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9 Settembre 2012 17:00 | Skenderjia, Main Hall

Saluto di Ivo Josipović



Ivo Josipović


Presidente della Repubblica di Croazia

Gentile Presidente della Bosnia ed Erzegovina, signor Izetbegović,
Presidente della commissione europea, signor Van Rompuy,
Presidente Vujanović, premier Monti,
Gentili dignitari religiosi,
Cari amici
Sono rare le occasioni, come questa di oggi, in cui abbiamo il privilegio di rivolgerci a una così eminente assemblea di persone di buona volontà. Un’assemblea che si impegna per la pace e per un mondo migliore e più dignitoso. Questi sono i valori che si trovano nei fondamenti di tutte le religioni mondiali, di ogni politica responsabile, e di tutte le persone civili che desiderano la pace, la comprensione, sia credenti o non credenti.
Pur nella nostra particolarità, siamo tutti gli uni uguali agli altri.  Tutti noi siamo uomini comuni, assetati di pace, di sicurezza e di benessere.
La città di Sarajevo e il paese ospitante, Bosnia ed Erzegovina, sono l’esempio più lampante di questo bisogno di pace e di rispetto reciproco.
Nel continente europeo, in particolare nell’area sud-est, la cultura multi confessionale e multi etnica ha lasciato un segno profondo, rendendolo un luogo in cui lungo i secoli gli uomini e i popoli hanno vissuto insieme nelle diversità. Infatti, questo è uno spazio unico in cui da secoli coesistono il cattolicesimo, l’ortodossia e il protestantismo, dove da secoli esiste la tradizione religiosa ebraica ed islamica, e da decenni che esistono numerose tradizioni minori.
Purtroppo, lungo la storia, si sono creati momenti in cui proprio nel sud-est europeo, le condizioni sociali difficili, da questa diversità hanno fatto scaturire le ragioni di conflitti, sofferenze umane che sono totalmente inaccettabile per le società civili.
C’erano imbarazzanti e irresponsabili errori, non soltanto dagli uomini di queste regioni, ma anche della più vasta comunità internazionale. Si è speso molto tempo per fare passi indietro, senza reagire ai crimini, e senza trovare la strada per fermare questi crimini.
Desidero credere che questo tempo è passato per sempre. Desidero credere che abbiamo imparato la lezione del passato non così lontano, e desidero credere che è arrivato il tempo della vittoria della ragione, della riconciliazione e della collaborazione.
Sarajevo è forse il più chiaro esempio di tutto questo. Nel raggio di poche centinai di metri si trovano la moschea, la cattedrale cattolica, la chiesa ortodossa e la sinagoga. La forza di questo fatto molto spesso abbiamo sottovalutato o dimenticato, specialmente nel passato recente.
Per poter riscoprire nuovamente questa forza, invito voi leaders religiosi e noi politici, ad inviare oggi un forte messaggio di collaborazione.
È ancora più importante inviare il messaggio che chiarisca come l’Europa non può essere il posto delle idee che umiliano, minacciano o offendono qualsiasi persona. Si, l’Europa deve essere una casa sicura per ogni suo cittadino: le crisi e difficoltà non possono essere scuse per chiudere le porte. Le porte dell’Unione Europea devono rimanere aperte per tutti i paesi del sud-est che hanno l’ambizione di diventare suoi membri con pari diritti.
La Croazia darà il suo persistente sostegno ai paesi vicini affinché questo avvenga.
Il fondamento dell’Unione Europea è l’idea dell’unità, della solidarietà e della tolleranza, tutto per assicurare la pace.
La pace in noi e attorno a noi. La pace che protegge la vita e permette lo sviluppo. La pace che non si può dare per scontata. La pace per quale si deve lavorare ogni giorno.
Sono sicuro che questo incontro sarà incoraggiante per un futuro ecumenico e interreligioso, e per una più ampia comprensione delle visioni del mondo, del dialogo, sia per quanto riguarda le questioni religiose ma anche per le questioni pratiche della vita quotidiana.
Credo che questo incontro, e simili incontri futuri, daranno l’impulso ai capi religiosi e politici per enfatizzare l’importanza di rispettare le particolarità delle diverse tradizioni religiose affinché possa esserci un fruttuoso dialogo. Invito tutti i cittadini, credenti, e non credenti alla tolleranza e alla ricerca della conoscenza e dell’accettazione reciproca.   
Noi politici, che siamo i rappresentanti scelti, abbiamo una responsabilità maggiore, perché le persone ci hanno dato la possibilità e il diritto di prendere decisioni nel loro nome e per il loro benessere.
Questo è un compito molto difficile, che non possiamo svolgere da soli. Abbiamo bisogno del vostro aiuto.
Per questo ancora una volta, alla fine, vi auguro ogni bene e vi invito a far sì che il messaggio della speranza e della unità che custodite nel profondo della vostra anima, venga trasmesso ad ogni persona che incontrate o che potete raggiungere.

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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