«Senzatetto obbligati al ricovero»

17 Gennaio 2019

Senza fissa dimoraAccoglienza

I dubbi del volontariato. Sant'Egidio: «Il rischio? Colpevolizzare chi non accetta»

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Dopo il decimo senza dimora morto all'addiaccio, il Campidoglio riflette sull'opportunità di obbligare chi dorme in strada ad accettare l'accoglienza notturna in un ricovero. Un'ordinanza in tal senso sarebbe allo studio dell'avvocatura capitolina. Scelta che suscita perplessità tra le organizzazioni di volontariato, quotidianamente impegnate nell'assistenza a queste persone. Per la Comunità di Sant'Egidio «la via piuttosto è moltiplicare i posti e gli operatori, avviando allo stesso tempo percorsi di integrazione, anche perché giuridicamente non esistono strumenti al di là del Tso».
La sindaca Virginia Raggi dunque avrebbe chiesto all'avvocatura capitolina e agli altri uffici competenti un approfondimento sul tema, in funzione «salva vite», sulla possibilità di definire un'ordinanza, «contingibile (cioè necessaria, ndr)e urgente». Attualmente infatti non è possibile obbligare una persona a rifugiarsi presso i centri messi a disposizione dall'amministrazione o in convenzione con le organizzazioni di volontariato. Gli uffici capitolini dovrebbero dunque valutare gli strumenti normativi a disposizione, per capire se è giuridicamente possibile condurre nelle strutture - contro la loro volontà - le persone che rifiuterebbero le proposte di accoglienza. La richiesta della Sindaca scaturisce dal fatto che i ricoveri del Piano Freddo presentano ancora posti vuoti.
Per Roberto Zuccolini, portavoce della Comunità di 
Sant'Egidio, «è giusto che il Campidoglio si preoccupi per l'aumento drammatico delle morti per strada. Ma il problema non si risolve con l'obbligo. È assurdo pensare a qualcosa di simile al Tso», il trattamento sanitario obbligatorio previsto in casi specifici per persone con gravissimi problemi mentali. «Il problema è convincere e, per riuscirci, serve conoscenza, presenza assidua - dice Zuccolini - specie con soggetti fragili come i senza dimora».
I volontari raccontano - ad esempio - che uno dei motivi che a volte trattiene i senza-dimora dall'abbandonare il loro angolo in strada, infatti, è il timore di ritrovarlo al ritorno occupato da altri e di perdere le poche cose accantonate.
«Soprattutto -ricorda la Comunità di 
Sant'Egidio - non si può colpevolizzare chi dorme per strada sostenendo che non accettano un aiuto. La nostra esperienza dimostra il contrario. Le istituzioni dovrebbero piuttosto moltiplicare la disponibilità di operatori. Una presenza attiva e costante, come quella dei volontari, può dare risultati».


[ Luca Liverani ]