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7 Novembre 2017 | BANGLADESH

I primi aiuti di Sant'Egidio per i profughi rohingya arrivano nei campi in Bangladesh

Un popolo di bambini a cui manca tutto: Réportage da un luogo di dolore

 
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"Circa 60 insediamenti, 15 grandi campi di profughi Rohingya - tende e baracche fatte con pezzi di  plastica, legno e lamiera trovati alla meglio, in zone scoscese fatte di terra e di fango a causa delle piogge - abitati da famiglie numerose e da tantissimi bambini. Un popolo di bambini che chiede di avere un futuro, la cui vita è minacciata ogni giorno dalla mancanza di tutto, soprattutto di cibo e di acqua potabile.I loro visi hanno occhi troppo grandi, i loro corpi sono troppo magri, provati dalla fame e dalle stanchezza delle lunghe marce. Sono occhi che ti guardano con speranza, con curiosità, ma in cui leggi una infinita paura. Sono questi occhi la cosa che più ti colpisce quando ti addentri in queste distese di capanne o semplici tettoie, che vengono impropriamente chiamate "campi profughi" in cui si ammassano i rohingya.".

In questi giorni, un rappresentante della Comunità di Sant'Egidio, Alberto Quattrucci, è in Bangladesh per distribuire i primi aiuti reperiti grazie alle donazioni ricevute fino ad ora. E' lui che ci guida a conoscere più da vicino la realtà dei rifugiati dal Myanmar.

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Con i primi aiuti ricevuti abbiamo acquistato medicine, macchinari sanitari e generi di prima necessità per i profughi Rohingya rifugiati nella zona di Cox’s Bazar.
La distribuzione avviene 
in collaborazione con il MOAS (Migrant Offshore Aid Station), che ha aperto un ospedale nel campo di Shamplapur e ne sta completando un altro nel campo profughi di Unchiprang.

Si tratta di antibiotici, farmaci pediatrici, analgesici, antinfiammatori, farmaci specifici, anti-ipertensivi, farmaci di emergenza, insieme a kit di diagnosi veloce e soluzioni iniettabili. Inoltre abbiamo procurato macchinari quali ECG, un Ecografo portatile, CTG e Cardiomonitor,  attrezzature e dispositivi necessari per la consultazione medica e per il trattamento delle emergenze. Ma la prima cosa che facciamo è distribuire cibo, con un target sull’alimentazione neonatale.

Durante la missione in Bangladesh, prendiamo contatti anche con la popolazione Rohingya in un villaggio al confine con il Myanmar: sono tante le storie e i racconti e storie di un dramma che non accenna a finire.

Sono oltre un milione i profughi Rohingya rifugiati in Bangladesh. 620 mila di loro hanno raggiunto la zona di Cox’s Bazar solo negli ultimi mesi. La maggioranza ha attraversato il confine via terra, attraverso l’unico varco possibile, altri hanno raggiunto il Bangladesh via mare. Sono tutti fuggiti dalla pulizia etnica in Myanmar. Il numero continua a crescere ogni giorno. Le migliaia di nuovi arrivati dormono nei rifugi improvvisati con fogli di plastica e tende leggere fornite da gruppi di aiuto. I leader della comunità Rohingya hanno detto che la loro gente, in questi ultimi giorni, trema di freddo di notte. Le recenti piogge hanno abbassato di molto la temperatura.

Con l'inverno in arrivo, i Rohingya hanno oggi grande bisogno di vestiti caldi. Le piogge e il vento da diversi giorni hanno causato un calo di temperature che aggravano le loro sofferenze. Hanno bisogno anche di riparo, cibo, acqua potabile, servizi sanitari… I bambini e gli anziani sono i più sofferenti: si sono già avvertiti  focolai di malattie per il freddo, tra cui infezioni delle vie respiratorie.

Per questo, lo scopo di questo primo viaggio è stato anche quello di avviare collaborazioni con la Caritas locale, con la Muhammadiyah indonesiana presente nell’area e con altre organizzazioni che lavorano nei campi profughi in questo momento per continuare il nostro programma di aiuto nelle prossime settimane e mesi.

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