Senza anziani non c'è futuro

21 Maggio 2020

Andrea RiccardiSenza anziani non c'è futuro
AnzianiMatteo Zuppi

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Un appello a «ri-umanizzare le nostre società», nato dalla preoccupazione e dal dolore per i tanti decessi di anziani in questi mesi di pandemia, in cui si auspica una «rivolta morale» affinché si cambi direzione nella loro cura, non considerandoli più un peso o seguendo principi di "sanità selettiva". E' quello lanciato dalla Comunità di Sant'Egidio, tradotto in diverse lingue e diffuso da oggi a livello internazionale. Il testo - sottoscritto, tra gli altri, dal fondatore della Comunità Andrea Riccardi, dall'arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi, da Romano Prodi, già presidente del Consiglio dei ministri italiano e della commissione dell'Unione europea, e dal filosofo Jiirgen Habermas - è rivolto a tutti, «cittadini e istituzioni, per un deciso cambiamento di mentalità che porti a nuove iniziative, sociali e sanitarie, nei confronti delle popolazioni anziane».
Un intervento deciso deve essere realizzato principalmente nella sanità pubblica, per raggiungere e curare tutti con efficacia, sottolinea l'appello. In numerosi Paesi, infatti, sta emergendo un modello pericoloso di "sanità selettiva" che considera residuale la vita degli anziani. «La loro maggiore vulnerabilità, l'avanzare degli anni, le possibili altre patologie di cui sono portatori, giustificherebbero una forma di "scelta" in favore dei più giovani e dei più sani». Una logica inaccettabile, sia da una visione religiosa, sia dal punto di vista dei diritti umani e della deontologia medica. «Papa Francesco - viene osservato nel documento - ne parla come "cultura dello scarto": toglie agli anziani il diritto ad essere considerati persone, ma solo un numero e in certi casi nemmeno quello».
La tesi che una più breve speranza di vita comporti una diminuzione "legale" del suo valore è, da un punto di vista giuridico, una barbarie, prosegue il testo. Non esiste alcuno "stato di necessità" che giustifichi tali principi. Una più breve speranza di vita non può comportare una diminuzione "legale" del suo valore perché questo, da un punto di vista giuridico, è una barbarie. «L'apporto degli anziani continua ad essere oggetto di importanti riflessioni in tutte le civiltà - afferma l'appello - ed è fondamentale nella trama sociale della solidarietà tra generazioni. Non si può lasciar morire la generazione che ha lottato contro le dittature, faticato per la ricostruzione dopo la guerra ed edificato l'Europa». E doveroso pertanto conclude il documento - non solo ribadire con forza i principi della parità di trattamento e del diritto universale alle cure conquistati nel corso dei secoli ma anche «dedicare tutte le necessarie risorse alla salvaguardia del più gran numero di vite e umanizzare l'accesso alle cure per tutti. Il valore della vita rimanga uguale per tutti. Chi deprezza quella fragile e debole dei più anziani, si prepara a svalutarle tutte».
Sensibilizzare sulla ricchezza rappresentata da chi nei capelli bianchi e nelle rughe racchiude l'esperienza di una vita è una delle priorità della Comunità di Sant'Egidio, fin dalla sua nascita accanto a quello che nel sito dell'associazione è definito "il continente anziani". Stare vicino ad essi, si legge, «fa maturare in tutti un gusto della vita che è anche non sprecare la propria esistenza, non sperperare le proprie energie. È investire piuttosto in umanità e solidarietà. Gli anziani ricevono aiuto da chi, più giovane, li sostiene ma danno anche molto in affetto, amicizia, senso della vita. È una scuola di umanità».


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