«La povertà non si affronta con moduli da compilare»

5 Aprile 2018

PovertàTrieste

La realtà di Sant'Egidio bolla come «assurdo uno screening del genere Denota mancanza di conoscenza delle problematiche di queste persone nelle associazioni»

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Sono troppi i vincoli e le restrizioni posti dall'Agenzia per le erogazioni in agricoltura, l'ente che rifornisce gratuitamente di derrate alimentari gli enti caritativi accreditati. I tasselli del mondo della solidarietà storcono il naso se si chiede loro di identificare e schedare i bisognosi che vengono a bussare alle porte della carità. Non va giù nemmeno l'imposizione dei 3 mila euro come soglia di povertà. Ecco che in modo compatto le associazioni e gli enti criticano il modus operandi dell'Agenzia.
In primis a opporsi al sistema sono i frati Cappuccini di Montuzza che hanno deciso di autoescludersi: chiuderanno i rapporti con l'Agea perché non sono disposti a fornire dati di coloro che vengono ogni giorno a consumare un pasto caldo nella loro mensa sul colle di San Giusto. Dati che comunque avrebbero già dovuto verificare da un po' di tempo, se non che hanno appreso questa esigenza da parte di Agea solo recentemente. «Sospenderemo il servizio, stiamo ora utilizzando le ultime derrate del 2017, che basteranno ancora per un mese - spiega frate Giovannino - noi non siamo intenzionati a seguire questi sistemi che, anche se giusti, non seguono la nostra spiritualità». In cambio faranno affidamento su altre iniziative e potenzieranno la loro raccolta di beni alimentari, facendo sempre riferimento ai volontari e al buon cuore delle persone.
A finire nel mirino della burocrazia dell'Agea sono anche i destinatari delle borse della spesa della Caritas. Pure loro devono fornire a quest'ultimo ente il documento che attesti la propria condizione reddituale, una pratica che ha creato «molte difficoltà», come sottolinea il direttore don Alessandro Amodeo. «È difficile interfacciarsi con la povertà attraverso dei moduli obbligati, la carità è sempre stata libera da queste procedure - annota -. Certo, ci vuole una forma di controllo, ma noi per questo abbiamo dovuto mettere a disposizione due persone che andassero in 
giro per le parrocchie a spiegare a ognuno come funziona questo sistema».
In particolare, i soggetti che meno riescono a comprendere questa nuova realtà organizzativa sono gli anziani. «Le persone davanti ai moduli Isee restano titubanti, si sentono controllate, sono un po' ritrose ad accettare una simile prassi, così gli anziani». Non sono mancati «maggiori controlli» dei funzionari dell'Agea, poi, negli uffici della Caritas e di altri enti, per verificare la documentazione pervenuta. Ma Amodeo non condivide appieno nemmeno la soglia reddituale imposta da Agea per percepire gli aiuti: «Tremila euro sono sotto la soglia della povertà. Chi ha un Isee più alto è tagliato fuori. Noi suppliamo con l'emporio, che è una cosa eminentemente della Caritas. Riforniamo l'emporio con due
raccolte alimentari durante l'anno e viviamo lo stesso».
Anche la Comunità di San Martino al Campo usufruisce per il 30-40% sul secco di alimenti dell'Agea tramite il Banco alimentare: vengono usati nelle cucine e per le borse della spesa dedicate ai nuclei famigliari. Anche loro richiedono in alcuni casi i dati, ma non pensano sia giusto chiederli per una mensa come quella dei frati di Montuzza, «aperta a tutti, con persone che non saprebbero dove andare altrimenti». «Penso - commenta Miriam Komfeind, coordinatrice della comunità - sia discriminante chiedere l'Isee, i frati non chiedono nulla perché sono loro stessi che fanno da garanti per sapere se i bisognosi sono davvero tali. Sono giusti controlli capillari in generale ma altrove, non lì».
Per Paolo Parisini, presidente della comunità di 
Sant'Egidio Fvg, è «assurdo fare uno screening, questo controllo denota una scarsa conoscenza delle problematiche di queste persone. Vuol dire che l'Agenzia non si fida delle associazioni - dice -. Noi conosciamo in modo naturale queste persone e capiamo chi abbiamo davanti».


[ b.m. ]