Comunità di S.Egidio


 

26 settembre 2000

A Lisbona si apre il dialogo tra religioni e culture

 

Una solenne liturgia eucaristica, presieduta dal Patriarca di Lisbona José da Cruz Policarpo alla presenza del Catholicos degli armeni di Cilicia Aram I, ha aperto il tredicesimo incontro "Uomini e Religioni" nella capitale portoghese. E' stato dunque un evento ecumenico a dare avvio all'annuale tre giorni di preghiera, confronto e riflessione organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio nello spirito di Assisi. La cinquecentesca, originale basilica del Mosteiro dos Jeronimos è gremita. I cardinali Edward I. Cassidy e James F. Stafford assistono alla cerimonia. Di fronte a loro, il presidente della Federazione luterana mondiale, Noko, cofirmatario dello storico accordo tra cattolici e luterani sulla dottrina della giustificazione, sottoscritto lo scorso anno, guida simbolicamente la nutrita schiera di rappresentanti di Chiese protestanti e riformate.
C'è grande silenzio mentre il Patriarca José da Cruz Policarpo legge la sua omelia, tradotta in più lingue e distribuita ai presenti. Le letture pongono subito al centro dell'assemblea le responsabilità dei cristiani verso la pace: "Un frutto di giustizia viene seminato nella pace, per coloro che fanno opera di pace" (Gc 3, 18). "Ci riuniamo qui perché tutti crediamo che la sincera fede religiosa sia un elemento che costruisce la pace. La lettura del Vangelo di Marco ci insegna che i costruttori di pace devono avere il candore dei fanciulli e il coraggio generoso e sofferente dei martiri. Ogni vera fede religiosa può essere costruttrice di pace. Non esistono un Dio vero e altri falsi. Quelli falsi non esistono e il Dio vero è solo uno, in cui tutti crediamo, il cui volto tutti cerchiamo", afferma il Patriarca, prima di dare la parola al Catholicos Aram, per "proseguire" l'omelia commentando il Vangelo. Aram ringrazia il Patriarca. Vede nell'invito ricevuto un gesto concreto e significativo di stima e fraternità.
Al termine, celebranti, ospiti ecumenici e laici - spicca la partecipazione del primo ministro del Marocco Abderahmane El Youssoufi e del Presidente di Capo Verde Antonio Mascarenhas Monteiro - si uniscono alla folla presso l'assolatissima facciata in stile manuelino, prospiciente le banchine dalle quali Vasco De Gama partì alla ricerca di una nuova via per le Indie, per assistere al propiziatorio lancio di colombe bianche.
Nel pomeriggio si è tenuta l'assemblea inaugurale, nel teatro del Centro Culturale di Belém. Il clima è festoso. L'ingresso dei relatori e dei rappresentanti delle religioni è accompagnato da lunghi applausi. Apre il presidente portoghese Branco de Sampaio, che esprime l'onore di accogliere un'assemblea tanto variegata ed importante, ed offre un "tributo all'azione chiara di Sua Santità Giovanni Paolo II, le cui coraggiose iniziative di promozione del dialogo tra le religioni e dello spirito ecumenico sono state di somma importanza nella risoluzione di contenziosi antichi e nell'identificazione e nel consolidamento di valori comuni alle diversi fedi e a tutti gli uomini di buona volontà". Quindi manifesta "apprezzamento e ammirazione per il lavoro instancabile della Comunità di Sant'Egidio a favore della pace e del dialogo interreligioso. La presenza di tanti e distinti rappresentanti delle religioni e di alti responsabili politici, animati da una comune volontà di dialogo, è la migliore testimonianza della capacità della Comunità di riunire volontà in favore della pace e della riconciliazione".
È la volta del Presidente del Consiglio italiano Giuliano Amato, che si aspetta molto dai credenti. Parla della responsabilità degli uomini di religione di parlare al cuore e far scaturire sentimenti di pace. La guerra, secondo il premier italiano, è figlia dell'odio. E l'odio nasce dalla paura dell'altro. La storia umana ha inventato molti modi per allontanare il diverso da sé, scavando fossati, o, nel mondo ricco, spostando i conflitti sul piano economico. La globalizzazione torna ad avvicinare culture e religioni diverse, e la paura ritorna. Qui si colloca il ruolo insostituibile degli uomini di religione: comunicare a se stessi e agli altri una cultura dell'amore e dell'amicizia, ben più complessa e matura della logica dell'odio: "Senza un profondo sentimento di amore - ha detto Giuliano Amato - la guerra non sarà mai eliminata. Solo attraverso l'impegno delle religioni è possibile edificare un mondo in cui ogni essere umano riconosca nell'altro il nome di Dio".
