Anche quest’anno in tanti si sono ritrovati a Villa Literno per il trentacinquesimo anniversario della morte di Jerry Essan Masslo, ucciso la sera del 24 agosto 1989 mentre rientrava con i suoi amici, nella baracca dove viveva, dopo una dura giornata di lavoro trascorsa nei campi.
L’evento, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e al quale hanno aderito molte associazioni attive nella tutela dei migranti in Campania, è da sempre dedicato ai braccianti migranti e italiani morti nelle campagne. Quest’anno ha assunto un particolare significato a seguito della tragica fine, nel giugno scorso, del bracciante indiano Satnam Singh, abbandonato dal suo datore di lavoro nei pressi della sua abitazione, lasciando il suo arto su una cassetta degli ortaggi.
In realtà, quello che accade nelle campagne italiane, anche se le notizie emergono solo nei casi più eclatanti, è una lunga catena di morti: il bracciantato è il settore più colpito per incidenti mortali sul lavoro nel nostro paese.
Così, insieme a Satnam, sono stati ricordati I nomi di Dalvin Singh, bracciante indiano morto pochi giorni fa, sempre in provincia di Latina, a causa del grande caldo di queste settimane e Rajwinder Sidhu Singh, anche egli bracciante indiano, di trentotto anni, morto in provincia di Taranto a causa dei faticosi ritmi di lavoro. Tra le vittime sono stati ricordati anche gli italiani Pierpaolo Bodini, di soli 18 anni e Francesco Pio Mazzucco di 21 anni. Infine si è fatta memoria tutti i migranti maltrattati con inaudita violenza nelle campagne italiane.
Altro tema sollevato, è quello di un sì convinto, da parte di tutte le associazioni presenti, ad una rapida riforma della legge sulla cittadinanza per i minori, attraverso la soluzione dello Ius Scholae, come anche una semplificazione per l’ottenimento della cittadinanza per migranti adulti da tempo residenti in Italia.
Toccante e partecipata è stata la preghiera attorno alla tomba di Jerry Masslo: nel suo ricordo, quello di un volto amico, familiare a chi si spende ogni giorno per la difesa dei migranti, si associano i tanti volti, le tante vite di un popolo che vuole trovare in Italia una nuova patria. La preghiera si è conclusa con la benedizione della tomba di Jerry e di quelle dei migranti anonimi, trovati morti nei luoghi di lavoro, poste affianco alla sua, fatta dai sacerdoti presenti. Significativa la partecipazione di giovani provenienti da varie regioni italiane, segno evidente del carattere nazionale assunto dalla vicenda di Jerry, entrata ormai a pieno titolo nella storia della nostra Repubblica.