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Da diciotto anni il Nord Uganda è
insanguinato da una guerra civile, che vede contrapposti il governo di
Kampala e i ribelli della Lord's Resistance Army (LRA). Si
parla di almeno 100.000 vittime e di più di un milione e mezzo di
sfollati.
La popolazione civile che ha dovuto lasciare i villaggi si raccoglie in
grandi accampamenti che l'esercito non sempre riesce a proteggere. E i
bambini sono le prime vittime degli assalti e dei rapimenti che
dall'inizio della guerra, quasi quotidianamente, si verificano nel nord
Uganda. Vengono rapiti dai ribelli per essere reclutati come bambini
soldato o per trasportare le cose rubate durante gli assalti nei villaggi
o nei campi profughi. Dal 1987, data di inizio del conflitto, si calcola
che più di 25.000 bambini e adolescenti sano stati rapiti dalla LRA,
di questi, circa 10.000 nell'ultimo
anno.
A causa del ripetersi degli assalti ai villaggi e dei rapimenti, da
qualche mese circa 40.000 persone (per la maggior parte bambini e
adolescenti) dei distretti del Nord Uganda, ogni sera cercano riparo nelle
città e vanno a passare la notte in ospedali, missioni, parrocchie.
La guerriglia infatti non ha mai attaccato il centro delle città che
quindi vengono comunemente ritenute sicure. "Night commuters"
è il nome che le organizzazioni umanitarie hanno dato a questi pendolari
della notte.
Ogni sera, a Gulu, al tramonto, circa 10.000 i bambini e i ragazzi
percorrono le poche strade che dalla periferia conducono al centro della
città, per trovare protezione durante la notte. Si affollano nei cortili
dell'ospedale, nelle parrocchie, nelle missioni, negli istituti religiosi,
o semplicemente per le vie delle città.
Sono questi i bambini che la
Comunità di Sant'Egidio ha voluto inserire nel programma di adozione a
distanza.
In particolare i 200 bambini "night commuters" che vanno a
dormire nell'Istituto St. Monica di Gulu.
Alcuni non hanno neppure una famiglia a cui tornare al mattino, perché
orfani, spesso dell'AIDS, o perché li familiari, sono stati costretti a
fuggire nella notte e i bambini ne hanno perso le tracce.
A questi ultimi le adozioni a distanza garantiscono l'accoglienza stabile
nell'istituto, un ambiente sereno e ospitale, l'alimentazione,
l'iscrizione anagrafica - molti infatti non sono neppure registrati
all'anagrafe - l'iscrizione in una delle migliori scuole di Gulu, le spese
scolastiche (oltre ai libri e ai quaderni, la divisa obbligatoria).
A tutti gli altri bambini, che ritornano nei villaggi al mattino, viene
garantita la cena all'arrivo e la colazione prima di ripartire all'alba.
Inoltre ai bambini adottati vengono garantite le cure mediche attraverso
una convenzione con il Lacor Hospital, uno degli ospedali di Gulu, gestito
da medici italiani.
Anche alcuni piccoli nuclei familiari sono stati inclusi nel programma di
adozioni a distanza.
Si tratta di donne che hanno alle spalle storie difficili a causa della
guerra, con i loro bambini. Quasi tutte sono state rapite giovanissime
(alcune avevano poco più di 6 anni) e costrette a subire ogni violenza.
Hanno avuto i loro bambini durante la prigionia, ma poi sono riuscite a
fuggire. Ora vivono vicino all'istituto St. Monica con i loro bambini e
con alcuni orfani di cui si prendono cura. Anche a loro le adozioni a
distanza garantiranno cibo, istruzione, vestiario,cure mediche e
iscrizione anagrafica.
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