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Roma - 29
gennaio 2002 |
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Stiamo parlando di modalità di comportamento rilevanti e contraddittorie, anche rispetto al comportamento di tanti Governi europei, per quanto attiene alle relazioni interculturali, ai progetti di multiculturalità, alla capacità, a livello internazionale, di promuovere un'attività di diplomazia dal basso, gli osservatori di pace e il volontariato, ossia la capacità di esprimere quei ponti di cooperazione che, unendo i popoli, le loro culture e le loro tradizioni, possono anche condurre a percorsi di pace, certo aspri, certo difficili, ma che vanno ricercati con pazienza. Mi sembra che la comunità di sant'Egidio esprima complessivamente questa pazienza, questa capacità, questo orgoglio di rimettere le ragioni della convivenza, dell'interrelazione e della pace dinanzi alle ragioni della guerra. Per questo motivo, confermiamo convintamente il nostro voto favorevole.
La comunità di sant'Egidio nasce a Roma nel 1968 all'indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici cui aderiscono più di 40 mila persone, impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 60 paesi di diversi continenti. È un'associazione pubblica di laici della Chiesa. Le differenti comunità sparse nel mondo condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant'Egidio: la comunicazione del Vangelo, cuore della vita della comunità, che si estende a tutti coloro che cercano e chiedono un senso nella vita; la solidarietà con i poveri, vissuta come servizio volontario e gratuito nello spirito evangelico di una Chiesa che è di tutti e, particolarmente, dei poveri; l'ecumenismo, vissuto come amicizia, preghiera e ricerca dell'unità tra i cristiani del mondo intero; il dialogo indicato dal Concilio Vaticano II come via della pace e della collaborazione tra le religioni, ma anche come modo di vita e come metodo per la riconciliazione dei conflitti. La comunità di sant'Egidio ha il suo centro nella chiesa romana di sant'Egidio da cui ha preso il nome. Fin dall'inizio vive nel quartiere di Trastevere e, a Roma, è una presenza continua di preghiera e di accoglienza ai poveri e ai pellegrini. L'amicizia con i poveri ha condotto sant'Egidio a comprendere meglio come la guerra sia la madre di tutte le povertà. È così che, in molte situazioni, amare i poveri è diventato lavorare per la pace, per proteggerla dove è minacciata e per aiutare a ricostituirla facilitando il dialogo laddove è andato perduto. I mezzi di questo servizio per la pace e per la riconciliazione sono quelli poveri della preghiera, della parola e della condivisione di situazioni di difficoltà: l'incontro e il dialogo. Signor Presidente, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazione integrative del mio intervento; tuttavia, ho voluto sottolineare questi aspetti, perché ritengo che oggi il Parlamento faccia una cosa veramente importante e la faccia in maniera unanime: ciò è importante, costituendo un grande segnale (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
La comunità di sant'Egidio è conosciuta da tutti: si tratta di un soggetto molto importante, riconosciuto nel nostro paese, ma anche nel mondo, per la lotta per la pace, essendosi posto tra gli obiettivi prioritari la costruzione della pace. Credo che tale risoluzione possa rappresentare un segnale importante: il pieno riconoscimento della consapevolezza e della volontà di lavorare per la pace. Si tratterebbe anche di un segno della possibilità di un incontro tra la cultura cristiana e del solidarismo cattolico e la cultura della sinistra (parlo anche come esponente della sinistra). Si tratta di un incontro fecondo che ha scritto il nostro patto costituente. La difesa della pace è un valore scritto nella nostra Costituzione che spesso, purtroppo, dimentichiamo.
Per queste ragioni e per quelle ricordate dagli altri colleghi il gruppo dei Democratici di sinistra voterà con grande convinzione a favore di questa risoluzione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
sant'Egidio, senza tanti clamori, laddove la diplomazia internazionale ha fallito, è riuscita a risolvere, contro ogni speranza, casi fino ad allora ritenuti insolubili. Hanno chiesto, del resto, il Nobel tante grandi personalità nel mondo (da madre Teresa a Mugabe), capi di Stato e di Governo e capi religiosi. Anche i professori di Stoccolma hanno scritto nelle loro liste, già in più occasioni, il nome della comunità di sant'Egidio. Speriamo vivamente che questa volta tale comunità possa ottenere il giusto riconoscimento.
Non voglio far perdere altro tempo all'Assemblea ma vorrei sottolineare due aspetti. Mi riferisco innanzitutto al metodo che la comunità di sant'Egidio ha sempre intrapreso nel mondo nei suoi cammini di pace e, in secondo luogo, alla sua serietà, alla sua sobrietà, alla volontà di non apparire, ma di arrivare spesso ad ottimi risultati (un caso emblematico è quello del Mozambico). Anche a livello personale - era presente il collega Bianchi - ho potuto vedere come, ad esempio, questa comunità cerchi di costruire, in Angola, un dialogo tra le parti in modo informale ma estremamente sostanziale, coerente e credibile. L'unica remora che trovo in questa risoluzione è nel suo dispositivo che mi sembra perfino troppo leggero parlando di un'eventuale proposta di candidatura. Penso, invece, che la Camera, i singoli parlamentari, i gruppi e le associazioni non debbano parlare semplicemente di un'ipotesi di candidatura, ma impegnarsi di più per renderla operativa. Sappiamo che spesso questa sorta di nomination non porta alcun frutto perché le associazioni e le personalità indicate sono molte. Ritengo, comunque, che con orgoglio, come italiani, dobbiamo sottolineare il fattivo lavoro per la pace svolto da questa comunità. Penso che, veramente, ci renderebbe tutti pieni d'orgoglio se il premio Nobel per la pace fosse loro destinato. Quindi, esprimo la piena adesione anche da parte del gruppo di Alleanza nazionale, con l'impegno anche morale da parte di tutti noi di continuare, poi, nei modi e negli ambienti più diversi, a sottolineare l'opportunità di questo conferimento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Come partecipante, anche se esterno, alla comunità di sant'Egidio, voglio solo aggiungere che molte persone (Marazziti, Riccardi, Paglia) sono diventati punti di riferimento nazionale e non solo. Sulla sanità, e non solo, mi permetto di aggiungere un punto. Intanto, un Nobel sarebbe dovuto arrivare prima perché lo meritano davvero. In secondo luogo, abbiamo enfatizzato molto le grandi azioni che la comunità di sant'Egidio compie, in un'opera diplomatica di straordinaria efficacia, al di fuori del paese. Occorre sottolineare una preziosissima azione quotidiana sconosciuta, anche o poco conosciuta, su singole persone: disabili, barboni, anziani e bambini. In altre parole, c'è l'immensamente grande di una politica internazionale e l'immensamente significativo della quotidianità. Volevo soltanto sottolineare ciò, ringraziando i colleghi e, soprattutto, il sottosegretario Boniver, sperando davvero che, questa volta, ai tanti meriti e ai tanti riconoscimenti che la comunità di sant'Egidio ha già, si aggiunga questo che è doveroso.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
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Resoconto della seduta n. 87 del 28/01/2002 Resoconto della seduta n. 88 del 29/01/2002
La mozione
e
Considerazioni
integrative
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