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Religioni e culture
tra conflitto e dialogo

Incontro Internazionale
Uomini e Religioni
Palermo 1-3 settembre 2002

Comunità di Sant'Egidio

Arcidiocesi di Palermo

   

Martedì 3 Settembre 2002 - Cinema Imperia, Piazza Politeama
Conflitti e riconciliazione

Sheick El Hadi Kone Idriss Koudouss
Presidente del Consiglio Nazionale Islamico della Costa d'Avorio
  


Eccellenze, Signore e Signori,


Contesto

Per contribuire efficacemente al progresso della coscienza sociale dell'umanità l'esercizio della coesistenza culturale e confessionale dei popoli deve svolgersi senza che i ricordi dolorosi dei periodi di schiavitù e di colonialismo prevalgano sulla nostra volontà di vivere insieme con le nostre differenze.

Se, inoltre, questo esercizio può essere utile a dimostrare l'identità dell'essenza di una cultura o di una religione, esso avrà ancor più merito aiutando queste culture o religioni a uscire dalla loro sclerosi secolare, dal loro ermetismo testuale, facendo esplodere cioè quella loro di isolamento, in cui alcune persone le hanno confinate.

Ma, per evitare di essere pervertita, ogni cultura ci si deve augurare che si abbeveri a sufficienza dei propri valori originari, prima di rivolgersi a fonti straniere.

"un albero non può crescere alto nel cielo se le sue radici non affondano profondamente nel terreno"

Inoltre, in una simile pienezza sia culturale che religiosa, l'altro pericolo risiede nella ricerca forsennata di una sorta di egemonia, con un amalgama o una giustapposizione, senza accordo e senza comunicazione dei valori, nel capriccio, nel conformismo cieco, nella costruzione di una civiltà sterile e contraffatta….

Per arrivare al punto, bisogna che la rigenerazione delle società venga realizzata con una mentalità che si situi nel mezzo tra il radicamento ed una apertura che potrebbe essere alienante.

Il problema non è quello di adottare le idee venute da fuori, ma di trasformarle e adattarle per contribuire alla rinascita della società.

Perché "…se Dio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità…" (Sura V, Il piatto servito, versetto 48)

Inoltre, Eccellenze, Signore e Signori, noi, donne e uomini di tutte le Nazioni, per aspirare al progresso dell'umanità, dobbiamo anzitutto riconoscere i nostri errori presenti e passati, di interpretazione, denunciare le falsificazioni della storia e le frustrazioni nate dall'ingiustizia, prima di installare le nostre costruzioni morali su basi diverse da quelle che consigliano alle vittime di dimenticare, mentre rassicurano i colpevoli nel loro sentimento di sufficienza nutrito di orgoglio, senza sentire né rimorsi né pentimenti.


La nostra comunicazione si articolerà, Inch'Allah (se Dio lo vuole) attorno ai seguenti punti:

1.I conflitti su base culturale e religiosa

2.le disposizioni che favoriscono il dialogo fruttuoso delle religiosi e delle culture


1.I conflitti su base culturale o religiosa


-Qualche causa

La maggior parte delle società che costituiscono gli Stati e le Nazioni, è formata da popolazioni con culture e religioni differenti. Questa coesistenza, resa possibile da una parte dal metissage culturale, ha conosciuto però fortune diverse, dando luogo a diversi focolai di tensione disseminati nel mondo intero.

A questo proposito è facile constatare come nessuna società umana si sia potuta evolvere senza prestiti culturali, che lo abbia fatto volentieri o per forza.

Per forza: pratiche pur vergognose come la schiavitù e il colonialismo hanno segnato, con il loro passaggio la cultura e la religione di numerose popolazioni: in Africa, in America, in Asia, in Europa e in Oceania. Il linguaggio consacrato da questa dolorosa parentesi della storia dell'umanità confinerà nella loro classe, l'indigeno, l'aborigeno, l'intoccabile, ecc.

