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Il perdono è vita, l'assenza di perdono è morte. Meditazione di don Marco Gnavi sulla condanna a morte di Quintin Jones

19 Maggio 2021

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Video e testo del commento a Mt.6, 7-15

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Meditazione di don Marco Gnavi

Mt 6,7-15

La preghiera che il Signore Gesù ha messo sulla nostra bocca e nel nostro cuore culmina concentrandosi sulla remissione dei debiti, i nostri e quelli altrui, e sulla liberazione dal male.

Il perdono sembra al centro di questa invocazione comune che accompagna tutti i giorni la nostra vita e viviamo un paradosso perché tutta la vita dei cristiani è ammantata di perdono e immersa nel perdono. Nella predicazione ogni giorno offerta nella domenica in cui ripetiamo di non essere degni di partecipare alla mensa, ma ci viene offerto il pane della vita. Tutta la vita cristiana, potremmo dire, è perdono, perché la nostra vita è un dono che per il peccato abbiamo scambiato con il possesso e per questo facciamo un gran parlare di perdono, ma resistiamo a offrirlo. Gesù avvisa e ci avverte di non sprecare parole sul perdono.

Questa sera un mendicante di perdono, Quintin Jones, di 42 anni, ci spiega dolorosamente che perdono è vita, assenza di perdono è morte. Quindici giorni fa, questo afroamericano ancora giovane, detenuto in un braccio della morte del Texas, ha chiesto di essere aiutato a chiedere clemenza. In molti dicono che questa notte verrà giustiziato, ucciso, verrà assassinato dallo Stato perché dare la morte in quest’ora è anche una scelta di volontà politica, mentre negli Stati Uniti le esecuzioni si restringono, in Texas si devono mantenere. Chi ha ascoltato le parole di questo giovane uomo, sentirebbe la sua mitezza, la sua richiesta avanzata senza rabbia, con speranza disperata.

Perdono e vita coincidono, assenza di perdono e morte dolorosamente coincidono. Noi abbiamo il dovere della speranza e la responsabilità della preghiera. Sappiamo bene che i pensieri, le opere, le omissioni di bene sono portatori di male e non salvano né noi stessi né gli altri. Al contrario, crediamo che sia necessario sperare contro ogni speranza, chiedere l’impossibile e lavorare perché l’impossibile sia realtà.

Gesù avverte che se questo nostro mondo, questa generazione, noi stessi non sapremo perdonare agli altri, con questa misura saremo anche misurati da Dio e sarà difficile ricevere clemenza. C’è una sperequazione nella vita: compiere il male non è la stessa cosa per tutti. Il male affonda le sue radici in uomini e donne più indifesi e noi siamo preservati da tanto dolore, da tanta violenza, da tanta sofferenza e tutto ci porta a dire che se la nostra vita è un dono, dobbiamo preservare la vita degli altri.

Nel Signore Gesù il perdono si accompagna anche a fare la volontà del Padre, a offrire il pane quotidiano, a offrire la giustizia, avvicinare il regno. La nostra preghiera, mentre cerchiamo la salvezza di quest’uomo, si deve e si può accompagnare anche nei giorni seguenti, e sempre nella nostra vita, a questa obbedienza alla volontà del Signore Gesù. Siamo certi che il Signore ascolta.

Sentiamo anche l’inadeguatezza della nostra invocazione, tuttavia crediamo che chiunque viva la prova dolorosissima della morte imminente possa sentire l’abbraccio misterioso dell’invocazione, abbia accanto a sé il Signore e possa sperare ancora nella vita.

Chiediamo a Dio, noi che tutta la vita siamo perdonati, riconciliati, possa offrire salvezza a chi mendica il perdono degli altri per fare ancora della sua vita un dono e siamo solidali con tutta la famiglia della vittima dell’omicidio che quest’uomo ha confessato e che riconosce un male terribile avvenuto vent’anni fa.

Siamo solidali con questa famiglia che ha cominciato ad amare anche Quintin e che ha chiesto la grazia. Siamo solidali con Quintin che vuole vivere e ha fatto della sua vita una testimonianza di ricerca di novità e di misericordia. Siamo solidali con ogni uomo e con ogni donna che non può credere nel mistero dell’esistenza della lunghezza della vita secondo la volontà di Dio ma è costretto a misurarsi con la vendetta degli uomini. Il nostro perdono, offerto nella vita quotidiana, ci educhi a cercare anche di difendere la vita di chi non lo riceve mai. Non ci ergiamo mai a giudici.

Non perpetriamo mai la sofferenza degli altri. Cerchiamo di liberare gli altri e di non renderli dipendenti da noi. Sappiamo che nel mondo dal rifiuto del perdono si passa alla vendetta, dalla morte subita a quella inflitta in maniera consapevole e determinata, che la preghiera del Padre nostro ci aiuti a essere una famiglia, una sola famiglia, anche di fronte all’ingiustizia della pena di morte, chiedendo la salvezza di chi ne è condannato, chiedendo la salvezza in noi di ogni tentativo di ergerci a giudici, chiedendo la salvezza di questo mondo da ogni logica retributiva, dimenticandoci che a Dio dobbiamo tutto, che la vita è un dono e che siamo sempre perdonati. 

 

Ascolta la meditazione di don Marco Gnavi

 

La preghiera con la Comunità di Sant’Egidio è trasmessa in live streaming su sito, Facebook e YouTube dal lunedì al venerdì alle ore 20. La liturgia il sabato alle 19:30.

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