Si racconta che un pittore, sposato e padre di tre figli, viveva una vita bella e piacevole.
Un giorno decise che avrebbe dovuto trovare un nuovo soggetto da dipingere, che fosse la cosa più importante del mondo. Lasciò sua moglie e i suoi figli e decise di andaresene per il mondo per trovare questo oggetto.
Dopo un mese di peregrinazioni raggiunse un luogo dove si svolgeva una guerra tra due paesi, e dove erano state perse molte vite innocenti. Camminando per strada incontrò un uomo e gli chiese: “cosa pensi sia la cosa più importante nel mondo?”. L’uomo rispose immediatamente: “La pace. Se solo ci fosse la pace nella nostra regione le nostre vite sarebbero meravigliose, belle e comode”. Il pittore pensò tra sé e sé: “E’ vero, la pace è la cosa più importante. Ma come faccio a dipingere la pace?”. Così decise di continuare il suo cammino per trovare un soggetto che fosse possibile dipingere. Arrivò ad un luogo dove credenti discutevano con non credenti. C’erano discussioni dure ed accese sulla religione. Quando fermò un uomo per strada e gli chiese: “Cosa pensi sia la cosa più importante del mondo?”, quest’ultimo rispose: “La fede. Se tutti credessimo in D-o , sarebbe la cosa migliore per tutti noi.” Il pittore pensò: “è vero, la fede è veramente di estrema importanza, ma come è possibile dipingere la fede?”.
Quindi si ritenne obbligato a continuare le sue peregrinazioni ed incontrò una donna che aveva problemi con suo marito. Le chiese “Quale pensi che sia la cosa più importante del mondo?” e lei rispose: “L’amore. Se a casa c’è l’amore, la casa è un paradiso.” Il pittore disse: “è vero, l’amore è di estrema importanza, ma come è possibile dipingere l’amore?
Dopo aver girato per un anno decise di tornare a casa a mani vuote, senza aver trovato un soggetto appropriato da rappresentare. Al suo arrivo sua moglie lo accolse con grande affetto e con le lacrime che le erano venute per la nostalgia; i suoi figli saltarono dalla gioia, accogliendolo con grande calore e affetto. Sedutosi per bere caffè insieme a sua moglie e viste le lacrime di amore e nostalgia disse a sé stesso: “cosa sono andato a cercare nel mondo? La pace? Ce l’ho a casa mia. La fede? Ce l’ho a casa mia. L’amore? Ce l’ho a casa mia. Quindi, che necessità ho di andarmene per paesi lontani? Il tesoro è a casa mia.
In modo simile, Signori e Signore, che necessità abbiamo di affidarci ad altri? Il tesoro è con noi, a casa nostra. Quale religione, infatti, non è in favore dell’amore? Quale religione non è in favore della pace? Quale religione non è in favore della fede? Ogni religione è contraria alla violenza ed ogni religione è contraria al terrore.
Rabbi Kook, il primo rabbino capo della Terra di Israele, nel suo libro “Arfilei Tohar” scrive che la nostra responsabilità, in quanto uomini di religione non è quella di intraprendere guerre contro coloro che non credono, ma di aumentare la fede; non fare la guerra contro gli ingiusti, ma di aumentare la giustizia; non di fare la guerra contro l’ignoranza, ma di aumentare la saggezza.
Si racconta che Rabbi Shmue Hanagid, che stava camminando per strada insieme al re mussulmano del paese, quando un uomo si avvicinò e cominciò a maledire il rabbino. Il re si arrabbiò moltissimo e disse al rabbino di tagliare la lingua al mussulmano, ma il rabbino gli perdonò.
Sei mesi più tardi il re ed il rabbino stavano di nuovo camminando insieme quando improvvisamente lo stesso uomo si avvicinò e cominciò a benedire il rabbino. Il re si meravigliò e disse: “non ti avevo detto di tagliare la lingua a quell’uomo?”. Il rabbino rispose: “E’ vero, gli ho tagliato la lingua”. Ed il re allora, stupito, disse: “Allora come è possibile che stia ancora parlando?” Il rabbino rispose: “Gli ho tagliato la lingua maledicente e la ho sostituita con una benedicente”.