Lo schiavismo, quando il negriero, forte della sua pretesa superiorità culturale, ha disprezzato i valori dei popoli sottomessi, le loro lingue, i loro spiriti, i loro insegnamenti, la loro economia, e anche la loro dignità, a tal punto che essi non hanno potuto partecipare alla civiltà mondiale in modo pieno e completo.

Questi metodi di sfruttamento, la schiavitù e la colonizzazione, hanno costruito, soprattutto per l'Africa, "epoche rudi, sanguinarie, di cinismo e sadismo, in cui la morale è stata dimenticata".

Queste sono alcune delle cause inconfessate dei conflitti culturali e religiosi nella più parte delle ex colonie in Africa, ma non devono far dimenticare quel che è accaduto e accade altrove, laddove le religioni e le culture sono utilizzate come strumenti per la creazione ed il mantenimento di focolai di tensione.

All'occorrenza il Medio Oriente è stato abbandonato ai settarismi militanti, forzando gli abitanti a non identificarsi se non in funzione della propria appartenenza confessionale. I musulmani, i cristiani e gli ebrei hanno tutti contribuito al concepimento di un mostro a tre teste, ciascuna delle quali ha come finalità quella di annientare le altre due.

In oltre, in America la colonizzazione ha fatto entrare in conflitto culturale e religioso gli indiani, i neri, ma anche i bianchi. L'esempio più eloquente di questi conflitti è quello che ha opposto cattolici e protestanti in seguito alla riforma di Lutero nel XVI secolo.

Liberati da questo sistema ripugnante di sfruttamento e di invasione, i popoli continuano a soffrire nuove forme di asservimento culturale e religioso. Esse non lasciano altre scelte ai popoli sottomessi che quella di ricalcare il proprio modo di vivere su quello dei loro ex-colonizzatori.

A questo proposito, si spinge a credere che la cultura del popolo economicamente dominante resti quella che porta alla felicità.

Per di più, i paesi ricchi del Nord utilizzano i media, le multinazionali e uomini politici spesso poco scrupolosi per accentuare l'indottrinamento culturale ed il proselitismo forsennato.

Del resto l'individualismo, il collettivismo, il capitalismo, il comunismo, la mondializzazione, ecc. hanno tentato di tutto, senza per altro mettere fine alla crescita delle nostre inquietudini, delle nostre sofferenze dei nostri turbamenti, che si rinnovano con l'arrivo di nuove pandemie e con gravi casi di offesa ai diritti dell'uomo.

Per di più, il bastone del colonialismo ha sostituito ogni obbligo religioso con il suo materialismo furioso, ed avendo spogliato intere popolazioni della loro tradizione della loro lingua della loro religione.

L'indipendenza politica è stata acquistata a prezzo di tanti sacrifici e nessun popolo è disposto a farne merce di scambio e a barattarla con una nuova dipendenza o una nuova alienazione; soprattutto nei diversi domini spirituali, culturali e economici.

Ora i nuovi dirigenti del mondo, uomini politici, rappresentanti dei media, della cultura, della religione, pretendono di mettere la loro fede, gli uni in Dio, gli altri al servizio di una causa che brucia, molto spesso bassamente materialista, anche a detrimento della verità.

L'attitudine di costoro, che attraggono verso il male il nuovo ordine mondiale, trae la propria forza dai fatti seguenti:

1.Il tentativo di isolare la loro micro nazione emergente, sulla base di un nazionalismo ottuso, con una balcanizzazione, secondo l'etnia e la religione, con l'unico desiderio di conquistare il potere politico o di rinforzarlo. E' questo il caso nella maggior parte dei paesi poveri.

2.La riduzione progressiva dei popoli al solo mercantilismo. E' la nuova mentalità dei paesi industrializzati i quali, dopo lo sfruttamento delle colonie, rifiutano agli ex schiavi un visto d'entrata nel loro paradiso terrestre.

3.L'indifferenza colpevole dei paesi fortunati verso la molteplice sofferenza delle popolazioni delle nazioni povere, che soffrono di numerose pandemie, tra cui quella dell' AIDS, della fame dovuta, come è noto, alle guerre, al cattivo governo, in breve dei numerosi attacchi contro i diritti dell'uomo.

