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A Roma si aprono nuovi spazi per l'accoglienza ai senza dimora. Ma è urgente fare di più

17 Gennaio 2017

Senza fissa dimoraAccoglienzaEmergenza Freddo

Nel freddo dei giorni scorsi due donne hanno perso la vita. Una veglia di preghiera in loro ricordo

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Si chiamavano Paola e Amantina, le due donne senza dimora, morte nei giorni scorsi per il freddo a Tor Marancia e Flaminio. Verranno ricordate dalla Comunità di Sant’Egidio in una veglia di preghiera presso la parrocchia della Santa Croce in Via Flaminia giovedì 19 gennaio alle 19,45. 
Queste morti, che suscitano sentimenti di pietà per chi è più povero e emarginato, ci spingono a chiedere nuovamente che si risponda alla carenza di posti di accoglienza notturna per chi vive in strada. Anche perché molti romani si sono mobilitati nella solidarietà durante l’ondata di freddo intenso dei giorni scorsi. Tantissime le coperte e i sacchi a pelo che i cittadini hanno portato alla “Città ecosolidale” in via del Porto Fluviale 2 e alla mensa di Via Dandolo 10, che la Comunità ha distribuito durante i giri serali nelle stazioni e nei luoghi dove abitualmente aiuta i senza dimora.
Nei giorni scorsi, oltre alle strutture che normalmente sono adibite all’ospitalità dei senza dimora, la Comunità ha aperto le porte della chiesa di San Calisto, che dal 7 gennaio accoglie oltre 30 persone. Sull’esempio della chiesa del Vaticano a Trastevere, alcune congregazioni religiose hanno deciso di offrire un riparo al caldo a chi non ha casa. Tra questi i Padri Giuseppini del Murialdo, che dalla notte scorsa hanno messo a disposizione il Pontificio Oratorio San Paolo per ospitare i senza dimora. Ieri notte nei locali del centro sportivo hanno trovato rifugio 5 persone e, da stanotte, la disponibilità salirà a 15 posti.
Queste iniziative mostrano come sia possibile fare spazio e proteggere la vita di chi è maggiormente esposto al freddo.