Zico e gli altri, i fantasmi

15 Gennaio 2019

NapoliSenza fissa dimora

Condividi su


Si faceva chiamare Zico il clochard ucciso tre giorni fa a Mergellina, perché non voleva far sapere a nessuno la sua vera identità.  Come il famoso calciatore brasiliano, era abile a dribblare gli avversari, così lui sapeva schivare le difficoltà della vita per strada. Almeno fino a domenica sera, quando è stato accoltellato da un compagno di sventura, sembra per una banale lite.
Zico veniva da Casablanca dove faceva il poliziotto, e dopo la morte della madre che lo segnò profondamente, si trasferì in Italia. Negli ultimi anni aveva avuto una storia con una donna dell’Europa dell’est da cui aveva avuto una bambina che da molto tempo non riusciva più a vedere. Non poterla abbracciare era diventato il suo cruccio.
Come tanti senza fissa dimora affidava a una bottiglia di vino il suo dolore. Così si stordiva, non pensava e nello stesso tempo si riscaldava nelle notti gelide vissute per strada.
Per le vie di Napoli vive un esercito di homeless che non sono invisibili ma che possiamo vedere in tanti luoghi della città, come è stato raccontato nel reportage di ieri dal nostro giornale. Vite segnate da piccoli e grandi fallimenti che poi diventano drammi esistenziali da cui diventa difficile uscirne fuori.
I posti per accoglierli di notte sono pochi. Tra il dormitorio, l’istituto La Palma e una quota ospitata in convenzione con il centro La Tenda, il Comune di Napoli offre circa 250 posti. A questo si aggiunge l’apertura di  qualche stazione della metropolitana nelle nottate di gelo. Davvero poca roba. D’altra parte ogni anno si parla di emergenza freddo, quando sappiamo bene che le temperature si abbassano nella stagione invernale. Non si potrebbero programmare interventi più consistenti per offrire un riparo quando il clima diventa insopportabile?
Per una città che nei giorni scorsi ha fatto dell’accoglienza una battaglia politica nazionale la scarsità dell’offerta di posti- letto, appare un pò una contraddizione.  Forse si può e si deve fare qualcosa di più.  
Tuttavia ad occuparsi dei clochard ci sono numerosi gruppi di volontari, di ispirazione cristiana e laica che con la loro presenza e il loro sostegno suppliscono alle inefficienze  delle istituzioni e riescono ad assistere e a sfamare questa umanità dolente. Se non fosse per loro tanti resterebbero abbandonati e isolati. Alcune associazioni si sono unite in un coordinamento cittadino per distribuire la loro presenza durante la settimana ed evitare così doppioni  di interventi.  Il coordinamento è anche una occasione per discutere di problematiche legate alle difficoltà incontrate dagli homeless. Forse i servizi sociali dovrebbero ascoltare di più questi volontari che con la passione e una grande abnegazione hanno acquisito competenze e conoscenze di questo fenomeno che, con l’entrata in vigore del decreto sicurezza, assumerà dimensioni ancora più allarmanti. Infatti si riverseranno per strada tutti quei profughi che usciranno dal sistema Sprar, abolito dal Governo giallo-verde,  e quelli che aspiravano ad ottenere il permesso di soggiorno per motivi umanitari.  Si parla di ulteriori 3000 persone che nella Regione resteranno senza un posto per dormire.
Chi è costretto a vivere all’aperto è sottoposto ad ogni sorta di disagio e asperità. Negli ultimi 30 anni si riscontrano circa 300 decessi trai i senza dimora nella provincia di Napoli. Una vera e propria ecatombe. Quando poi si è malati tutto diventa più difficile. Può succedere, ed è successo che si è dimessi dall’ospedale dopo una grave cardiopatia con la raccomandazione di non prendere freddo. Sembra quasi surreale. Ma il popolo dei funamboli  della strada  non si lascia scoraggiare e cerca sempre nuovi escamotage per sopravvivere.
Zico con i suoi modi gentili riusciva a farsi voler bene da tutti, era molto conosciuto nella zona ed intesseva relazioni impensabili. Una mia amica che non immaginavo lo potesse conoscere mi ha raccontato che  lo incontrava spesso e intrattenevano conversazioni in francese.
Faceva il baciamano alle signore e diceva cose differenti alle varie persone con cui interloquiva: per ognuno aveva pensieri e racconti diversi, perché con ciascuno aveva un rapporto particolare. Questa storia sconfigge il luogo comune per cui chi sta per strada è solo un ubriacone irrecuperabile o un romantico  irriducibile. E ci restituisce un’anima e il volto umano di un‘esistenza smarrita nei dedali vorticosi della vita. Speriamo che faccia fermare a riflettere e contribuisca a rendere Napoli una città veramente accogliente.

 


[ Antonio Mattone ]