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10 Settembre 2012 09:30 | Islamic Faculty Hall (Fakultet islamskih nauka)

La forza storica della preghiera per la pace



Virgil Bercea


Vescovo greco-cattolico, Romania

Introduzione

    Dio ha creato il mondo nella perfezione del suo piano. Ab initio la creazione è stata caratterizzata dallo stato di giustizia originale. Tuttavia, il peccato ha introdotto nel mondo la rottura tra l’uomo e il suo Creatore, un tragico evento che ha conseguenze negative: lo squilibrio tra l’uomo e se stesso, tra l’uomo e il suo prossimo, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e Dio1. Come estensione delle conseguenze negative, in breve tempo, nella storia dell’umanità si è verificato il primo omicidio, un fratricidio, che ha avviato una lunga serie di conflitti armati, tensioni politiche e vari tipi di violazione del diritto fondamentale alla vita delle persone, dei gruppi specifici o della società nel suo complesso.

    In questo contesto, “la pace” è diventata il principale obiettivo dell’umanità. La pace è uno dei beni fondamentali della persona umana, di un popolo, della famiglia umana. Essa è la condizione normale nella quale Dio ha chiamato a vivere gli esseri umani, sia come individui che come comunità. Per mezzo di Gesù Cristo essa ha acquisito una nuova dimensione, quella spirituale, la “pace” è diventata perciò la caratteristica fondamentale del Regno di Dio che si instaurerà alla pienezza dell’eschaton. A noi spetta il compito di pregare per la pace, continuando l’opera della Chiesa storica che guida l’umanità alla sua finalità.


    Dalla Sacra Scrittura alla preghiera liturgica

    Contenendo uno scorcio di storia dell’umanità, la Sacra Scrittura ci narra la lunga serie di eventi che hanno segnato negativamente tutti i tempi. La conquista di alcuni territori, le campagne e le incursioni su altri territori, i conflitti di interesse originati dall’orgoglio hanno portato alla guerra paesi vicini divenendo tutte costanti nella storia del mondo fin dall’inizio della creazione. Perciò, l’uomo ha voluto vivere in “pace”, in famiglia, ha pregato per i “tempi di pace”, nella comunità ha chiesto la protezione divina perché la vita di tutti i giorni fosse tranquilla e tutto accada fuori di ogni pericolo.

    Nella pienezza dei tempi, il Figlio di Dio si fece uomo e “venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14) ricongiungendo il Cielo e la terra, ripristinando il legame interrotto in illud tempus degli inizi del peccato, aprendo ora una nuova fase nella storia della salvezza umana. Gesù ci mostra che la pace divina, quella del Regno di Dio, che è già presente (anche se non ha ancora raggiunto la pienezza), scende nei nostri cuori, “abita” in ciascuno di noi e da lì si riflette verso “l’altro”, essendo un regno spirituale che si istaura nelle profondità dell’anima verso l’esterno: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come il mondo vi da” (Gv 14,27).

    Persone spirituali hanno cercato e vissuto nella “pace di Cristo”, pregando affinché la pace possa brillare sul mondo. Dai tempi apostolici i cristiani si salutavano richiamando la pace secondo il precetto missionario di Cristo: “Pace a questa casa” (Mt 10,12). Alla pace gli esseri umani guardano da sempre con speranza, con nostalgia. Da sempre, gli uomini sono avversi alla violenza, alla guerra e continuano a credere che, alla fine, sarà la pace ad avere l’ultima parola. Questo grido innalzato dal genere umano assetato di pace è ascoltato da Dio, poiché Dio è “il Dio degli uomini”, è un Dio che risponde alla nostra invocazione. Pace è uno dei Suoi nomi (cfr 1 Cor 14,33). Shalom, la pace, è un’antica promessa, una promessa che ritroviamo sia nell’Antico sia nel Nuovo Testamento. La pace “non è la semplice assenza della guerra” e non è riducibile “all’equilibrio delle forze contrastanti”2. Essa è l’ordinamento voluto da Dio per tutte le cose, è un mondo in cui gli uomini vivono insieme senza violenza, nella libertà, e nella felicità. La pace è la pace nel cosmo, è la pace tra le nazioni, è la pace all’interno di un popolo, è la pace nell’intimo del cuore. La Bibbia si conclude con la visione di un mondo dove “Dio tergerà ogni lacrima dagli occhi”, dove “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno” (Ap 21,4).

