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13 Marzo 2017

Il nuovo mondo affidato ai corridoi umanitari

 
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Nei giorni scorsi all'auditorium dell'Assistenza Pubblica si è tenuto l'incontro dal titolo «I corridoi umanitari: accoglienza e integrazione nel mondo che verrà». L'appuntamento - promosso dalla Comunità di Sant'Egidio - ha visto la presenza dí Sergio Casali (Sant'Egidio) e Samir Hanna, profugo siriano arrivato a Genova attraverso i corridoi umanitari. Gli interventi sono stati moderati da Alessandro Chiesa (Comunità di Sant'Egidio di Parma).
I corridoi umanitari sono nati dopo il tragico naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013: morirono oltre 300 profughi. Prevedono l'ingresso in Italia di profughi in condizioni di «vulnerabilità» come donne sole con bambini, vittime potenziali della tratta di essere umani, anziani, persone affette da disabilità o serie patologie e soggetti riconosciuti dall'Unhcr come rifugiati. Si tratta di una «buona pratica» che può costituire un modello replicabile anche in altri Paesi europei. In due anni sono stati salvati dalla guerra mille siriani. A gennaio è stato stretto un nuovo accordo tra ministero dell'Interno, Comunità di 
Sant'Egidio e Conferenza Episcopale Italiana per portare nel nostro Paese 500 tra eritrei, somali e profughi del Sud Sudan.
«Grazie ai corridoi - sottolinea Chiesa - i profughi vengono trasferiti in aereo e non devono così compiere viaggi della speranza che spesso si trasformano in tragedia ed evitano di finanziare gli scafisti e le organizzazioni criminali che ci stanno dietro». Quanto ai rischi legati alla sicurezza, il modello dei corridoi garantisce una maggiore tranquillità rispetto al sistema attuale. «Se trasferisci tutta la famiglia è più difficile che accadano determinati atti - precisa Chiesa -. Al loro arrivo inoltre, c'è già una casa e una comunità pronta ad accogliere queste persone. Questa operazione infine non costa un euro allo Stato ed è esportabile anche in altri Paesi»