida solo di se stesso rimane incerto e indeciso: viene a mancargli la forza interiore per rispondere alle prove della vita. Invita perciò a chiedere aiuto con la fiducia dei bambini che si affidano al Padre certi che realizzerà quanto domandano. È facile, al contrario, indulgere nelle nostre incertezze, finire paradossalmente per amarle, restando legati alle tante agitazioni del nostro cuore, spesso banali, superficiali, eppure tanto nostre al punto da non sapercene liberare. Chiediamo allora a Dio la sapienza del cuore per essere forti e pazienti nella vita.