    Nella visione cristiana, la pace è un dono di Dio e di Cristo. La pace è “immagine e frutto della pace di Cristo, il Principe della pace messianica (Is 9,5). A prezzo della sua passione, crocifissione e morte e con la sua risurrezione, Cristo ha distrutto “in se stesso l’inimicizia” (Ef 2,14), ha riconciliato gli uomini con Dio ed ha fatto della sua Chiesa il sacramento del genere umano e della sua unione con Dio. La pace è stata fondata da Cristo sulla Croce dove egli ha inchiodato l’odio, la violenza, l’inimicizia. Nel proprio corpo, ha subito la violenza, ma non ha risposto con la violenza, ma ha pregato per i suoi stessi persecutori. Egli ha incaricato i suoi discepoli (e il discepolo è ogni cristiano) di essere come lui “operatori di pace” (cfr Mt 5,9). Egli ha infuso nel nostro cuore il suo Spirito. Non lo spirito di questo mondo, ma lo spirito di pace, di giustizia, di riconciliazione, di mansuetudine e di carità, lo spirito che trasforma il nostro egoismo e noi stessi e ci rende uomini nuovi, uomini nel cui cuore regna gioiosa la pace di Cristo (cfr Col 3,15).
    Come uomini ai quali è stata donata la pace noi cristiani dobbiamo essere ambasciatori, testimoni, pionieri della pace in questo mondo. Il nostro impegno attivo a favore della pace e della giustizia non è però un progetto umano, ma è frutto dello Spirito Santo, opera di Dio Padre; è, come le Scritture ci ricordano, la pace di Cristo. I profeti Isaia (2,4) e Michea (4,3) parlano di un’epoca in cui le nazioni “trasformeranno le loro spade in aratri e le lance in falci”. La visione in cui gli strumenti di guerra vengono trasformati in strumenti di comunione, continua ad essere fonte di ispirazione per i cristiani nell’usare strumenti di dialogo e di risoluzione non violente dei conflitti per raggiungere la pace nella giustizia, in maniera coerente allo scopo che desideriamo perseguire, e secondo l’esempio di Gesù stesso. Michea e Geremia rendono testimonianza nel denunciare l’ipocrisia e la falsa retorica di pace, inveendo contro coloro che “dicono: ‘Va tutto bene!’ e invece non va bene niente” (Ger 6,14), contro coloro che “promettono la pace” quando si tratta di salvaguardare i propri interessi, ma parlano di guerra a coloro che non danno loro “nulla da mettere sotto i denti” (Mic 3,5). In alcune parti del mondo, smascherare falsi o riduttivi concetti di pace, non è possibile se non a costo di grande pericolo personale e comunitario.

    La Chiesa, seguendo il precetto di amore lasciato da Cristo, sotto la guida dello Spirito Santo, cerca di condurre i suoi fedeli verso la comunione di amore e di pace, un dato di fatto rivelato da Dio come scopo verso cui ambisce la storia umana. Tuttavia, questa via non è priva di turbolenze e costanti opposizioni da parte del male contro il piano di Dio (Mt 24,1-35), tuttavia il Signore ci esorta alla vigilanza fino a quando la pace di Dio prevarrà. La nostra attesa non è passiva. Celebrando l’Eucaristia invochiamo sempre: “la pace del Signore” e invitiamo la comunità a “scambiare un segno di pace”. Nell’anafora eucaristica delle chiese orientali l’invocazione della pace è presente dal suo inizio alla sua fine. La litania di apertura, la “grande Litania”, è intitolata la “Litania della Pace”, poiché “in pace preghiamo Dio, per la pace dall’alto, per la pace di tutto il mondo, della santa Chiesa di Dio e per l’unione di tutti, ecc.”3. Durante la celebrazione si benedice più volte richiamando la formula “pace a tutti”, una pace che scende nelle anime che hanno ricevuto il Signore. Sempre nella liturgia greco-bizantina, l’assemblea proclama “una misericordia di pace, un sacrificio di lode”, ricordando in questo modo la misericordia di Dio che si è rivelato e donato in Cristo, per renderci partecipi di quella pace che solo Lui può donare. Per questo Gesù è venuto sulla terra (Gv 14,27). Egli chiama la sua Chiesa ad essere pegno dei nuovi cieli, rendendo universale quella pace da lui donata al mondo. Di conseguenza, i riti liturgici, il culto e l’adorazione, nella loro varietà, invocano tutti la pace, tendendo alla riconciliazione degli uomini non soltanto in se stessi, ma fra loro, con l’universo e soprattutto con Dio.

