NO alla Pena di Morte
Campagna Internazionale 

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-  19/12/01

SAFIYA NON SARA' LAPIDATA

Governo italiano e Parlamento mobilitati per risparmiarle la vita

di MARIDA LOMBARDO PIJOLA

 Safiya dovrà ringraziare il suo Dio (e se non crede in quello, ingiusto e malvagio com'è stato, dovrà ringraziare il suo destino) per essere stata ripudiata. Cosa che, forse, consentirà al governo nigeriano di salvarla. Safiya potrà invece risparmiarsi di ringraziare chicchessia per il fatto di essere stata violentata, con un coltello puntato alla gola, un uomo dell’età di suo padre, ed essere poi rimasta incinta. Cosa che non è stata sufficiente a farla assolvere dalla legge islamica per la sua gravidanza extraconiugale. A salvarla dall’accusa di adulterio, se si salverà, non sarà stato lo stupro che lei stessa aveva denunciato. Safiya Hussaini Tungar Tudu, 30 anni, dovrà dire grazie ad un cavillo, ovvero al fatto che una ripudiata non può essere adultera. Per questo, probabilmente, non sarà eseguita la condanna che le è stata inflitta nell’ottobre scorso dal tribunale islamico di Gwadabawa, nel Sokoto, al nord della Nigeria.

Non fosse stato per quel cavillo, Safyia Hussaini Tungar Tudu, 30 anni, sarebbe già stata trascinata dagli hisba, i giovani volontari della polizia religiosa, fino alla piazza del suo paese. Sarebbe stata sepolta fino al seno. I suoi concittadini avrebbe raccolto le pietre più aguzze. Le avrebbero tirate, mirando alla testa. Sarebbe morta così, Safiya. A meno che un amico di famiglia, al quale la legge islamica concede la prima sassata, non fosse riuscito a raggiungerla subito, con un colpo mortale. Non sarà questa, la fortuna di Safiya. Sarà un’altra, appena un po’ meno grottesca. «Una ripudiata non è più sposata, e dunque non può essere adultera», spiega, dall’ambasciata di via Orazio, Harune Imartane, portavoce dell’ambasciatore del governo nigeriano di Olusegun Obasanjo. Il quale dovrà ringraziare anche lui i tre mariti di Safiya per averla abbandonata, risolvendogli così un problema politico e diplomatico non di poco conto. Perché se una stuprata può essere adultera, e una divorziata, invece, no, i legali potranno aggirare la sharia, cioè la legge islamica, in uno degli ultimi Stati nigeriani dov’è ancora applicata. Safiya si salverà da una morte spaventosa. Obasanjo, presidente di un governo federale che si propone di ridare un volto accettabile al suo paese, si salverà dall’indignazione del mondo occidentale. Ne uscirà pagando per Safiya dei bravi avvocati, senza interferire nella giurisdizione di uno dei suoi Stati.

Chissà quanto dev’essersi sentito in imbarazzo, negli ultimi tempi, Obasanjo. L’Occidente si è mobilitato per Safiya come raramente era accaduto prima. Appelli, interrogazioni, richieste di grazia, e-mail, documenti, fiaccolate, interventi governativi. Anche il governo italiano è intervenuto, «abbiamo avanzato una richiesta e l’esecuzione è stata sospesa», diceva, ieri, nell’aula della Camera, il vicepresidente del Consiglio, Fini. Senza così tranquillizzare i parlamentari Castagnetti e Rivolta, che avevano posto la questione. «La condanna è stata sospesa — diceva Rivolta — solo per consentire alla signora di ultimare l’allattamento della sua bambina». «Farò accertamenti, le vostre parole non cadranno nel vuoto», assicurava il presidente Casini.

Il fatto è che la storia di Safiya, scoperta da alcuni giornalisti francesi, si svolge ormai in diretta sotto gli occhi del mondo, e scuote tutti, per come rappresenta e racchiude in modo clamoroso tutti gli aspetti delle storie di chissà quante altre Safiye, in chissà quanti altri Afghanistan e Nigerie, chissà quanti altri inferni femminili, sparsi chissà dove. In Nigeria, la rivoluzione culturale tentata dal presidente ha scatenato una guerra interna sanguinosa, portando alcuni degli Stati islamici ad arroccarsi nelle loro rigidità, soprattutto e sempre a spese delle donne.

E’ qui che Safiya, bella, fiera e intelligente, viene ceduta a 12 anni al suo primo marito, Yusuf. Nascono quattro figli. Il matrimonio naufraga, lei torna da suo padre. Il quale insiste con un secondo ed un terzo marito, inutilmente. Safiya è di nuovo nella capanna di suo padre. Dove un giorno viene aggredita dall’anziano Yacubu Abubaker, amico del suo genitore, e violentata. Nasce Adama. La storia ha un altro protagonista, la miseria. Perciò lei si rivolge alla polizia, chiede che Yacubu si assuma le sue responsabilità. Scatta il processo: adulterio. Yacubu nega lo stupro e viene assolto. Lei condannata. «Perché lui assolto ed io condannata?», grida Safiya. Non c’è risposta. Per lei c’è solo una data: la condanna verrà eseguita 144 giorni dopo, di modo che possa finire di allattare la sua bimba.

