Amicizia, solidarietà e difesa dell'ambiente alla Scuola della pace

31 Agosto 2019

Scuola della PaceGiovaniEstatebambiniTrieste

«Rappresentiamo diverse nazioni, lingue e religioni ma abbiamo un sogno comune: un mondo più bello»

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Hanno pulito con cura il bosco, riempiendo più di 5 sacchi di immondizie e differenziando meticolosamente i rifiuti. Hanno accolto un gruppo di anziani, con cui si sono confrontati sulle esperienze vissute di recente. Hanno parlato di temi importanti, come le migrazioni e l'ambiente. E poi, si sono divertiti, tutti assieme.
Peter Pan ha voluto raccogliere le voci dei bambini e dei giovani della Scuola della Pace della Comunità di 
Sant'Egidio di Trieste che questa settimana hanno partecipato alla colonia estiva all'Ostello Scout Alpe Adria di Campo Sacro: sono una trentina, hanno tra i 7 e i 23 anni, sono quasi tutti nati in Italia ma le loro origini risalgono a oltre dieci Paesi. Dall'Italia al Pakistan, dalla Costa d'Avorio alla Russia. La Scuola della Pace, aperta tutto l'anno, è uno spazio di incontro in cui si coltivano i valori dell'amicizia e della solidarietà. «Quando c'è la scuola si fanno i compiti, si gioca e si cantano canzoni bellissime», spiega subito Fjonida. «Il campo estivo di quest'anno si chiama "Ama" che significa ambiente, migrazioni e Africa», svela poi
Agnese, ideatrice dell'acronimo. «In questi giorni – continua Francesco – abbiamo parlato dei problemi dell'ambiente, in particolare dell'Amazzonia che è in fiamme».
Ma il pensiero a posti lontani non si è limitato al Sud America. Durante la vacanza il gruppo si è connesso, attraverso una video chiamata, con Lilongwe in Malawi, dove la comunità di 
Sant'Egidio promuove il progetto Dream, per la lotta all'Aids e ad altre malattie. «Ci hanno detto che alla Scuola della Pace in Africa i bambini possono fare la doccia e mangiare», racconta Irene. «Penso che noi qui avevamo un pallone piccolo e il giorno dopo ce n'è arrivato uno grande, mentre loro forse devono aspettare anni semplicemente per averne uno», interviene Samuele. «Ci hanno spiegato anche che i bambini africani corrono spesso per strada perché è pericolosa», aggiunge Malak. Poco lontano dai giovanissimi c'è Mattia, il più grande dei ragazzi, che è per tutti un punto di riferimento: «Ieri abbiamo sentito la testimonianza di George che è siriano ed è arrivato in Italia con i corridoi umanitari della Comunità», aggiunge.
E poi c'è Anna che è rientrata da Bihac, in Bosnia, dove con una delegazione di 
Sant'Egidio ha fatto visita a un campo profughi. «Tra le persone in attesa di partire per altri Paesi, c'erano tanti bambini, molto felici di vederci e anche solo di giocare con le bolle di sapone». «Affrontare questi argomenti – riflette Leonardo – fa pensare ad alcune cose che non ci sono vicine ma che esistono». Alla colonia partecipano anche due nuove amiche. «Ci sentiamo già parte di una grande famiglia», dice Michela. «Ci hanno accolte subito, appena ci siamo detti il nome», conferma Roberta.
«Gruppo numero uno, tutti a cucinare!», urlano improvvisamente dalla cucina. «Siamo divisi in squadre – spiega Alzharaa –. Alcuni preparano la merenda, alcuni il pranzo, alcuni la cena e altri fanno le pulizie». Federica Marchi, insegnante di professione, è la referente dei giovani della Comunità di 
Sant'Egidio e ha guidato questa importante settimana: «Come Scuola della Pace siamo il segno, seppur piccolo, che è possibile vivere bene insieme. Rappresentiamo diverse nazioni, lingue e religioni, ma abbiamo un sogno comune: un mondo più bello».


[ Emily Menguzzato ]