    La Chiesa cristiana, “diffusa su tutta la terra”, si è incontrata con altre nazioni, culture e religioni e, entrando in dialogo, è arrivata a vivere in pace in ambienti multietnici e multi-confessionali. Dal dialogo interpersonale si è arrivati anche alla necessità del dialogo tra le istituzioni che rappresentano gli interessi degli addetti delle Chiese o religioni, la comprensione e la convivenza nella pace essendo tanto necessarie al mondo, una condizione sine qua non per superare ogni tipo di crisi e di progresso. L’inseguimento della pace è la nostra comune missione; è la condizione perché la “luce di Cristo” si diffonda più efficacemente in ogni angolo del mondo e gli uomini si convertano e siano salvati. La strada è lunga e faticosa, ma non perdiamo la fiducia, anzi con più vigore riprendiamo il cammino insieme. Cristo ci precede e ci accompagna. Noi contiamo sulla sua presenza; da Lui umilmente e instancabilmente imploriamo il prezioso dono della pace.


    La preghiera per la Pace - un requisito della storia recente

    Cercando di soddisfare le esigenze di questo mondo, il Papa Paolo VI, attraverso un messaggio, pubblicato l’8 dicembre 1967, istituiva la Giornata Mondiale della Pace, celebrata per la prima volta il 1° gennaio 1968. Il Santo Padre manifestava allora la convinzione che la proposta della Chiesa cattolica esprimesse le aspirazioni dei popoli, dei governi e delle istituzioni internazionali che sono al servizio della pace nel mondo, delle istituzioni religiose e dei movimenti culturali, politici e sociali che hanno scelto di promuovere la pace come uno dei loro ideali, dei giovani, delle persone che vedono quanto necessaria sia e come sia oggi essa minacciata la pace nel mondo. La Chiesa cattolica ha voluto espressamente lanciare questa iniziativa nella speranza che essa possa trovare eco tra tutti coloro che hanno la capacità di promuovere e creare la pace.

Nel 1986, ad Assisi, il beato Papa Giovanni Paolo II invitava i rappresentanti di tutte le religioni a pregare per la pace e la comunità di Sant’Egidio assumeva il compito di organizzare questi incontri ogni anno. Anche se apparentemente la preghiera per la pace riguarda i rappresentanti della spiritualità dell’intera umanità, i frutti di questi incontri si fanno sentire nell’intera società. Il Papa Benedetto XVI sottolineava il fatto che, dopo l’incontro di Assisi del 1986, seguiva la fine della divisione planetaria che minacciava la pace nel mondo, e, con la caduta del muro di Berlino, nonostante l’enorme arsenale di entrambe le parti, il desiderio di pace e di libertà avesse trionfato sul terrore, sulle dittature e sulle minacce che si erano istaurate in seguito alla seconda guerra mondiale, conosciuta anche come la “guerra fredda”4.

Pregando per la pace, l’umanità ha il potere di portare la pace dal piano spirituale al mondo storico, tanto provato dalla violenza e il terrore. Il Papa Benedetto XVI invitava alla ricerca di Dio, Colui è il Dio dell’amore e della pace (2 Cor 13,11), affermando: “chiamiamo in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri. Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Se essi non riescono a trovare Dio ciò dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo a noi credenti, a tutti i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo, ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto”5.

    In occasione della Giornata Mondiale della Pace celebrata il 1° gennaio 2011 si è ricordata la necessità della libertà religiosa, essendo la libertà profondamente radicata nella dignità umana, mentre il messaggio del 1° gennaio 2012 faceva riferimento all’educazione nello spirito della giustizia e la pace. Però ci rivolgiamo ad un uomo che ha “dimenticato” i benefici della pace e vive in un mondo segnato dal relativismo di valori.

