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11 Maggio 2016 | ESZTERGOM, UNGHERIA

L'Europa e i Rom, la risposta del mondo cattolico in un convegno in Ungheria

 
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Si è svolto il mese scorso in Ungheria un Convegno promosso dal Comitato Cattolico per gli Zingari (CCIT) dal titolo : “L’Europa al bivio: chiese e culture di fronte alla misericordia”. Il convegno, a cui hanno partecipato anche rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio di Roma, è iniziato il 10 aprile, Giornata internazionale del popolo rom. Il convegno si è svolto nella storica città di Esztergom, sede tradizionale dell’arcivescovado cattolico in cui ha sede il Primate d’Ungheria, e ha visto la presenza di 150 delegati provenienti da circa 20 Paesi.

L’assemblea inaugurale si è aperta col messaggio di saluto del cardinale Antonio Maria Vegliò che a nome del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha ricordato che "la Chiesa è misericordiosa quando si mette in difesa delle persone afflitte e delle vittime dei sistemi sociali o delle ideologie. I cristiani devono avere il coraggio di denunciare le ingiustizie di cui i gitani sono ancora vittime e rispondere con le opere alle necessità dei Rom poveri, disprezzati e oppressi".

Il Paese scelto quest'anno per il Convegno è molto significativo: gli zingari sono presenti in Ungheria fin dal XV secolo, oggi il numero dei rom è stimato tra il 7 e l’8% della popolazione ungherese. Tuttavia la popolazione zingara cresce ad un ritmo più veloce: in dieci anni il numero dei rom è aumentato di 100 mila persone mentre il resto della popolazione ungherese è diminuito di 300 mila unità. Tuttavia la speranza di vita di un rom è di circa dieci anni inferiore di quella degli altri ungheresi. Solo il 25% dei rom unghersi ha un posto di lavoro e solo  il 36 % finisce la scuola secondaria. Paradossalmente durante la dittatura comunista gli zingari vivevano meglio: durante il regime di  Kádár  l’85 % dei rom ungheresi poteva contare su un posto di lavoro. Con l’instaurazione dei regimi comunisti, infatti, gli zingari cominciarono a essere visti come potenziali lavoratori, da inserire entro strutture economiche basate sullo sfruttamento della forza lavoro. Furono soprattutto i rom ad essere reclutati come lavoratori non qualificati ma, dopo il 1989, questi divennero le principali “vittime” della ricostruzione economica del periodo post comunista: furono i primi a perdere il proprio impiego e gli ultimi ad essere riassunti. Questo ha provocato la dipendenza di molte famiglie dai sussidi sociali e, di conseguenza, un crescente risentimento nella maggior parte della popolazione. Quando poi sono emersi gruppi neonazisti, i rom hanno rappresentato l’obiettivo principale dei loro attacchi: numerosi sono gli zingari uccisi da militanti dell’estrema destra, e spesso anche diversi politici ungheresi hanno fatto ricorso all’odio razziale per ottenere voti alle elezioni.

Il convegno si è concluso con la liturgia presieduta dal Primate d’Ungheria Peter Erdó: "Gli zingari, ha detto durante l’omelia, sono membri della Chiesa con gli stessi diritti degli altri, Dio non desidera che si abbandonino le ricchezze delle culture che lui stesso ha creato. Dunque è giusto che, all’interno della Chiesa, ci siano comunità popolari che conservino la loro lingua materna, affinché tutti nella Chiesa si sentano in famiglia".


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