Ex mercato, gli sfollati ora dormono in strada. «Non ce ne andiamo»

12 Giugno 2018

NapoliSenza fissa dimora

Alcuni rimasti nei pressi. Raccontano storie di miseria

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NAPOLI. Di giorno il sole cocente, la sporcizia, i topi. Di notte la paura che - come è già accaduto - qualcuno irrompa a un passo dai giacigli di cartone con le moto a tutto gas o li bersagli con quel che ha a tiro. Vivono così, da venerdì scorso, 15 tra i 25 senza fissa dimora sgomberati dall'ex mercato del pesce, nella zona dove sorgerà il Parco della Marinella, all'interno del quale avevano trovato un riparo.
«Una decina di quei venticinque - racconta Vincenzo Aiello, della Comunità di 
Sant'Egidio - hanno abbandonato via Marina e non sappiamo quali soluzioni abbiano trovato. Gli altri si sono sistemati in strada poco più in là, in una traversa a fianco alla ex caserma Bianchini». Africani, magrebini, ucraine e russe. Uomini e donne privi di documenti, che quindi non possono accedere all'ex dormitorio comunale, e che non hanno trovato riparo neppure nei centri di accoglienza La Tenda e La Palma. «Preferiscono stare lì - prosegue Aiello - o perché è la zona dei loro poveri lavori, per esempio quello di lavavetri, o perché in gruppo in strada si sentono paradossalmente meno insicuri che nei centri di accoglienza a bassa soglia. Specie le donne».
Dietro i numeri, le storie. «C'è Antonietta - dice l'attivista della Comunità - una ucraina che ha 60 anni e lavorava come badante in una casa in provincia di Napoli. Si è ammalata di tumore, è stata ricoverata in ospedale ed ha perso il posto. Continua a cercare una occupazione ma non si cura». C'è Natasha, una signora russa che si è guadagnata per anni da vivere accudendo gli anziani e svolgendo i servizi di casa. «Anche lei racconta Aiello - ha perso il lavoro. Ha iniziato a bere, le si sono gonfiate le gambe, è finita all'ex mercato del pesce. Abbiamo provato a convincerla a tornare nel suo paese, ma non vuol sentire ragioni. Non voglio, ci risponde, che i miei familiari sappiano che non ho fatto fortuna qui in Italia». Emma e Marina, madre e figlia, sono arrivate a Napoli con la speranza di curare la ragazza, che ha 20 anni ed è cardiopatica. Loro, però, dopo lo sgombero non sono rimaste in strada. «Sono tra quelli - raccontano alla Comunità di 
Sant`Egidio - che si sono allontanati. Pare che abbiano trovato un appoggio in provincia di Caserta».
Commenta Benedetta Ferone, un'altra rappresentante di 
Sant'Egidio: «Questa vicenda accende ancora una volta i riflettori sulla questione della inadeguatezza dei posti letto per i senza fissa dimora a Napoli. Tra l'ex dormitorio - ristrutturato da poco e che offre condizioni di accoglienza assolutamente decorose e civili - La Tenda e La Palma sono circa 300. Le liste di attesa per il dormitorio arrivano a vari mesi». Prosegue: «C'è un problema enorme di strutture di accoglienza e, anche laddove i posti ci sono, non è facile trovare la sistemazione giusta. Chi ha cani, chi è in coppia e non vuol separarsi, chi è ammalato. Ognuno ha una storia, ognuno pone una domanda ed un bisogno. Rispondere a tutti è un dovere, ma servono investimenti, competenze e risorse».


[ Fabrizio Geremicca ]