    Il tema della 46° Giornata Mondiale della Pace del prossimo 1° gennaio 2013 sarà: “Beati gli operatori di Pace”. Nel comunicato che accompagna tradizionalmente l’anticipazione del tema della Giornata, si ricorda che «l’annuale Messaggio del Pontefice, nel complesso contesto attuale, intende incoraggiare tutti a sentirsi responsabili riguardo alla costruzione della pace». Perciò tutti dobbiamo sentirsi responsabili perché la storia attuale è segnata da prove ed è offuscata da nuvole di violenza di tutti i tipi e da guerre. Le tensioni in Afghanistan, che si prolungano per così tanto tempo, le tensioni che hanno raggiunto il Nord Africa e in particolare la guerra in Libia, la guerra fratricida in Siria e il ronzio delle armi che si fa sentire in Medio Oriente sono una serie di minacce al valore fondamentale della vita e alla pace nel mondo.

    Così come le preghiere per la pace dell’umanità, riunita spiritualmente, hanno portato agli eventi dell’Europa del dopo 1989 e alla caduta delle cortine di diffidenza e della minaccia di guerra, oggi siamo chiamati ad intensificare le richieste per la pace perché le nuove minacce scompaiano e il piano universale di Dio trionfi. E sul piano spirituale, la pace di Dio scenderà sul mondo di oggi mostrandogli i veri valori e la potenza della preghiera.


    Conclusioni

    Con tutto ciò, come affermavo prima, il regno di Dio è già venuto e si sviluppa secondo il suo destino metastorico stabilito da Dio. Nell’immagine storica di questo mondo, permangono ancora il male e le imperfezioni, che più spesso sono il risultato di una crisi spirituale che colpisce la percezione psichica della realtà del mondo e impone un’azione etico-morale sbagliata. In apparenza, il male è più visibile: è più chiassoso, colpisce attraverso la violenza con la quale s’impone, è ampiamente pubblicizzato e suscita nella società una curiosità morbosa. Invece il bene e la pace, stimolando uno stato di normalità, sono “silenziose”, “tranquille”, invitando alla ricerca profonda della pace spirituale.

    La pace è indissolubilmente legata alla vera felicità dell’uomo, come Gesù ci insegna nel discorso della montagna: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). Essere in Dio significa vivere in pace hic et nunc nella storia di questo mondo e promuovere la pace nell’universo.

    Gli “operatori di pace” sono i figli del progresso, sono coloro che lottano per il bene dell’umanità e perché gli sforzi della società vengano orientati a favore della vita, alla conoscenza della verità e alla risoluzione dei problemi reali che ancora sono nel mondo. Gli uomini di pace sono in grado di riconoscere nel loro prossimo l’immagine dell’unico Creatore che, nel suo amore sconfinato, mantiene il mondo in vita. Le persone della vera pace sono quelle che hanno trovato Dio, pur rimanendo nelle loro convinzioni e nelle loro diversità religiose, raggiungendo ad un’unità di pace che viene dall’unica fonte di tutte le cose, da Dio. Dio è anche la soluzione spirituale della cessazione di tutti i conflitti, perché ogni orgoglio umano è “niente” senza Dio.

    A Sarajevo le comunità cristiane e musulmane possono pregare insieme per la pace. È un segno che, oltre le differenze, i valori condivisi ci possono unire e possono portare alla pace. La forza della preghiera mostra la sua forza anche quando gli eventi storici sembrano contrari e la mente umana è incapace di trovare soluzioni.

    Perciò il Signore ci dice: “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).

+ Virgil Bercea
Sarajevo – settembre 2012


(1)Gn. 3, passim.
(2)Cfr. G. CONCETTI, Il Quinto comandamento, in R. FISICHELLA (coord.), Catechismo della Chiesa Cattolica. Testo integrale e commento teologico, Edizioni Piemme, Casale Monteferrato 1993, p. 1076.
(3)Cfr. V. A. BARBOLOVICI - G. MUNARINI G. - R. R. SALANSCHI (coord.), Carte de rugăciune cuprinzând Liturghia Sfântului Ioan Gură de Aur și principalele rugăciuni ale creștinului. Text român-italian / Manuale di preghiere che contiene la Liturgia di San Giovanni Crisostomo e le principali preghiere del cristiano. Testo romeno-italiano, Editura Bunavestire, Blaj 2005, pp. 92-93.
(4)Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”, Intervento del Santo Padre Benedetto XVI, Assisi, Basilica di Santa Maria degli Angeli, Giovedì, 27 ottobre 2011.
(5)Ibidem.

Messaggio del papa per l'Incontro di Sarajevo
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