Comunità di S.Egidio

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Roma, 20 febbraio 2008
Piazza di S. Egidio
Conferenza
I cristiani in Medio Oriente tra futuro, tradizione e Islam

Una drammatica situazione e una sofferenza dimenticata da rimettere al centro dell’attenzione della comunità internazionale

Programma


Saluto del Cardinale Leonardo Sandri

Intervento di Andrea Riccardi

Intervento del Cardinale Leonardo Sandri
dall'Osservatore Romano

Preghiera in Santa Maria in Trastevere per i cristiani in Medio Oriente: l'omelia del Cardinale Leonardo Sandri

 
“I cristiani orientali rappresentano il mondo delle origini, le radici, la tradizione: un filo indiscusso che lega l’occidente della Chiesa cattolica alle origini. Rappresentano l’altra parte, quella non latina, non europea di un cristianesimo che, nato in Medio Oriente si è fatto europeo e, dall’Europa, si è fatto universale[…].
Dopo il Concilio Vaticano II l’attenzione di Roma si è volta anche al mondo cristiano non cattolico”
ha detto Andrea Riccardi in apertura dell’Incontro tenuto mercoledì 20 febbraio presso la Comunità di Sant’Egidio con la partecipazione del Ministro degli Esteri del Libano, Tareq Mitri, di Régis Debray, di Jean Sleiman, arcivescovo di Bagdad dei latini, di Antoine Audo, vescovo di Aleppo dei caldei e - nel pomeriggio - una tavola rotonda con la partecipazione di S.Em. il cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali e una tavola rotonda con Giuliano Ferrara, Lucio Caracciolo, Gianni Vernetti, Sottosegretario agli Affari Esteri, l’ambasciatore Huntzinger e Andrea Riccardi.

La Comunità di Sant’Egidio ha voluto questo convegno per segnalare e rimettere al centro dell’attenzione una situazione drammatica e troppo spesso dimenticata come quella dei Cristiani in Oriente.

Un punto di interesse importante in una stagione in cui l’Europa è chiamata a ripensare le frontiere della sua responsabilità, dal Medio Oriente, ai Balcani, all’Africa.

Quella di Sant’Egidio con i cristiani in Oriente è una storia di oltre venticinque anni di amicizia con il complesso mondo cristiano orientale, sia cattolico, che ortodosso, che antico orientale: Sant’Egidio è stata negli anni un luogo di preghiera e di solidarietà, nella memoria del Libano, dell’Iraq, di Gerusalemme.

Riccardi ha messo l’accento sul “complesso Medio Oriente” per spiegare la difficoltà con cui l’Europa guarda a questo mondo e allo stesso tempo ha rilevato come il mondo abbia scoperto il Medio Oriente con l’Islam, la crisi petrolifera degli anni Settanta, il terrorismo e il fondamentalismo.

“I cristiani non sono solo vittime della storia e di un presente che li spinge ad una posizione di cittadini di seconda categoria: sono anche a loro modo protagonisti del presente […per questo] le comunità cristiane hanno necessità di un ressourcement, che non si fa da soli ma in un quadro di intensa comunione” ha detto Riccardi in chiusura, affermando che anche il mondo musulmano, senza i cristiani è destinato ad una involuzione verso forme totalitarie perché la presenza bimillenaria dei cristiani è quella dell’alterità.

Regis Debray ha osservato come i cristiani orientali risentano di una marginalizzazione accentuata dal fatto che non rientrano dentro i tradizionali antagonismi bianco/nero, oriente/occidente, nord/sud del mondo.

Per Tarq Mitri , ministro degli Affari Esteri del Libano, il suo è un paese simbolo del Medio Oriente, dove i problemi cristiani – chiamati ad una vocazione di testimoni - sono gli stessi dei musulmani .“Le nostre Chiese sono nella sofferenza, sopravvivono ma disperse come il sale, alla ricerca della propria identità” ha affermato il ministro che ha messo in rilievo la rivoluzione semantica del nome di cristiano: negli anni Novanta si parlava di Chiese e di Comunità cristiane al plurale: erano una forza, attrattive, in una regione difficile come quella del suo Paese. Oggi si parla di Comunità cristiana al singolare, che evoca un indebolimento, non solo demografico, ma di partecipazione agli occhi del mondo mediorientale. La guerra “incivile” ha preso in ostaggio un intero Paese, ridotto a moneta di scambio per combattere guerre per e degli altri. Mitri ha individuato un problema nel sistema politico libanese dove c’è una democrazia consociativa che dà il diritto di veto alla minoranza parlamentare e per questo non si riesce ad esprimere un Presidente.

Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo di Bagdad dei Latini nel tracciare un quadro difficile dei cristiani in Iraq ha detto che esiste una convivenza islamo-cristiana in alcune zone del paese. “Ho celebrato matrimoni e funerali alla presenza di musulmani” ha affermato Sleiman. Il fondamentalismo rifiuta l’altro, non accetta la tolleranza: i cristiani iracheni ne sono le vittime, ma non sono i soli, ci sono anche molti musulmani a subire la grande violenza che c’è – e non da oggi – nel Paese. L’arcivescovo ha messo in rilievo il contributo dei cristiani in Iraq nella costruzione di una modernità non violenta, non aggressiva e dove prevalga il rispetto della persona in quanto tale.

Antoine Audo, Vescovo di Aleppo dei Caldei, ha suggerito di non fermarsi alle difficoltà ma di cercare soluzioni, ricordando le antiche radici della Chiesa nel suo paese, la Siria, dove i cristiani si sentono a casa loro, inseriti nella vita sociale, pur conservando l’originalità del proprio cristianesimo. Quali le risposte in una situazione così complessa? Il vescovo le ha individuate nell’unità delle Chiese, nel dialogo ecumenico e in quello interreligioso: “la Situazione attuale ha bisogno di luoghi in cui cristiani e musulmani possano incontrarsi nella fiducia per esorcizzare la paura” ha concluso Audo.