change language
you are in: home - ecumenis...dialogue - internat...or peace - sarajevo 2012 contact usnewsletterlink

Support the Community

  

Let us help Rohingya refugees in Bangladesh

The Community of Sant'Egidio launches a fundraising campaign to send humanitarian aid to the refugee camps in Bangladesh, in collaboration with the local Church

Christmas Lunch with the poor: let's prepare a table table that reaches the whole world

The book "The Christmas Lunch" available online for free. DOWNLOAD! And prepare Christmas with the poor


 
printable version
September 10 2012 09:30 | Dom Armie Kino Hall

Intervento di Muneto Nikai


Muneto Nikai


Journalist, Japan

Il tema di oggi è incentrato sulle Religioni asiatiche, ma desidero parlare oggi  in particolare delle attuali situazioni giapponesi, in special modo di un aspetto in rapporto alla religione intervenuto proprio in conseguenza dell'immane catastrofe avvenuta per i grandi terremoti che hanno colpito le regioni nord-orientale del Giappone. Questo aspetto potrebbe essere chiamato "ateismo", ma qui non si riscontra l'atteggiamento ateista propriamente detto, del rifiuto attivo delle religioni, ma riguarda le persone che "non possiedono" le religioni.
La maggioranza dei giapponesi crede di essere "senza religione". Dipende da tipi di indagini attuate, ma in ogni modo un giapponese su due, o tre giapponesi su quattro rispondono all'inchiesta di non possedere le religioni a cui appartengono. Ogni nazione del mondo riscontra all'interno la presenza di persone che si dichiarano "senza religioni", ma la percentuale di queste persone in Giappone è tra le più alte del mondo.
In tale senso, anche se sembra inaspettato, il Giappone odierno può essere considerato un paese in cui la spiritualità religiosa visibile è molto "fievole". Il fenomeno sociale della diffusione dei riti religiosi praticati per esempio in occasione di matrimoni o funerali, è un altro discorso. I giapponesi tengono molto a questi riti, praticati con assiduità dalla maggioranza di gente.
In questa situazione di fatto, l'anno scorso è accaduto quel grande terremoto che colpì la regione nord-orientale del Giappone, falciando circa 20.000 vite umane. E in conseguenza del disastro della centrale nucleare di Fukushima che ne è seguito, circa 70.000 persone sono fuggite dalle terre contaminate e vivono lontano dai paesi natii, oltre a ben 340.000 persone che hanno dovuto lasciare la propria casa in varie maniere.
Per sostenere ed aiutare questi profughi, operano attualmente varie ONG di origine religiosa. Anche dalla parrocchia di mia appartenenza sono partite molte persone e lavorano anche oggi in quei luoghi.
Constatiamo che molte persone aiutate materialmente e psicologicamente sentono la gratitudine verso i soccorritori. E di fatto anche la coscienza della propria identità storico-culturale è in ripresa. Rinascono le antiche feste "matsuri" nei villaggi e città in cui vediamo la presenza naturalmente di persone religiose, ma anche di molte persone "non religiose".
Il regolamento dell'NPO giapponese vieta che le religioni cerchino di diffondere gli insegnamenti religiosi o officiare i riti religiosi. Ma tale regolamento dice di non vietare alle persone religiose di fare azioni a favore dello sviluppo dei valori morali secolari come diritti umani, pace, ambiente, salute, ecc.
I gruppi NPO religiosi cercano, attraverso le attività di sostegno, di trasmettere la fede che hanno. Ma essi non parlano dei dogmi o dei loro insegnamenti religiosi.
Queste persone sono consci di fare "le opere gratuite" e continuano a lavorare sperando che un giorno possano condividere la propria fede insieme alle persone che aiutano. In tal senso, le azioni di aiuto delle persone credenti e  delle persone "senza religioni" non si differenziano in apparenza.
La gente considera che tali azioni derivano dalla gentilezza del cuore, ma non arriva a pensare che sono atti fondati dal loro credo religioso. Questo fenomeno risulta tipicamente giapponese, di un paese in cui è obbligatorio per legge la non interferenza tra la politica e la religione.
Di conseguenza, le loro azioni vengono considerate come azioni di assistenza sociale in generale. Così risulta difficile distinguere le azioni di volontariato delle persone religiose a quelle delle persone non religiose.
Da qui deriva l'esigenza di prospettare come debbano essere le azioni sociali pubbliche fatte dalle persone religiose.
Desidero dare qui di seguito il mio piccolo contributo, suggerendo tre tracce che potrebbero servire per affrontare il suddetto problema.
La prima:
Il sostegno delle persone disastrate, ovvero le persone non religiose, generalmente viene organizzato a livello dei gruppi religiosi, ma secondo il mio parere, penso che sia più efficace rispettare e sostenere le partecipazioni alle opere di aiuto umanitario a livello individuale, sospinti dalla propria esigenza interiore.
La seconda:
Partecipare alle opere di sostegno "secolari" dopo aver dichiarato la propria posizione religiosa. Le attività in sé sono le azioni di aiuto extra religiose. Sarà importante qui comprendere e rispettare le consuetudini e le formalità religiose delle popolazioni in loco. Questo comportamento non può essere considerato come azione di persuasione per fare diventare adepti della propria religione. Bensì potrebbe semplicemente far risvegliare nella gente il senso religioso tradizionale locale preesistente.
La terza:
Le persone interessate alla religiosità, cercando la comprensione reciproca degli insegnamenti religiosi altrui, collaborano nelle attività di aiuto umanitario, nei luoghi colpiti dal disastro. In questo modo, credo che saranno incrementate le possibilità intrinseche delle religioni per una prospettiva più vasta.
Penso che possedere la capacità di esprimere con le proprie parole la fede che abbiamo serva a costruire il profondo legame di cuore con le persone non religiose.
La catastrofe che ha colpito l'anno scorso il Giappone, potrebbe essere una occasione affinché i giapponesi possano incamminarsi oggi a riscoprire la propria spiritualità religiosa. Per tale prospettiva è chiesto alle persone coinvolte nella religiosità, di operare tenendo conto di quei principi espressi.

