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9 Settembre 2012 17:00 | Skenderjia, Main Hall

La civiltà europea del vivere insieme



Herman Van Rompuy


Presidente del Consiglio Europeo

    1. Sarajevo
    Sarajevo, capitale-simbolo multiconfessionale e multietnica.
    Sarajevo, che ha visto soccombere più di diecimila suoi figli e sue figlie.

Per questo l’idea e la missione europee sono di sradicare per sempre la guerra. E, senza l’Unione europea, non ci sarà mai pace durevole nei Balcani Occidentali tanto provati dalla storia. 
Il futuro è l’Unione europea. Non bisogna cercare la pace altrove. La storia ci ha insegnato questa terribile lezione.

    2.  La Haggadah
    Così come ci fu una lezione della storia, fortunatamente e per l’onore della nostra umanità intera, ci fu anche un’altra lezione data da quella “razza a parte” costituita dai Bibliotecari di Sarajevo.
Bibliotecari che, spesso a prezzo della loro vita, salvarono dalle fiamme e dai bombardamenti delle collezioni preziose e specialmente quel tesoro rappresentato dalla Haggadah di Sarajevo1. E non si esagera dicendo che attraverso la sopravvivenza di questa Haggadah fu possibile la sopravvivenza di uno spirito, di un soffio multietnico e multiculturale.
Infatti, questa Haggadah fu realizzata da una comunità ebraica sefardita di Spagna nel 14° secolo. Fu in seguito salvata da un autodafé grazie a un prete cattolico a Venezia nel 1609.
Ed essa fu, a Sarajevo, sottratta ai nazisti da un erudito musulmano nel 1941 e preservata dalle bombe da un archeologo, anch’egli musulmano, durante la guerra di Bosnia.
Ecco perché questo manoscritto miniato, questo manoscritto tra i più prestigiosi al mondo, è per me davvero il simbolo vivente di questa città eccezionale.
Questa Haggadah porta in sé la multiculturalità così come tutti i destini di tutti coloro che l’hanno posseduta, conservata, salvata. Dal sofer2 ebreo al Museo nazionale della Bosnia-Erzegovina che la ospita oggi.

    3.  I libri
    E mi piace che questo simbolo sia un libro. Perché come scrive Jorge Luis BORGES, "il mondo esiste solamente grazie a un libro". Tutto finisce con un libro, tutto ci conduce a un libro.
E tutto è cominciato con un libro; con dei libri.
Con la Torah, il Talmud e lo Zohar, la Bibbia e il Corano. Ma anche con le opere di tutti quelli che ci hanno apportato “quel supplemento d’anima” che ci rende pienamente uomo, uomo e donna; pienamente umani.
Omaggio dunque ai libri, o piuttosto alla continua interpretazione dei libri. Perché è nella discussione dei testi fondatori, nel principio di controversia e di ricerca permanente del senso, che si situa la diversità che ci arricchisce. Infatti non c’è un unico senso, ed è la diversità dei significati che, se posso dire, produce senso. Il fondamentalismo è precisamente il rinchiudersi in un testo, in una interpretazione letterale di un testo. Nel tempo della completa trasparenza comunicativa e della brevità estrema, credo sia tempo di riabilitare la necessità di una lettura più opaca, più complessa.
Una lettura che affermi che ogni testo può dire più di quello che sembra dire esplicitamente. Una lettura plurale e diversa, a immagine della diversità delle religioni.

    4. L'Unità trascendente delle religioni
    Diversità delle religioni e delle credenze che esclude qualunque sincretismo o relativismo superficiale ma che tende ad un’unità spirituale mediante uno stesso anelito, una stessa ricerca.
Il sincretismo consiste nel raccogliere dal di fuori elementi più o meno disparati che non possono mai essere veramente unificati. E’ insomma, una sorta di eclettismo, con tutto quel che ciò comporta di frammentario e incoerente.
Invece, il movimento verso l’unità nella diversità si effettua essenzialmente dal di dentro. Da qui l’esigenza di approfondire la propria tradizione per scartare i germi di ogni fondamentalismo.
C’è dunque "unità trascendente" delle tradizioni religiose vere, diverse nella loro superficie ma unite dal loro "nocciolo metafisico". E tutte le religioni e le filosofie umaniste condividono un’esperienza spirituale molto simile, anche se il linguaggio delle loro tradizioni diverge nell’esprimerla. Ecco perché noi non preghiamo insieme ma siamo insieme nella preghiera3.
E ci tengo a ringraziare e a congratularmi molto calorosamente con la Comunità di Sant’Egidio per il notevole lavoro che mette a disposizione, anno dopo anno, per avvicinare tra loro le persone nel rispetto delle tradizioni di ciascuno.
Tutti i cercatori spirituali del mondo bevono alla stessa fonte: quella dell’amore e quindi della vita.
Come scrive così magistralmente Frédéric LENOIR nel suo libro "L’anima del mondo" uscito quest’estate; e cito :
"Ogni religione è come una montagna. Ognuna è una cima che si può scalare. Ma a cosa serve paragonarle? Ogni cima è bella ed ogni cammino è ricco d’insegnamenti. Ogni sentiero è fatto di ostacoli da sormontare e lascia scoprire paesaggi magnifici. Ciò che conta, non è scalare questa montagna, oppure quell’altra, o quell’altra ancora, ma percorrere il cammino. E farlo con attenzione, con perseveranza, con il cuore aperto e lo spirito vigile. Non è il nome della cima che abbiamo scalato che ci trasforma, ma la presenza e l’amore che abbiamo messo nel cammino. Il mondo è bello per la varietà dei suoi paesaggi. La vita spirituale è bella per l’abbondanza dei suoi cammini."


