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In occasione della Giornata della Donna, Roma si stringe in Piazza del Campidoglio attorno ad Amina per salvarla dalla lapidazione.

L' istallazione artistica intorno al Marc'Aurelio

 

ROMA, 7 MAR - La sera del 7 marzo , in occasione della Festa della Donna, si è svolta a Roma nella Piazza del Campidoglio una manifestazione per chiedere la salvezza per Amina Lawal, condannata alla lapidazione in Nigeria.

Il Sindaco Veltroni ha ricordato l’ampio consenso internazionale che si è creato attorno al caso di Amina.

Una rappresentante dell’associazione dei familiari delle vittime dell’11 settembre ha poi portato la propria testimonianza di pace e di riconciliazione, contro le inutili vendette della guerra.

Mario Marazziti della Comunità si Sant’Egidio ha messo in evidenza come la pena capitale e quindi anche la lapidazione costituiscano un abisso barbarico. Ha poi sottolineato gli apprezzabili sforzi del Presidente nigeriano e del Governo per salvare Amina dalla lapidazione, definita dallo stesso Olobasanjo una pratica contraria alla costituzione nigeriana.

7 marzo - L'intervento della Comunità di Sant'Egidio

Marazziti ha quindi concluso appellandosi nuovamente al governo federale nigeriano affinché venga salvata la vita di Amina. All’appello per Amina ha poi aggiunto un appello per la pace.

Appello per Amina

 

 

 

 

 

 

 


Amina e tutte le altre

PER NOI LA VITA NON È SICURA

di ELISABETTA RASY

Giustamente il Comune di Roma ha deciso di dedicare l'8 marzo, cioè la festa delle donne, a una donna che romana non è: la nigeriana Amina Lawal, che attende per il 24 di questo mese l'inizio del processo d'appello con il quale spera di sfuggire alla condanna a morte per lapidazione che le è stata inflitta per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio. Giustamente: se un anno fa scrivevamo che questa ricorrenza ha senso proprio per le donne che non possono festeggiarla - le anziane, le malate, le emarginate - oggi il discorso non può che estendersi. L'8 marzo, giorno di festa ma anche di mobilitazione, ha soprattutto senso per le donne che non l'hanno mai sentito nominare: quelle che portavano (e portano) il burqa, quelle a rischio di lapidazione, le donne mutilate, le vittime degli stupri etnici, quelle che devono prostituirsi a dieci anni. Dunque, sulla piazza del Campidoglio un'installazione dell'artista Maria Dompé dedicata ad Amina invita passanti e turisti a riflettere sui diritti negati a buona parte del mondo femminile e sull'antica ma sempre rinnovata violenza alla quale è sottoposto. Ma il tema della violenza alle donne non è solo questione di paesi lontani: è cronaca quotidiana per le cittadine di Roma e dintorni di tutte le età e condizioni. Secondo un rapporto presentato alla fine dello scorso anno i reati contro la popolazione femminile sono in controtendenza rispetto al calo generalizzato della criminalità. Cosa significa? Significa che a Roma e nel Lazio la vita è più sicura per gli uomini, ma non per le donne. Tutte le donne? Sì, le donne in generale.

Certo, più a rischio è la donna che lavora, che esce presto oppure rincasa tardi, che per esigenze di lavoro circola spesso da sola, oppure che si tiene in forma facendo jogging nei parchi fuori dall'orario di lavoro, la mattina presto o al tramonto (borseggi, furti, stupri). Ma non sono esenti dal pericolo d'aggressione neanche le pensionate all'uscita della messa o a casa propria (truffe, rapine col narcotico, scippi), le ragazzine che prendono l'autobus (molestie) e le ragazze in cerca di lavoro (inserzioni-esca a scopo estorsione o avviamento alla prostituzione). Per non parlare delle extracomunitarie prostituite e sfruttate, o delle donne vessate da racket di immigrati, per esempio quelle della comunità cinese.