Message of His Holiness Benedict XVI
Benedict XVI

Programme in English
PDF

BROADCAST LIVE PROGRAMME

RELATED NEWS
October 24 2011

The Spirit of Assisi: 25 Years of Prayer for Peace

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | NL | RU
July 24 2010

Barcelona (Spain) October 3 -5. International Meeting of Prayer for Peace: "Living Toghether in a Time of Crisis. Family of Peoples, Family of God"

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | NL
June 3 2011

Rome: In the Basilica of San Bartolomeo, the delivery of the stole of Ragheed Aziz Ganni, Chaldean priest killed in Mosul in Iraq

IT | EN | ES | DE | FR | CA | NL
July 2 2009

Moscow: The Patriarch of Moscow and of all the Russias, His Holiness Kirill, received mgr. Vincenzo Paglia and Adriano Roccucci of the Community of Sant' Egidio

IT | EN | ES | DE | FR | PT | CA | NL
June 19 2009

"Ethiopia, an African Christianism": Historical - religious studies day. Texts and images

IT | EN | ES | DE | FR | PT
January 18 2009

Week of Prayer for Unity of Christians - 2009

IT | EN
all related news

NEWS HIGHLIGHTS
December 13 2017 | BLANTYRE, MALAWI

The new church in the House of Friendship of the Community of Sant’Egidio in Blantyre has been inaugurated.


The first prayer was presided by Mgr. Vincenzo Paglia, who met the Community in his visit to Africa
IT | EN | ES | DE | FR | PT

ASSOCIATED PRESS
December 25 2017
GNZ
Im Mittelpunkt steht das Gebet für den Frieden
November 11 2017
Avvenire
Cristiani e islamici uniti per la pace
October 30 2017
Notizie Italia News
Il tempo del dialogo, 500 anni dopo ...
October 15 2017
Herder Korrespondenz
Sant'Egidio: Auf der Suche nach der Gemeinsamkeit
September 21 2017
Credere La Gioia della Fede
Nel 2018 l'Incontro per la pace torna in Italia
all press-related

BOOKS
Religions and Violence



Claretian Communications Foundation, Inc.
Making Peace



New City
more books

12/18/2017
Prayer for peace

The Everyday Prayer


FOLLOW LIVE THE EVENT
Sarajevo 2012