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L’integrazione è una garanzia per gli italiani e i non italiani. Andrea Riccardi sul Corriere della Sera

24 Ottobre 2019

Andrea Riccardiius culturae

La condizione fondamentale per la cittadinanza non è il luogo di nascita, ma il ciclo di studi o un corso professionale, condividendo comuni aspirazioni di futuro

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La scorsa legislatura si è persa un’occasione: risolvere il problema dei bambini, figli di stranieri, cresciuti in Italia ma senza cittadinanza italiana. Una svista grave di due governi dalla forte presenza del Pd, tanto da far pensare che sia stata voluta. Eppure una proposta c’era, approvata alla Camera e giacente al Senato fino alla fine della XVII legislatura. Non è mai stata calendarizzata, lasciando il campo a un dibattito mal impostato e gridato. Sono stati gli avversari a dare il nome di ius soli al provvedimento per la cittadinanza, considerandolo un’apertura indiscriminata agli stranieri. Lo ius soli è l’acquisizione della cittadinanza da parte dei nati sul territorio dello Stato anche da genitori stranieri. Come negli Stati Uniti, dove la Costituzione concede la cittadinanza ai nati in terra americana. (Continua a leggere sul Corriere della Sera)