Tutte queste situazioni spingono l'uomo e l'umanità verso un precipizio pericoloso.


2. Disposizioni che favoriscono il dialogo delle religioni e delle culture

Se l'umanità resta ancora in queste amare constatazioni è perché dal Summit di Tripoli nel febbraio 1976, fino a questo di Palermo nel settembre 2002, passando per gli incontri di Crdova nel marzo 1977, di Assisi in ottobre 1986 e di Barcellona nel settembre 2001, gli uomini di religione e di cultura non hanno potuto armonizzare la diversità culturale e religiosa nell'amicizia, nella fraternità e nel rispetto mutuo.

Di fronte a questo quadro oscuro, gli incontri di uomini e di donne di religione e di cultura guadagnerebbero nel far scivolare via l'umanità dal terreno ideologico, senza spingerla a nuotare in generici filantropismi, per andare verso un mondo in cui il progresso umano è qualificante.

A questo proposito, è imprescindibile che ogni organizzazione confessionale o culturale orienti le sue azioni esterne verso la messa in valore dei punti di convergenza con l'altro, privilegiando il rispetto, al deferenza e la tolleranza.

"E non discutete se non nel modo migliore con le genti del Libro". (Sura XXXIX, azzumar, versetto 46)

Si dovranno promuovere scambi fruttuosi, e eventualmente mettere in valore concordanze dottrinali, similitudini sociologiche e analogie testuali comuni alle differenti religioni e culture.

Rispettare l'irreligiosità nella sua opposizione all'essenza, all'onniscienza, alla onnipotenza e alla saggezza di Dio, al messianismo e alla preomessa di una legge divina di ricompensa, insegnata dai suoi inviati, deve non soltanto costituire una base dottrinale consensuale, ma anche in modo efficiente, permettere di affrontare la vita, senza ignorare o negare l'esistenza della differenza.

"Nessun obbligo nella religione, perché il buon cammino si è distinto dalla perdizione" (Sura 11, la vacca, versetto 256)

L'Islam afferma che la religione fa parte dell'essere umano, senza di essa sarebbe del tutto impossibile guarire il mondo dai mali di cui soffre. La miseria umana rischia di crescere in camminare sempre più a vuoto verso un punto morto, verso la decomposizione, verso il declino…

Oltre alla messa in valore intelligente dei punti di consenso dottrinale, le religioni e le culture di questo mondo hanno da condividere un simile punto di vista riguardo ai principi della morale, essenzialmente fondata sulla stessa concezione del bene e del male, della giustizia e della pace.

Esse debbono inoltre condannare unanimemente il vizio, la violenza, l'ingiustizia, l'odio, che sono tutti segni di empietà.

Anche se debbono restare indulgenti verso la debolezza umana, le religioni e le culture debbono farsi carico dell'educazione etica dell'umanità.

In effetti, la negligenza della fede e dei cammini di bene da parte degli uomini è all'origine delle difficoltà del nostro mondo.


Conclusione

Signore e Signori, è evidente che se le religioni e le culture cesseranno di promuovere i valori sociali, esse non lasceranno alcuna orma nell'evoluzione sociale dell'umanità, nella quale bisogna sempre istruirsi e istruire gli altri.

Quando le donne e gli uomini di religione e di cultura avranno formato delle generazioni i cui membri porranno la loro fiducia in Dio, nessun popolo avrà più timore dell'altro, nessun popolo avrà paura dell'altro, né lo odierà.

"l'esistenza senza trascendenza perde ogni dimensione di profondità, rimane piatta, vuota, terrificante"

Il Consiglio Nazionale Islamico si assocerà a ogni iniziativa tendente a esprimere tentativi per costruire un mondo di rispetto della differenza.

Rendendo grazie a Dio, unico e misericordioso, io vorrei di nuovo esprimere tutta la riconoscenza della comunità musulmana della Costa d'Avorio, alla Comunità di Sant'Egidio per la azione instancabile che essa conduce generosamente per il riavvicinamento delle creature di Dio.