Dalla Siria alla scuola degli orafi

5 Giugno 2018

MIGRANTISiriacorridoi umanitari

Mheyaldeen: per le stragi in mare mi stringe il cuore. Io, grato all'Italia

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«QUANDO GUARDO IN TV le immagini delle nuove stragi del Mediterraneo, di tutte quelle persone che annegano, mi si stringe il cuore. Penso di essere stato fortunato e sono grato all'Italia». La storia di Mheyaldeen Al Naseef Alnoeme, un giovane siriano di vent'anni, è una bella storia con un lieto fine. Lui e la sua famiglia, in tutto 7 fratelli e i genitori, sono arrivati due anni fa, da un campo profughi siriano in Libia, non sulle «carrette del mare» ma con un corridoio umanitario della Comunità di Sant'Egidio.
E il destino ha voluto che incrociasse gli sguardi e le attenzioni dei volontari del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Spray) che con i colleghi del Cpia di via Colletta (qui ha studiato bene l'italiano) e i docenti della scuola professionale Galdus hanno reso possibile il suo sogno.
TORNARE SUI BANCHI di scuola, nella terza orafi della scuola professionale Galdus, con tanti compagni nuovi e un amico del cuore, Davide Cantoni, che l'ha aiutato a superarare ogni iniziale timidezza. Ogni mattina, da due anni, Mheyaldeen lascia la sua «casa provvisoria» in via Sammartini, saluta mamma e papà, prende i mezzi e va a scuola. Lo segue il fratello Amjad, 18 anni. Per lui, come per tanti studenti lombardi delle scuole di formazione professionale, circa 12 mila in tutta la Lombardia, è tempo di sostenere gli esami. «Oggi i primi esami di qualifica!», esulta. Si parte con le prove di matematica, inglese e italiano per proseguire il 7 con le prove pratiche, due giorni di laboratorio, chinato sul «banchetto». Al termine dovrà presentare il suo «gioiello» che sarà ispirato alla tradizione mediorientale. Infine, il 20, gli orali. E a settembre via con il quarto anno di specializzazione per diventare «tecnico delle lavorazioni in oreficeria» e inserirsi nel mondo del lavoro con un titolo specialistico. In questi anni si è formato sotto lo sguardo attento dei maestri orafi Bruno Spinazzè e Rossana Ricolfi e ha anche potuto fare uno stage nell'azienda orafa Cooro. Galdus prepara alle professioni dell'oreficeria in sinergia con i maestri dell'Associazione orafa lombarda e Pomellato. «II mio sogno? Diventare un bravo orafo, trovare un lavoro e comprare una grande casa per riunire tutta la mia famiglia».
MHEYALDEEN, da Homs, antica città della Siria, in epoca romana nota come Emesa, oggi distrutta e disabitata, cercando il suo destino l'ha trovato in questa scuola, in «questa città, Milano, che mi piace molto. Soprattutto il Duomo e il Castello. Ed è qui che voglio restare, in regola, con un lavoro, con una dignità». Suo padre faceva il commerciante, un suo zio era anche docente universitario, insomma una famiglia normale, prima della guerra. Mheyaldeen, dicono i docenti della Galdus che sperano che altre scuole seguano questo «esempio di integrazione attiva» con altri giovani richiedenti asilo, ha un carattere molto riservato, è premuroso e gentile e non ha fatto fatica a farsi accettar.e dai compagni della terza Orafi. «E arrivato m seconda e grazie alle buone competenze nel disegno e alla conoscenza della lavorazione dei metalli, attività tipica del loro Paese da millenni, si è appassionato subito». «Mi tormentava il problema dei documenti in Libano - dice ancora Mheyaldeen - servivano sempre soldi per rifarli. E poi lì, ma anche in Siria, era impossibile vivere. Troppe violenze, soprusi. Penso spesso a mio cugino, preso dalla polizia, a casa sua e incarcerato. Ricominciamo da qui, spero di potercerla fare con mio fratello. Episodi di razzismo nei miei confronti? No, quando mi è capitato per strada di chiedere informazioni o altro ho ricevuto sempre aiuto, mai insulti». E come potrebbe essere diversamente?, s'interroga una sua insegnante. «Ha una tale educazione e gentilezza nel chiedere....».


[ Stefania Consenti ]