Liturgia della domenica

Condividi su

V di Pasqua.
Memoria di sant'Atanasio (+373), vescovo di Alessandria d'Egitto. Le Chiese ortodosse festeggiano oggi la Pasqua.


Prima Lettura

Dal libro degli Atti 9,26-31

Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

Salmo responsoriale

Salmo 21 (22)

A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.

A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».  
 

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di Giovanni 3,18-24

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.


Lettura del Vangelo

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Dal vangelo di Giovanni 15,1-8

"Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

 

Alleluia, alleluia, alleluia !

Ieri sono stato sepolto con Cristo,
oggi risorgo con te che sei risorto,
con te sono stato crocifisso,
ricordati di me, Signore, nel Tuo Regno.

Alleluia, alleluia, alleluia !

Omelia

La Parola di Dio sottolinea la necessità di "rimanere" in Gesù, un tema particolarmente caro a Giovanni. Nella sua prima Lettera scrive: "Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui". E, nella parabola della vite e dei tralci, i termini "rimanere" e "dimorare" ne sono il cuore. Isaia, nel "Canto della vigna", descrive la delusione di Dio nei confronti di Israele, sua vigna che aveva curato, piantato, vangato, difeso, ma dalla quale non ha avuto altro che frutti amari. Nelle parole di Gesù vi è però un cambiamento piuttosto singolare. La vite non è più Israele, ma lui stesso: "Io sono la vite". Nessuno l'aveva mai detto prima. Per comprendere appieno queste parole è necessario collocarle nel contesto dell'ultima cena, quando Gesù le pronunciò. E aggiunge: "Io sono la vite, voi i tralci". I discepoli sono legati al maestro e sono parte integrante della vite: non c'è vite senza tralci e viceversa. È un legame che va ben oltre i nostri alti e bassi psicologici, le nostre buone o cattive condizioni.
Il Vangelo prosegue: "Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto". Sì, proprio quelli che "portano frutto" conoscono anche il momento della potatura. Non c'è età della vita che non esiga cambiamenti e correzioni, appunto, potature. Questi tagli, talora anche molto dolorosi, purificano la nostra vita e fanno scorrere con maggior freschezza la linfa dell'amore del Signore.
Per sei volte Gesù ripete: "Rimanete in me". È la condizione per portare frutto, per non seccarsi ed essere quindi tagliati e bruciati. È la via che intraprese Maria, sua madre, la quale "custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore". È la via che scelse Maria, la sorella di Lazzaro, che restava ai piedi di Gesù ad ascoltarlo. È la via tracciata per ogni discepolo. Nella tradizione bizantina c'è una splendida icona che riproduce plasticamente questa parabola evangelica. Al centro dell'icona è dipinto il tronco della vite su cui è seduto Gesù con la Scrittura aperta. Dal tronco partono dodici rami su ognuno dei quali è seduto un apostolo, con la Scrittura aperta tra le mani. È l'immagine della nuova vigna, l'immagine della nuova comunità che ha origine da Gesù, vera vite. Quel libro aperto che sta nelle mani di Gesù è lo stesso che hanno gli apostoli: è la vera linfa che permette di non amare a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità.