Il pane buono della pace

18 Settembre 2022

PovertàMarco Impagliazzo

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La Chiesa italiana si prepara al Congresso eucaristico nazionale sul tema: "Torniamo al gusto del pane: per una Chiesa eucaristica e sinodale". «Tornare al gusto del pane - ha detto l'arcivescovo di Matera, Pino Caiazzo, che ospita l'evento - significa uscire dalla logica di guerre condotte con ogni tipo di armi. La peggiore delle quali è il ricatto all'umanità, soprattutto quella più povera e bisognosa, attraverso la privazione del grano e quindi del bene primario che è il pane».
Il tema dell'Eucaristia e quello del pane si legano fortemente al tempo che viviamo e alla logica di guerra che imprigiona tanti popoli. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», ripetiamo nel Padre Nostro. E' una domanda per molti lacerante. Troppo spesso le carte geografiche della fame e della guerra si sovrappongono. C'è un nesso profondo tra sviluppo rurale, sicurezza alimentare e conflitti.
Fame, malattie, guerre - e le migrazioni che ne derivano -, vanno affrontate insieme, nel quadro di un partenariato di lunga durata nel quale si mettano a disposizione e maturino risorse umane, infrastrutture, cultura e organizzazione sociale. Vanno affrontate insieme. Solo così potremo vincerle. E vanno combattute nell'«oggi» del nostro tempo.
Papa Francesco ha più volte sottolineato come centinaia di milioni di persone vadano chiedendo il pane quotidiano. Così disse alla Fao nel novembre 2014: «Oggi si parla molto di diritti, dimenticando spesso i doveri; forse ci siamo preoccupati troppo poco di quanti soffrono la fame. E' inoltre doloroso constatare che la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla "priorità del mercato", e dalla "preminenza del guadagno", che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria. E mentre si parla di nuovi diritti, l'affamato è lì, all'angolo della strada, e chiede diritto di cittadinanza, chiede di essere considerato nella sua condizione, di ricevere una sana alimentazione di base... La sfida che si deve affrontare è la mancanza di solidarietà. Una parola che abbiamo inconsciamente il sospetto di dover togliere dal dizionario».
La quarta domanda del Padre Nostro restituisce il senso minimale di fraternità per cui almeno il pane, almeno il pane dell'oggi, dev'essere messo in comune. Non i grandi investimenti, non le grandi strategie. Non le visioni del futuro, non i programmi dalla lunga durata. Ma almeno il pane. Il pane per l'oggi.
La globalizzazione in corso non significa automaticamente un'assunzione globale di responsabilità. La Chiesa, comunione universale, ha la globalizzazione nei suoi cromosomi. Ma bisogna allargare la solidarietà. La lontananza non ci condanna all'indifferenza.
Nel febbraio 1966, Paolo VI lanciò un grande appello per la fame in India, dove si era recato rimanendone assai colpito: «Ci siamo ricordati del miracolo della moltiplicazione dei pani! Noi non abbiamo affatto la virtù prodigiosa di Cristo di far scaturire pane dalle Nostre mani impotenti. Ma abbiamo pensato che il cuore dei buoni può compiere questo miracolo... Nessuno oggi può dire: io non sapevo. E, in un certo senso, nessuno oggi può dire: io non potevo, io non dovevo. La carità tende a tutti la sua mano. Nessuno osi rispondere: io non volevo!». Chi ha imparato a dire «Dacci oggi il nostro pane quotidiano», può riflettere su ognuna di queste parole di Paolo VI: «Io non potevo», «Io non dovevo» o «Io non volevo»!
In questo mondo globale i cristiani possono essere una riserva di umanità e la profezia di un mondo in cui il lontano non è senza volto e senza parola. Dare il pane quotidiano. Bisogna allargare la solidarietà. E' necessario tener viva la memoria di chi soffre, mostrare vie perconibili ai nostri concittadini per essere solidali, far crescere la cultura della solidarietà.
Nonostante la crisi non si può nascondere che esiste in Italia una generosità, rivelatrice della voglia dei nostri concittadini di aiutare i lontani. Dobbiamo mostrare che ci sono vie per cui la solidarietà è possibile: è possibile aiutare ad avere il pane, la parola e la pace. La carità tende a tutti la sua mano e così impercettibilmente - come il movimento tellurico - avvicina i mondi.
Il grande filosofo russo, Nikolaj A. Berdjaev, ha scritto: «Quella del pane è per me una questione materiale; ma la questione del pane per il mio prossimo, per gli uomini di tutto il mondo, è una questione spirituale e religiosa. La società dev' essere organizzata in modo tale che vi sia pane per tutti; soltanto allora la questione spirituale si porrà davanti all'uomo in tutta la sua profonda essenza». 


[ Marco Impagliazzo ]