5. Gli altri e l’amore
    Allora, si, osiamo percorrere questi cammini. Questi cammini che ci obbligano tutti a “fare un passo in più”, un passo in più verso gli altri, un passo in più verso un amore più grande.
Verso gli altri perché se Dio ha fatto l’uomo a sua immagine è perché quest’ultimo possa vederLo guardando il suo prossimo. L’immagine di Dio è l’altro.
Uccidere un altro uomo è dunque distruggere un’immagine di Dio e al tempo stesso cancellare l’immagine di sé che l’altro ci rimanda. Quindi un assassino uccide se stesso; si disumanizza.
Anche verso più amore  dicevo, perché l’amore umano è incontestabilmente la via regale verso Dio. E Dio è amore.
Ricordiamoci della lettera di Giovanni: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte" (1 Giovanni 3,14).
Di quest’amore, di questo cammino verso e con l’altro, ciascuno di noi è personalmente responsabile.
Abbiamo quindi bisogno, un giorno dopo l’altro, di imparare ad assumere tolleranza, ascolto, solidarietà e condivisione.

 6. Gli abitanti di Sarajevo
    Gli abitanti di Sarajevo hanno, sotto questo punto di vista, dato una bella lezione di vita agli altri Europei.
Con il vostro comportamento, ci avete ricordato cosa vuol dire essere d’Europa, essere etimologicamente la somma delle parole greche EURYS che significa "larga" e OPS che significa "vista", che dà come risultato EUROPÓS.
Voi abitanti di Sarajevo, siete pienamente persone “dallo sguardo ampio” o meglio, persone che godono della larga vista d’Europa.
Migliaia di abitanti di Sarajevo sono caduti, ma la loro morte non sarà vana. Non bisogna vendicarli ma onorarli con un futuro più armonioso, con il ristabilire ciò che era Sarajevo, questo faro di tolleranza e spiritualità.
Per parafrasare Gandhi, direi "continuate ad essere il cambiamento che volete essere in questa parte del mondo” e siate certi che, per sostenervi in questo compito ambizioso, l’Unione europea sarà con voi.
E personalmente anch’io.
Si dice d’altra parte che bere acqua a una fontana di Sarajevo ci conduce a ritornarvi. Ne berrò quindi con gioia qualche sorsata!

Vi ringrazio.

Hvala

(1) La Haggadah (detta di Sarajevo) è un’antologia di storie, di versetti, di preghiere della grande festa della Pasqua ebraica. La Haggadah è usata solo in casa ed è ispirata al comandamento biblico che incarica i genitori di raccontare ai figli la storia dell’Esodo. In ebraico, Haggadah significa "racconto". La Haggadah di Sarajevo è uno dei libri medievali miniati (la qual cosa è eccezionale nella tradizione ebraica) più antichi. Prezioso manoscritto ebraico, fu confezionato in Spagna dalla comunità sefardita nel 14° secolo, verso la fine del periodo conosciuto sotto il nome di "convivenza" in cui Ebrei, Cristiani e Musulmani coesistevano relativamente in pace. Nel 1609 la Haggadah giunse a Venezia dove l’iscrizione di un prete cattolico che si chiamava VISTORINI l’ha salvata dagli autodafé dell’Inquisizione. E’ arrivata nei Balcani verso il 1890. Questo libro ebreo fu salvato dai Nazisti nel 1941 grazie a Dervis KORKUT, addetto alla conservazione nel Museo nazionale e musulmano. E fu salvato dai bombardamenti da un altro musulmano, Enver IMAMOVIC, durante la guerra di Bosnia. La Haggadah di Sarajevo appartiene al gruppo dei manoscritti miniati più prestigiosi del mondo e il suo valore è stimato in 1,2 miliardi di dollari. Oggi si trova al Museo nazionale della Bosnia-Erzegovina a Sarajevo
(2) Scriba delle lingue sacre di Dio.
(3) Ecco perché "l’esicasmo", mistica ortodossa che ricorre alla ripetizione del nome di Gesù, esicasmo che vive ancora presso i monaci del Monte Athos, è per sua natura diverso dal "dhikr Allah", mistica sufi e islamica, che invoca anch’essa in modo ripetitivo il nome divino. Ma se la loro natura è diversa, la loro essenza è la stessa.

 

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
Benedetto XVI

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