L'intervento centrale del pomeriggio è stato quello del fondatore della Comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi, che ha riflettuto sul senso degli incontri di "preghiera per la pace" nello spirito di Assisi, a partire da quel primo voluto da Giovanni Paolo II nel 1986: "Non un Parlamento delle religioni, ma un incontro nella preghiera che, per tutte le tradizioni, è radice della pace. Non un'esperienza sincretistica, ma di prossimità, che nulla toglie alla convinta identità delle proprie comunità religiose. La Comunità di Sant'Egidio sentì che Assisi non poteva restare il capolavoro di un giorno, ma doveva continuare. Quello "spirito di Assisi" era l'aspirazione di tanti popoli e tanti poveri, il sogno maturato in tempi di guerra e di pregiudizio".
Anno dopo anno è maturata una cultura del dialogo, che si è confrontata con l'umanesimo laico. È questa una scelta precisa, quando l'istinto "spingerebbe a tirare dritti ciascuno per la propria via, presi dai problemi interni alle proprie comunità religiose, dalle abitudini, dalla facilità a polemizzare in una società come la nostra dove tanto si grida e poco si parla". Le diversità non sono il grande ostacolo, ha detto ancora Andrea Riccardi: "Non si possono mettere in secondo piano i valori dello spirito. Siamo credenti che hanno trovato nelle loro grandi tradizioni religiose un patrimonio di pace e di amore, una via amoris, che porta al dialogo. La differenza non ci scoraggia, ma rappresenta la geografia spirituale del mondo. Differenza e dialogo sono le guide per allargare il nostro sguardo al mondo intero, per trovare senso in una convivenza tra gente di religione diversa. Il dialogo non è un fatto accademico, ma diviene un modo di vivere ogni giorno da parte di milioni di credenti".
Il Patriarca Policarpo ha approfondito la connaturalità tra fede religiosa e impegno nella costruzione della pace. L'uomo di fede non può non essere un operatore di pace: "L'impegno a favore della pace esige da noi credenti una conversione continua alla verità spirituale della religione che professiamo, traducendola in impegno di vita, in lotta per la giustizia, per la vittoria della grandezza, della generosità e del dono a favore del bene. Non si può essere sinceramente religiosi senza essere costruttori di pace. Per gli uomini e le donne che credono in Dio gli attacchi alla pace sono sempre infedeltà religiose".
La platea, calorosa, competente, attenta, esprimeva plasticamente con il suo atteggiamento la domanda di unità e riconciliazione che è viva in tanti credenti.
Al Patriarca hanno fatto seguito interventi più brevi. Quello del primo ministro del Regno del Marocco, che ha trasmesso gli echi ancora vivi della storica visita di Giovanni Paolo II in quel paese che, "situato all'estremità occidentale del Maghreb, è sempre stato terra di accoglienza, incontro e scambio, in cui le tre religioni del libro hanno potuto e saputo coabitare convivialmente, e il rispetto dell'altro, e la pluralità delle culture, sono costitutive dell'identità stessa della nazione. A seguire, El-Hassan Bin Talal, principe di Giordania e attuale Moderatore della World Conference on Religion and Peace, il Catholicos degli armeni Aram I, fino all'ultima, toccante testimonianza del rabbino Sirat, fedele frequentatore del cammino di dialogo, e ospite lo scorso anno in Vaticano nell'ambito dell'assemblea interreligiosa voluta dal Papa. L'ex-presidente della Conferenza dei Rabbini d'Europa si è detto stupito dell'ampiezza e della rapidità del cambiamento positivo nel clima dei rapporti tra religioni diverse. Ha sostenuto che "forse gli uomini di religione non sono abbastanza coscienti della forza straordinaria che emana dalla loro debolezza".
In serata, il ricevimento offerto dal Presidente della Repubblica portoghese nella sua residenza. L'appuntamento è per le numerose tavole rotonde, dove gli ospiti si confronteranno tra loro e con il pubblico, in attesa della "liturgia di pace" che concluderà la manifestazione.

Marco Spiandore