Se siamo in grado di perdonarci gli uni gli altri, allora sarà per noi possibile eliminare i nostri atteggiamenti violenti e maledicenti e sostituirli con atteggiamenti di bontà e benedizione.
Il primo gesto violento della storia fu quando Caino assassinò suo fratello Abele; e D-o nella sua ira lo condannò, dichiarando “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! “ Nel testo ebraico, la parola utilizzata è “dmei”, che letteralmente significa “i sangui”, al plurale. I nostri rabbini si sono chiesti perché la parola sia stata scritta al plurale – dopo tutto, Caino uccise una sola persona, suo unico fratello. E i nostri saggio ci spiegano che il plurale è utilizzato per riferirsi al “sangue suo ed il sangue dei suoi discendenti” – tutti i figli, i nipoti, e le future generazioni che sarebbero potuti discendere da lui – tutti costoro gridano dal suolo.
Un assassino potrebbe pensare che egli ha ucciso un solo uomo, ma ciò non è vero. Non ha soltanto ucciso un uomo (come se non fosse già abbastanza), ma ha ucciso le future generazioni potenziali che sarebbero potute nascere da lui.
Dovremo imparare dal nostro comune padre Abramo, la cui casa era aperta a tutti e che cercava i viandanti per offrire loro cibo e bevande, e non chiedeva nessun compenso, ma soltanto che i suo ospiti benedissero l’Onnipotente, perché tutto ciò di cui siete stati beneficati è suo – è lui che vi ha dato cibo e bevanda. Perciò Abramo insegnava unicamente attraverso l’amore. Soltanto attraverso l’affetto, e non attraverso l’aggressione, è possibile cambiare l’atteggiamento delle persone verso il meglio.
Perciò vorrei ripetere la mia proposta di stabilire le Nazioni Unite delle Religioni, che farebbe da mediatore tra le religioni. Dovrebbe, in modo particolare, abbracciare i leader religiosi che hanno un’influenza profonda sulle loro congregazioni; e, in modo particolare, facilitare il contatto tra paesi che non hanno relazioni diplomatiche tra di loro. Se ci sediamo insieme attorno ad un tavolo, veniamo a conoscerci l’un l’altro, sicuramente le persone sarebbero sorprese nel sentire cose nuove, approcci nuovi, e sicuramente arriveremmo a soluzioni efficaci. La mancanza di contatti aumenta l’odio, la mancanza di comunicazione intensifica il conflitto. Ogni ponte che viene costruito porterà i cuori insieme. La maggior parte dei conflitti del mondo sono, se guardiamo all’essenza delle cose, alimentate dalla religione. Lasciateci sedere insieme attorno ad un tavolo e non accontentarci soltanto degli avvenimenti diplomatici. Lasciateci essere gli ambasciatori dell’Onnipotente e sforzarci per costruire ponti e promuovere la pace, l’amore e la fede nel mondo.
Alla base di tali Nazioni Unite sarebbero i Dieci Comandamenti che l’Onnipotente ci ha consegnato e che includono il comando “Non uccidere”. Naturalmente, le varie questioni importanti che vengono affrontate dalla società contemporanee sarebbero nel nostro ordine del giorno: abuso di droghe e di altre sostanze, la promiscuità, la violenza, la famiglia, l’educazione ed il rispetto reciproco e, naturalmente, la santità e la dignità della vita.
Esprimo il mio sentito grazie alla Comunità di Sant’Egidio per questi incontri importanti; ogni congresso aumenta il rispetto reciproco e la comprensione e ad ogni incontro un altro mattone importante si aggiunge al ponte che stiamo costruendo tra le religioni del mondo.