Ma ora Safiya ha proposto appello, bloccando la condanna. Il mondo è accanto a lei. Persino Yacubu si è pentito. Ha riconosciuto la sua bimba. Dice che sposerà Safya, se lei avrà salva la vita. Così la signora potrà cavarsela con meno, appena un po’ di meno della lapidazione. Sposerà il suo violentatore bugiardo, di trent’anni più vecchio. Riceverà 100 frustate sulla schiena, quelle previste per una donna non sposata che abbia avuto rapporti sessuali, le stesse che hanno quasi ammazzato la tredicenne Bariya Magazu nello Stato di Zamfara, qualche giorno fa. Safiya tace. Dalla capanna di suo padre, dov’è in libertà provvisoria, non dà notizie di sé da qualche giorno. Dicono che sia sparita. Che se ne sia andata chissà dove. Glielo auguriamo. Speriamo sia lontano, il più lontano possibile da lì.


il messaggero – 19/12/01

IL PORTAVOCE DEL GOVERNO

 «C’è un cavillo: non è un’adultera»

ROMA - L’ambasciata é sommersa dai fax, i telefoni sono impazziti, i computer traboccano di e-mail, la sera di Natale ci sarà una fiaccolata, proprio qui davanti. Lui vorrebbe dirlo a tutti, vorrebbe stampare i manifesti sui muri dell’ambasciata di Nigeria: «Non verrà uccisa, ve lo assicuro: Safiyra Husseini non verrà uccisa. La sentenza è stata sospesa. E troveremo il modo per farla assolvere». Ma scusi, signor Harune Imarane, lei è il capo dell’ufficio stampa dell’ambasciata nigeriana, e dunque parla a nome del governo. Allora il caso è risolto? «Chiariamo: il governo non può risolverlo. Vede, in Nigeria c’è un governo federale, e tutti gli Stati sono autonomi, come in America. Ogni Stato ha le sue leggi ed i suoi giudici. Il governo federale non può interferire, la giustizia deve fare il suo corso..». Spiega, Imarane, che la sharia, cioè la legge islamica, sopravvive ancora in pochi, pochissimi del 37 stati nigeriani, «solo due o tre». Malgrado il governo. Ma allora? Come se ne esce?

«Se ne esce per via giudiziaria. La signora ha già proposto appello. Il governo le pagherà gli avvocati. L’appello blocca la sentenza. La causa d’appello è già evidente». Ovvero: «La signora non può essere condannata per adulterio. La signora è stata ripudiata. Ovvero è divorziata. Dunque, non ha tradito nessuno. Questo sarà indubbiamente riconosciuto dal tribunale. E’ evidente. E sarà questo a determinare l’assoluzione». Resta un mistero: se questo era così evidente, come si è potuti arrivare alla condanna? Restano un mucchio di domande: come può una condizione come questa, "ripudiata", avere più valore giudiziario di uno stupro? E a che tipo di morale ispira, allora, la legge islamica? E quanti altri casi di ingiustizie e violenze come queste possono essere stati perpetrati contro le donne, senza che se ne sia saputo nulla? Imarane può rispondere fino a un certo punto. Il suo paese è diviso, sanguinosamente diviso tra gli il mondo islamico e quello cristiano. Ma sulle singole giurisdizioni, il governo centrale nulla può. «Vede, il presidente è sensibile, molto sensibile all’opinione pubblica. Sensibile alle richieste che vengono fatte da tutto il mondo. Ma ripeto: lui non può interferire nella legge degli Stati. Una cosa io ve la posso garantire: la signora Safiya Husseini non verrà uccisa. Tornerà dai suoi figli. Questo è certo».


IL TEMPO -  19/12/01

Il Parlamento cerca di salvare la nigeriana condannata a morte

GARA della solidarietà per cercare di aiutare la giovane nigeriana Safiya Husseini Tungar Dudu, condannata alla lapidazione per avere avuto una figlia fuori dal matrimonio e che ora rischia la condanna a morte. La donna nigeriana, già madre di cinque figli, divorziata dal primo marito e abbandonata dal secondo, ha avuto un'altra figlia a seguito di uno stupro subito da un amico del padre, un uomo anziano e già sposato. Poiché? nello Stato nigeriano del Sokoto si applica la legge islamica, la Sharia, che prevede per il concepimento di un figlio al di fuori del matrimonio legale la condanna a morte con il metodo tribale della lapidazione, Safya è stata condannata a morte il 9 ottobre scorso e la pena è stata sospesa solo per il tempo consentito alla madre