Fra tutti i reati segnalati, soprattutto sono aumentate le violenze sessuali: se nel 1997 i casi registrati a Roma erano centosei, nel 2001 il numero è salito a duecentoventuno. Quanto alle donne uccise in quelli che una volta si definivano delitti passionali - gelosia, rancori sentimentali, rifiuto della separazione - la crescita è allarmante in tutta Italia : 40 omicidi solo negli ultimi due anni.
Bene ha fatto dunque il Comune e il suo assessorato alle Pari opportunità a dedicare questo 8 marzo ad Amina, simbolo della perdurante violenza contro le donne: nel suo Paese e in tanti altri del mondo la violenza contro le donne è un crimine autorizzato e protetto dalla legge; da noi fortunatamente è il contrario, ma questo non è bastato a debellarlo.


Non dimentichiamo Amina e le sue sorelle

Quote rosa o no? Se ne discute tutti gli anni e quasi sempre in occasione dell'8 marzo. Quest'anno la discussione è più animata perché è stata di recente approvata la la legge sulla parità uomo-donna, cioè la modifica dell'art. 51 della nostra Costituzione, che stabilisce: «Tutti i cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge». 

Ora a questo articolo è stato aggiunto il comma: «A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini». Il fine è dunque di promuovere una maggiore presenza delle donne in politica e non attraverso la garanzia dell'elezione ma grazie a una serie di misure che agevolino le candidature femminili, per facilitare i percorsi delle donne nel mondo della politica e nei rapporti con l'elettorato. 

Naturalmente sono i partiti, che devono profondamente modificare strutture e metodi nella selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature, i primi destinatari di questo segnale costituzionale. Siamo infatti, col 9,2%, all'ultimo posto in Europa per le presenze femminili in Parlamento e al 69.mo nel mondo per il numero di donne parlamentari. Ci precedono tutti i paesi del Nord Europa (Svezia in testa, con il 42,7%),ma anche tanti paesi dell'Africa e dell'Asia (dal Congo,al Mozambico allo Zimbabwe, dal Turkmenistan al Laos).

 Oggi il nuovo articolo 51 obbliga Stato e Regioni a un riequilibrio delle presenza delle donne nelle istituzioni, anche se sarà necessario ancora del tempo (e leggi adeguate) per garantire una parità effettiva. Tutto questo avrà sicuramente benefici effetti anche nel mercato del lavoro,nelle ?carriere professionali? delle donne e forse persino nella crescita della fertilità.Ricordiamo infatti che il nostro paese continua ad avere un tasso di natalità bassissimo.

 Nell'Unione europea,dal 1960 al 2001,il tasso è sceso da 2,59 a 1,47 figli per donna,mentre, nello stesso periodo, in Italia si è passati da 2,41 a 1,24. Le donne entrano nel mercato del lavoro con molte difficoltà e finiscono con lo sposarsi in ritardo (mediamente a 28 anni,invece dei 22 di 20 anni fa); hanno il primo figlio sempre a 28 anni. Mentre rimangono molto carenti i servizi ai bambini, il peso della gestione della casa è ancora quasi interamente affidato alla donna. 

L'8 marzo va ricordato anche per altre due leggi, approvate dal Senato: la legge sull'infibulazione (40 mila donne immigrate in Italia hanno subito mutilazioni genitali e 6000 bambine rischiano la stessa sorte) e la legge sulla schiavitù,che riguarda in gran parte donne e minori (500mila donne ridotte in schiavitù in Europa; 50mila solo in Italia).

Ma c'è un'altra riflessione da fare. Le donne occidentali hanno ottenuto grandi conquiste sulla strada della parità, della libertà e della tutela della propria dignità. Ogni giorno però veniamo bersagliati da notizie dolorose: casi come quello di Amina Lawal (nella foto), la nigeriana condannata a morte per lapidazione per aver messo al mondo una bambina fuori dal matrimonio, sono tutt'altro che rari, soprattutto in Africa, Asia e Medio Oriente. Alle migliaia di donne condannate per adulterio, torturate,impiccate,comprate come oggetti (persino in Cina) dobbiamo rivolgere il nostro pensiero. 

E tutti, donne e uomini, dobbiamo far sentire la nostra voce per tutelare più efficacemente i diritti fondamentali delle donne di Africa, Asia,e America Latina.

di Aldo Forbice